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Norton Manx R: il ritorno con una SBK V4 da 206 CV

Norton riparte e lo fa in grande: la Manx R V4 da 1.200 cm³ ha 206 CV ed è proposta in quattro versioni. A breve le proveremo, nell'attesa, ecco come è fatta!

Norton, la rinascita parte da Solihull

La Norton è una delle bandiere del motociclismo anglosassone: 127 anni di vita, le vittorie al Tourist Trophy degli anni '30 e '50, il telaio "featherbed" diventato leggenda, i tanti passaggi di mano e i tanti rilanci mai del tutto riusciti. Stavolta però la cornice è diversa: il marchio britannico nel 2020 è entrato nell'orbita di TVS Motor Company, colosso indiano da circa 5,9 milioni di mezzi venduti l'anno in 90 mercati, che ha investito oltre 200 milioni di sterline negli ultimi cinque anni per riportare in carreggiata la causa britannica. Il quartier generale è stato spostato a Solihull, in Inghilterra, in uno stabilimento nuovo di zecca, e qui prende vita la Manx R, prima moto del corso che a Norton chiamano Resurgence. Il nome non è un caso: la Manx era la moto da Tourist Trophy che fra il 1947 e i primi anni '60 mise in fila trofei e podi nell'Isola di Man (94 vittorie e 323 podi complessivi nella storia della casa). 


Manx R, la base di partenza

Si parte dalla Manx R "liscia", quella che fa da porta d'ingresso alla famiglia. Sotto le sovrastrutture batte un V4 a 72° di 1.200 cm³, raffreddato a liquido, con valvole di aspirazione in titanio e doppio iniettore per cilindro: 206 CV a 11.500 giri e 130 Nm a 9.000 giri, dichiarati. Il telaio è un doppio trave in alluminio pressofuso, accoppiato a un forcellone monobraccio nello stesso materiale, con interasse di 1.435 mm e altezza sella di 840 mm. La forcella è una Marzocchi a steli rovesciati da 45 mm, regolabile, abbinata a un mono ammortizzatore anch'esso regolabile. I freni arrivano dalla nuova famiglia Brembo Hypure: pinze radiali a 4 pistoncini su dischi flottanti da 320 mm all'anteriore, disco da 245 mm dietro, il tutto con ABS Bosch in piega. Le ruote sono in alluminio fuso, gommate Pirelli Diablo Supercorsa SP-V4 (120/70 davanti, 200/55 dietro). La dotazione elettronica è già completa: piattaforma inerziale Bosch a 6 assi, cinque ride mode (Rain, Road, Sport e due Track), controllo di trazione, controllo dell'impennata e dello slittamento, cruise control attivo anche in piega, launch control e display TFT touch da 8 pollici con integrazione GoPro e accesso keyless. Peso senza carburante: 210 kg. Prezzo: 23.250 euro.

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Apex, sospensioni semi-attive e ruote OZ

Salendo di un gradino si arriva alla Apex, che mantiene tutta la base meccanica della Manx R ma cambia gli ingredienti che fanno la differenza in pista e nel guidato veloce. Le sospensioni Marzocchi passano alla versione semi-attiva: la centralina aggiorna lo smorzamento in compressione ed estensione ogni tre millesimi di secondo, leggendo in tempo reale posizione, velocità e accelerazione di forcella e mono. Le ruote in alluminio fuso lasciano il posto a quelle forgiate OZ Racing, con un risparmio di massa non sospesa che dovrebbe farsi sentire nei cambi di direzione. La sella è ora divisa pilota-passeggero, e il peso senza carburante scende di tre chili, a quota 207 kg. Restano invariate la ciclistica, l'elettronica e i freni. Prezzo: 29.750 euro.

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Signature, carbonio e monoposto

Con la Signature si entra nel territorio delle finiture ultra pregiate. Le sovrastrutture sono interamente in fibra di carbonio, le ruote sono delle Rotobox Bullet Pro sempre in carbonio e la sella diventa monoposto, con sblocco keyless. Le sospensioni semi-attive Marzocchi e i freni Brembo Hypure sono confermati dalla Apex, così come l'elettronica completa. La cura del dettaglio passa dalle sequenze di accensione dedicate per fari e cruscotto, una di quelle civetterie che di solito si trovano sulle moto da collezione. Peso senza carburante: 203 kg, sette in meno della base. Prezzo: 43.750 euro.

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First Edition

In cima alla gamma c'è la First Edition, prodotta in serie limitata e con prezzo "su richiesta". Eredita tutto della Signature ma alza ulteriormente l'asticella sui particolari: scarico Akrapovic in titanio omologato per la strada, viteria di telaio, motore e sovrastrutture in titanio, componenti lavorati dal pieno (leve freno e frizione, pedane pilota, tappi e ispezioni), piastra superiore di sterzo con numerazione esclusiva, decalcomanie dedicate, pannelli laterali con Union Jack aerografato, pinze Brembo Hypure colorate e sella imbottita in pelle ricamata. C'è anche un pacchetto di accessori "off-bike" che la Norton non ha ancora dettagliato. Il peso senza carburante scende ulteriormente a 201 kg. E per chi, tra gli appassionati di moto sportive fa ancora fatica a digerire l'estetica da appendiabiti cibernetico creato dalle ormai immancabili alette aerodinamiche, sappiate che la Manx R rinuncia esplicitamente a queste appendici, affidando alle sole sospensioni semi-attive la gestione del trasferimento di carico in frenata e accelerazione. Una scelta filosofica più che ingegneristica, e nel segmento delle superbike contemporanee, dove il profluvio di alette è la regola, fa un certo effetto.

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