Cagiva Aletta Rossa dove sei? Obiboi sogna il ritorno in grande stile
Il marchio di Schiranna meriterebbe un futuro diverso... e nelle mani di Oberdan Bezzi la Aletta Rossa rinasce con motore bicilindrico
Il marchio che dorme
C’è un elefantino rosso che aspetta. Dorme in un cassetto di Schiranna da anni, con tutto il peso di una storia che ha fatto sognare generazioni di sedicenni italiani — quelli della Aletta Rossa 125, quelli dell’Elefant, quelli della Mito. Il marchio Cagiva esiste ancora tecnicamente, assorbito nella galassia MV Agusta, ma di fatto non produce più niente di suo da un pezzo. Il futuro del nome Cagiva è tutt’altro che scritto, e Obiboi non ha resistito alla tentazione di immaginarselo.
La moto che dovrebbe essere
Il concept che Bezzi ha pubblicato sul suo blog si chiama, non a caso, Aletta Rossa 650. Il nome è un omaggio dichiarato all'originale del 1983 — la 125 raffreddata a liquido capace di staccare ben 12.000 ordini solo nei primi mesi di commercializzazione — ma la cilindrata racconta un'altra storia: quella di una moto adulta, pensata per chi di quella Aletta Rossa aveva il poster in camera e oggi vuole qualcosa di attuale.
Il rendering è eloquente. Si tratta di una dual-sport/enduro dal carattere italiano: rossa, ovviamente, con il logo Cagiva bene in vista sul serbatoio alto e scolpito. Il frontale riprende la filosofia dell'originale — faro rettangolare con piccolo cupolino parabrezza, paramani — ma con proporzioni da moto più matura. Le ruote a raggi calzano pneumatici tassellati, la sella bipostocolore è alta e piatta, il portapacchi posteriore suggerisce un uso non solo domenicale. Il motore sembra un bicilindrico parallelo moderno che non esiste attualmente in MV, ma chissà. Bezzi non ha mai proposto niente di industrialmente campato in aria, e anche questa volta la moto non sembra un esercizio di stile fine a se stesso.
Qui la storia della Aletta Rossa 125.
Quanto era bella l'originale?
Perché ha senso
Il ragionamento di Bezzi è lo stesso che ha sempre applicato agli altri marchi italiani in difficoltà: non serve inventarsi niente, serve essere riconoscibili. Cagiva aveva un'identità fortissima — robustezza, buone prestazioni, stile sobrio e prezzo accessibile — e un pubblico che ancora la ricorda con affetto. Una dual-sport 650 cm³, non troppo specialistica ma capace di tenersi in piedi su qualsiasi fondo, una fuoristrada seria e versatile, da usare tutti i giorni senza trattarla come un gioiello.
Il paragone con l'Aletta Rossa originale non è solo nostalgico: quella 125 funzionò perché era la moto giusta al momento giusto, accessibile, moderna e con una personalità precisa. L'idea è che una Aletta Rossa 650 potrebbe fare lo stesso oggi, anche intercettando qualcuno che quella 125 l'aveva avuta davvero — o ci aveva sognato sopra.
Vedremo se qualcuno a Schiranna, o più a oriente, farà una chiamatina a Obiboi.
Foto e immagini