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GoPro, ecco i brevetti del casco che sa "ascoltare" con la IA

Niente radar: nei brevetti depositati da GoPro il controllo dell'angolo cieco è affidato ai microfoni e al machine learning

Il radar costa, l'orecchio no

Il rilevamento dell'angolo cieco sulle moto oggi funziona in un modo solo: un radar nascosto sotto il codone, un LED nello specchietto che si accende quando qualcuno si è infilato alle tue spalle. Funziona bene, ma resta appannaggio delle moto sopra una certa cifra, perché il radar è un componente costoso da comprare e da integrare. Nei brevetti appena depositati, GoPro prova a prendere la strada opposta: invece di guardare, ascoltare. Il casco descritto nei documenti monta una schiera di microfoni rivolti all'indietro. Raccolgono il rumore del traffico circostante e lo passano a un sistema di machine learning che, stando al brevetto, dovrebbe ricavarne posizione e distanza dei veicoli attorno. Il casco impara anche a riconoscere e scartare il rumore della moto su cui si trova, mentre gli accelerometri integrati tengono traccia dei movimenti della testa: quando il pilota si gira, insomma, il sistema non perde il riferimento su dove stiano davvero gli altri. Una parte dell'elaborazione passa dal cloud. Il ragionamento economico si legge tra le righe: un microfono costa una frazione di una telecamera e molto meno di un radar. Si abbassa il costo dell'hardware dentro la calotta e si sposta tutto il peso sulla potenza di calcolo. Sulla carta è elegante. Nella pratica resta da capire come se la cavi un algoritmo con il fruscio dell'aria a 130 all'ora, con un'elettrica che di rumore non ne fa, e con la differenza fra un camion due corsie più in là e uno scooter appiccicato al parafango.

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Telecamera in mentoniera, messaggi sulla visiera

La telecamera, ovviamente, c'è. È incassata nella mentoniera, con l'ottica protetta da uno sportellino a filo, e lavora insieme a due microfoni rivolti verso l'interno per registrare anche la voce di chi guida. Sopra la mentoniera, invece, il brevetto mostra una fila di LED multicolore puntati verso l'alto: proiettano luce su un segmento riflettente ricavato nella parte superiore della visiera, e a seconda del colore e della sequenza comunicano informazioni al pilota, per esempio la direzione da prendere seguendo il navigatore. Non è un vero head-up display con schermo e grafica, ma un sistema di segnali luminosi. Meno spettacolare, di sicuro meno complicato da certificare.

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Da Forcite ad AGV, passando per i tribunali dei brevetti

Il percorso è cominciato nel 2024, quando GoPro ha acquisito Forcite, start-up australiana del casco MK1S, che già integrava telecamera nella mentoniera e avvisi al pilota. Nel 2025 è arrivata la collaborazione con AGV, che alla parte tecnologica americana aggiunge il know-how di chi i caschi li produce e li omologa da sempre. I brevetti appena emersi portano la firma di Alfred Boyadgis, fondatore di Forcite, il che chiarisce da dove arrivi il grosso di queste idee. Nella conference call sui conti del quarto trimestre 2025, GoPro ha confermato che il programma con AGV è in corso e che aggiornamenti pubblici sono attesi nel corso di quest'anno. Vale la solita avvertenza: un brevetto depositato non è un prodotto a listino, e la storia del motociclismo è piena di documenti bellissimi finiti in un cassetto. 

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