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Fino all'ultima corsa: la Moto2 sbarca al cinema

Coproduzione italo-spagnola con Claudio Santamaria ambientata nel paddock della Moto2 e girata sui circuiti veri 

La MotoGP cerca il suo Drive to Survive

Dopo la Formula 1, che tra serie Netflix e il blockbuster con Brad Pitt ha ormai sdoganato le monoposto al grande pubblico, tocca alle due ruote. DaL 19 marzo arriva nelle sale italiane Idoli – Fino all'ultima corsa, coproduzione italo-spagnola diretta dal britannico Mat Whitecross e distribuita da Warner Bros. La premessa è quella classica del genere: Edu Serra (Óscar Casas) è un giovane pilota spagnolo velocissimo ma ingestibile, talmente scapestrato che nessun team vuole scommettere su di lui. L'ultima spiaggia arriva dall'Aspar Team in Moto2 – sì, proprio quello di Jorge Martínez "Aspar" – che gli offre cinque gare per dimostrare il suo valore. C'è però una condizione scomoda: ad allenarlo dovrà essere suo padre Antonio Belardi, interpretato da Claudio Santamaria, ex pilota ritiratosi dalle corse dopo aver causato un incidente fatale in pista. Padre e figlio non si parlano da anni, e la pista diventa l'unico terreno dove tentare una riconciliazione. Completano il cast Ana Mena nel ruolo della tatuatrice Luna (interesse amoroso d'ordinanza), Saul Nanni nei panni dell'antagonista biondissimo e glaciale, Enrique Arce come team manager (qualcuno lo ricorderà come "Arturito", il più fastidioso tra i personaggi de  la Casa di Carta) e Matteo Paolillo (visto tra le altre cose in Mare Fuori) in un ruolo minore. Il tutto per 126 minuti di film.

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Claudio Santamaria e Óscar Casas con i colori del Team Aspar

Circuiti veri, emozioni vere (più o meno)

La carta vincente di Idoli, almeno per chi le moto le vive davvero, è l'autenticità delle scene in pista. La produzione ha lavorato in collaborazione con Dorna, seguendo per dieci settimane alcune tappe reali del campionato, con riprese ad Austin, Misano e Motegi. A queste si aggiungono le sequenze girate ad Aragón, Barcellona, Jerez e al circuito Aspar di Valencia, usato per le scene di allenamento. Il risultato, a detta di chi l'ha già visto, è che le sequenze di gara funzionano: curve reali, sorpassi credibili, niente CGI e trick alla Fast&Furious, per intenderci. Insomma, quando il film è in pista, il motociclista che è in voi potrebbe persino godersi la visione.
Il problema, come spesso accade in queste operazioni, è tutto quello che succede quando i motori si spengono. La storia padre-figlio ha il pilota automatico inserito, la love story tra Edu e la tatuatrice segue binari prevedibili e la sceneggiatura non si inventa praticamente nulla. Ma, diciamolo: chi andrebbe a vedere un film ambientato nella Moto2 per i colpi di scena narrativi? Il confronto inevitabile è con il recente F1 di Joseph Kosinski, e su quel piano Idoli non può competere per budget e spettacolarità. Però ha un merito che va riconosciuto: è un progetto europeo, girato in location vere con la collaborazione del paddock, e rappresenta il primo tentativo serio di portare il motociclismo mondiale sul grande schermo. Per noi appassionati, anche solo questo vale qualcosa. Qui sotto il trailer. 

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