Gommisti attenti: il robot con IA cambia le gomme in metà tempo
L’officina cambia pelle ed il futuro dei gommisti compresi passa (anche) dall’intelligenza artificiale
Per anni si è pensato che l’automazione e l’intelligenza artificiale avrebbero inciso soprattutto sui lavori d’ufficio, sulla produzione industriale o sulle professioni digitali. L’officina, invece, è sempre stata considerata un presidio “umano”, fatto di esperienza, sensibilità tecnica e, soprattutto, una manualità difficilmente replicabile. Eppure questa barriera, oggi, appare meno solida.
A ben guardare, questo processo di trasformazione non nasce oggi. Già nel 2012, con la Legge 224 entrata in vigore nel 2013, la figura dell’autoriparatore è stata ridefinita in chiave moderna attraverso l’introduzione della categoria unica di meccatronica, accorpando meccanica ed elettrauto. Una scelta che ha sancito ufficialmente la fine della separazione tra competenze tradizionalmente distinte, riconoscendo come i veicoli contemporanei, dotati di radar, piattaforme IMU, aiuti alla guida ed altre diavolerie elettroniche richiedano ormai una lettura integrata tra parte meccanica ed elettronica. In questo scenario di evoluzione costante si inserisce ora un ulteriore passaggio: quello dell’automazione applicata alle operazioni più ripetitive dell’officina.
Il robot che lavora sugli pneumatici
Non per nulla, la startup Automated Tire, con sede a Boston, ha sviluppato SmartBay, una piattaforma robotica dedicata alla gestione degli pneumatici. Il sistema non si limita a sostituire le gomme, ma è in grado di eseguire anche ispezioni del veicolo ed equilibratura in modo autonomo. Secondo quanto descritto, non si tratta di una semplice evoluzione di macchinari industriali già esistenti, dato che la macchina è progettata per adattarsi ai singoli veicoli attraverso sistemi di visione artificiale e apprendimento automatico, operando senza intervento diretto dell’uomo durante le fasi operative.
Il principio di funzionamento cambia anche l’approccio tradizionale al lavoro sul cerchio. Il veicolo viene sollevato su un sistema simile a un ponte, ma il robot interviene direttamente sullo pneumatico senza rimuovere completamente la ruota dal mozzo, gestendo l’operazione in maniera automatizzata fino alla fase di montaggio della nuova gomma e successiva equilibratura del gruppo ruota.
Tempi ridotti e un solo operatore di controllo
Al di là della questione economica derivante dall’impiego di robot al posto dell’uomo e di tutto ciò che ne consegue a livello sociale, il vantaggio principale qui è il tempo. Dove un intervento tradizionale richiede in media circa 75 minuti, il sistema robotizzato secondo la startup riduce l’operazione a circa 30 minuti. Ciò permette a un singolo operatore umano di supervisionare fino a tre postazioni contemporaneamente, con una capacità teorica che arriva a 24 pneumatici gestiti in un’ora, contro i quattro di un tecnico tradizionale nello stesso intervallo di tempo.
Il modello di business previsto non è legato alla vendita del macchinario, ma a una formula di noleggio, indicata in circa 4.900 dollari al mese, una cifra che l’azienda considera sostenibile rispetto all’incremento di produttività dichiarato.
Dalla meccatronica al “meccanico robot”?
Il punto, dicevamo, non è solo tecnologico, ma anche culturale. L’officina, già trasformata negli ultimi decenni dalla crescente complessità elettronica dei veicoli, si trova ora davanti a un ulteriore salto: la progressiva automazione di alcune operazioni standardizzate. L’esempio più lampante è dato dal progetto Optimus di Tesla: fino a pochi anni fa sembrava fantascienza, oggi è realtà.. nasce per il mondo auto, ma apre inevitabilmente una domanda: quanto tempo servirà prima che tecnologie simili arrivino anche nel settore motociclistico? Vero, nel mondo delle due ruote, dove precisione e variabilità dei modelli restano spesso più marcate, l’introduzione di soluzioni robotizzate potrebbe seguire tempi diversi, ma la direzione appare tracciata.