Come costruirsi una Ducati TT1 750 quarant’anni dopo
Tom GilRoy ha realizzato un altro sogno a due ruote, un cliente ha chiesto una Ducati 750 TT1 del 1983 sistemata in modo che fosse possibile usarla su strade aperte al traffico… Missione impossibile? Per nulla!
La specialità di Tom GilRoy e del suo atelier Purpose Built Moto con sede nel Queensland, Australia, è realizzare sogni a due ruote, cioè costruire bellissime motociclette special. Tutto con una particolare predilezione per le Ducati, così che non gli è sembrato vero quando si è presentato un cliente chiedendo che gli costruissero una Ducati 750 TT1 del 1983, ma sistemata in modo che fosse possibile usarla su strade aperte al traffico. Sono passati più di quarant’anni ma ai suoi tempi quella moto fece furore ed esisteva soltanto nella versione ufficiale. La Casa di Borgo Panigale aveva prodotto una piccola serie di motociclette per la categoria TT2 con un telaio a traliccio realizzato dalla Verlicchi e il motore 600 due valvole Pantah con la distribuzione comandata da cinghia dentata. Per correre nell’endurance e nella categoria TT1 venne montato un motore portato a 750 cm³ e anche in questa versione la moto si fece onore.
Si è partiti da zero
Ovviamente è stato necessario ricostruire tutto, partendo da un telaio traliccio in acciaio al cromo-molibdeno riprodotto da Sports Motorcycles, abbinato al forcellone di una Ducati 900 SS di ultima generazione, cerchi a tre razze provenienti da una Ducati Monster e rintracciando una forcella Marzocchi M1R dell’epoca.
Del motore si è occupato lo specialista Ron Young: nuovi pistoni per portare il rapporto di compressione a 12:1, alberi a camme più spinti, albero motore alleggerito e bilanciato, frizione a secco. Per montare i carburatori Keihin FCR a valvola piatta di 41 mm Ø è stato necessario fabbricare internamente i collettori e le prese d’aria.
Carena in fibra
Naturalmente tutta la carrozzeria in fibra di vetro è stata realizzata ad hoc, rialzando leggermente la parte anteriore della carenatura per aumentare la protezione aerodinamica e consentire il montaggio di semi manubri leggermente più rialzati, cioè più comodi, di quelli da pista. Rispetto alla carenatura originale è stata modificata anche la parte inferiore, troppo stretta per i carter motore più larghi e per il sistema di scarico costruito artigianalmente. Piccole modifiche anche alla sella e al telaietto posteriore su cui viene montata la batteria. Fedele alla tradizione delle gare di durata dei tempi gloriosi c’è un unico proiettore luminoso anteriore, un faro Hella Rally montato in posizione centrale, mentre gli indicatori di direzione sono stati inseriti nel manubrio. C’è una centralina Black Box di produzione PBM e nel cruscotto un unico quadrante Daytona Way da 90 mm Ø con contagiri analogico e tachimetro digitale.
Completa il quadro la livrea delle Ducati da corsa del tempo, in una versione semplificata senza i loghi degli sponsor. Particolare non trascurabile, due bulloni e un connettore a sgancio rapido permettono di asportare il portatarga posteriore e il gruppo codone per trasformare la moto da stradale a una versione da pista. Lo diceva anche Oscar Wilde: “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni”.
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