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Perché è quasi impossibile spegnere le batterie al litio quando prendono fuoco

L'incendio scoppiato in un deposito logistico di Milano, dove hanno continuato a bruciare per ore due container carichi di biciclette elettriche, riporta l'attenzione sulle particolarità delle batterie agli ioni di litio e sulle procedure necessarie per gestire eventuali incendi 

L'incendio divampato mercoledì sera in un deposito logistico di Milano ha riportato sotto i riflettori uno degli aspetti più delicati della mobilità elettrica: la gestione degli incendi che coinvolgono le batterie agli ioni di litio, utilizzate non solo sulle biciclette a pedalata assistita, ma anche su scooter e moto elettriche. Le fiamme che hanno interessato il capannone sono state circoscritte in poche ore, ma due container contenenti biciclette elettriche hanno continuato a sviluppare calore e focolai per molto tempo, impegnando diverse squadre dei Vigili del Fuoco in un lungo intervento di raffreddamento.

La fuga termica: il fenomeno che alimenta l'incendio

La principale difficoltà deriva dal cosiddetto thermal runaway, o "fuga termica. Le batterie agli ioni di litio sono costituite da numerose celle collegate tra loro. Se una di queste viene danneggiata da un urto oppure da un forte surriscaldamento, può verificarsi un cortocircuito interno che genera una notevole quantità di calore. A sua volta il calore può coinvolgere le celle vicine, dando origine a una reazione a catena che continua anche senza una fiamma esterna. Per questo motivo, una batteria coinvolta in un incendio può continuare a sviluppare calore per molte ore e, in alcuni casi, riaccendersi anche dopo che le fiamme sembrano completamente spente
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l'acqua rimane il principale strumento utilizzato dai Vigili del Fuoco, ma il suo compito è soprattutto quello di raffreddare il pacco batterie. 
Il problema è che la reazione chimica avviene all'interno delle celle, dove l'acqua fatica a penetrare. Per questo motivo sono spesso necessari grandi quantitativi d'acqua e tempi di intervento molto lunghi, con un monitoraggio che può proseguire anche nelle ore successive per verificare che non si verifichino nuove riaccensioni.

Un tema che riguarda anche auto e moto elettriche

L'episodio riguarda biciclette elettriche, ma le stesse considerazioni valgono, pur con le dovute differenze, anche per auto, scooter e moto elettriche, che utilizzano batterie basate sulla stessa tecnologia. Negli ultimi anni i costruttori hanno introdotto sistemi sempre più evoluti di controllo elettronico (Battery Management System) e di protezione delle celle, progettati per ridurre il rischio di surriscaldamento e isolare eventuali anomalie prima che possano degenerare. Anche la scelta della chimica delle celle ha un ruolo importante: ad esempio, le batterie al litio-ferro-fosfato (LFP), oggi sempre più diffuse, sono generalmente considerate più stabili dal punto di vista termico rispetto ad altre tipologie agli ioni di litio.

A proposito: Batterie a flusso in ferro: addio al litio?

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