SignalTrace, il "mostro" italiano che riconosce i veicoli dalle tracce elettroniche
Sviluppata dalla “nostra” Leonardo, la tecnologia utilizzata da SignalTrace si basa sulla possibilità di leggere la firma elettronica emessa dai dispositivi wireless per ricostruire spostamenti e percorsi dei veicoli
Automobili, smartphone, smartwatch, auricolari e altri dispositivi elettronici emettono continuamente segnali wireless. Presi singolarmente possono sembrare informazioni poco significative, ma se vengono raccolti e confrontati nel tempo possono contribuire a ricostruire spostamenti, percorsi e abitudini. È proprio su questo principio che si basa SignalTrace, una tecnologia sviluppata da Leonardo, il grande gruppo italiano attivo nei settori dell'aerospazio, della difesa e della sicurezza.
Come funziona SignalTrace
Dopo il caso Flock, le telecamere utilizzate negli Stati Uniti per leggere le targhe e ricostruire gli spostamenti dei veicoli, SignalTrace aggiunge un ulteriore livello di sorveglianza. Il sistema utilizza sensori posizionati sul territorio per rilevare i segnali emessi da dispositivi elettronici, come smartphone, smartwatch, fitness tracker, dispositivi Bluetooth e tag RFID.
La peculiarità sta nel modo in cui questi segnali vengono elaborati. Se un determinato gruppo di dispositivi viene rilevato ripetutamente insieme, negli stessi luoghi e negli stessi intervalli di tempo, gli algoritmi possono riconoscerlo come una combinazione ricorrente, quella che Leonardo definisce “electronic fingerprint”, cioè impronta elettronica. L'esempio fornito dalla stessa azienda aiuta a capire meglio il meccanismo: un'automobile potrebbe viaggiare abitualmente insieme a uno specifico iPhone, alla radio di bordo, a un paio di cuffie Bluetooth, a uno smartwatch e ad altri dispositivi. Presi uno alla volta, sono elementi comuni. Insieme possono però formare una combinazione molto più rara e, quindi, riconoscibile.
Anche senza targa
Qui entra in gioco il collegamento con Flock. SignalTrace è stato progettato per lavorare insieme ai sistemi automatici di lettura delle targhe (LPR): quando una targa viene rilevata nello stesso momento e nello stesso luogo in cui vengono rilevati determinati dispositivi, i dati possono essere associati. In questo modo la firma elettronica può essere collegata a uno specifico veicolo e alle relative informazioni di tempo e posizione. Leonardo afferma però che SignalTrace può funzionare anche senza un lettore di targhe presente in ogni punto di rilevamento. Ciò significa che la stessa combinazione di dispositivi può essere riconosciuta nuovamente anche quando la targa non viene letta. In pratica, una volta costruita una determinata “firma”, il sistema può cercarla nuovamente e segnalare quando ricompare. È proprio questa possibilità a rendere la tecnologia interessante dal punto di vista investigativo.
Non serve neppure il GPS
Ci si potrebbe chiedere a questo punto se non fosse già di per se sufficiente lo smartphone che, dotato di GPS, è tecnicamente in grado di rilevare la posizione del proprietario. Un aspetto particolarmente “interessante” di SignalTrace è però che non ha bisogno del GPS per rilevare la presenza di un dispositivo. Il sistema può infatti intercettare dall'esterno i segnali wireless emessi da apparecchi senza GPS, come cuffie Bluetooth e altri dispositivi elettronici. Non è quindi il dispositivo a comunicare direttamente la propria posizione, ma il sistema di sensori a rilevarne la presenza e a cercare di capire quali apparecchi si muovono abitualmente insieme.
Non spia il telefono
Vero, SignalTrace non entra nello smartphone e non legge messaggi, fotografie, conversazioni o altri contenuti personali. Leonardo dichiara che il sistema rileva soltanto l'attività radio trasmessa pubblicamente e utilizza queste informazioni per creare le proprie correlazioni. Il problema della privacy nasce però proprio dalla capacità di collegare nel tempo informazioni che, prese singolarmente, sembrano anonime. Una firma elettronica, per esempio, potrebbe essere rilevata più volte vicino alla stessa abitazione o allo stesso luogo di lavoro. Il sistema non legge automaticamente il nome della persona che possiede quei dispositivi, ma la ricorrenza dei segnali può diventare un elemento da incrociare con altre informazioni investigative. È quindi possibile partire da una determinata combinazione di dispositivi e arrivare successivamente a un veicolo o a una persona.
Il problema della privacy
GPS o meno, la direzione tecnologica è evidente: più dispositivi utilizziamo, più tracce lasciamo e più strumenti esistono per collegarle. Inutile girarci attorno: tra smartphone, cookies e perfino carte punti del supermercato, quello della privacy, oggi, è un problema che non riguarda più i dati sensibili del singolo individuo, ma il modo in cui questi vengono raccolti e conservati e, soprattutto, come, da chi e perché vengono incrociati e utilizzati. Quella sviluppata da Leonardo è una tecnologia dedicata alla forze dell’ordine e pensata per operazioni investigative a contrasto del crimine, vero, ma questo non elimina del tutto il problema: le recenti inchieste del Washington Post, che hanno documentato utilizzi impropri e non autorizzati di sistemi di lettura targhe da parte di numerosi agenti della polizia USA ne sono l’esempio.