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I sensori delle gomme vi controllano (e senza GPS)

Uno studio dell’IMDEA Networks Institute mostra come i sistemi di monitoraggio della pressione degli pneumatici possano essere sfruttati per “ricostruire” gli spostamenti dei veicoli 

Grande Fratello degli pneumatici

Non servono tecnologie “nascoste” o sistemi sofisticati per seguire (o spiare) il movimento di un veicolo. In alcuni casi, basta una funzione già presente su auto e moto moderne: il monitoraggio della pressione degli pneumatici. Condotto dall’IMDEA Networks Institute insieme a diverse università spagnole, lo studio punta infatti l’attenzione sui sistemi TPMS (Tyre Pressure Monitoring System) di tipo diretto e sul modo in cui comunicano i dati. 

Il punto critico: i segnali radio dei sensori

Vi siete mai chiesti come funzionano i sensori montati all’interno delle gomme? Nessun cavo, ma informazioni inviate alla centralina del mezzo attraverso segnali radio, in genere sulle frequenze 315 o 433 MHz. Ogni sensore utilizza un identificativo univoco a 32 bit, pensato per evitare sovrapposizioni tra veicoli diversi. Nella maggior parte dei casi, però, questo codice viene trasmesso senza alcuna cifratura. Ed è proprio questo dettaglio tecnico a rendere possibile, in teoria, una forma di tracciamento. Secondo i ricercatori, non servono strumenti complessi per intercettare questi segnali. Al contrario, un’antenna e un ricevitore radio a basso costo, come una RTL-SDR, possono essere sufficienti. Collocando più ricevitori lungo una rete stradale - per esempio su pali della luce o semafori - è possibile registrare il passaggio degli ID dei sensori. Il meccanismo è semplicissimo, oltre che molto più economico rispetto ad altri sistemi come il riconoscimento delle targhe. In pratica,  quando lo stesso identificativo viene rilevato in punti diversi, diventa possibile ricostruire nel tempo gli spostamenti del veicolo, incluse rotte ricorrenti e tempi di percorrenza. Funziona: nei test dei ricercatori sono stati monitorati più di 20.000 veicoli in sole 10 settimane, dimostrando la scalabilità potenziale del metodo.

I limiti reali del sistema e le possibili difese

Nonostante le implicazioni teoriche, il rischio concreto nella vita quotidiana resta fortunatamente mitigato da diversi fattori. I sensori TPMS trasmettono infatti a bassissima potenza, perché devono garantire un’autonomia della batteria che può arrivare anche a 5-10 anni. Questo riduce molto la distanza utile per intercettare il segnale. Inoltre, interventi come la sostituzione degli pneumatici o la ricalibrazione dei sensori possono modificare l’identificativo radio, interrompendo la continuità del tracciamento. Infine, ed è l’aspetto più importante, i produttori stanno già introducendo sistemi TPMS più evoluti pensati per aumentare la protezione dei dati trasmessi, tra cui appunto comunicazioni crittografate,

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