Benda Chinchilla 500: ora arriva la frizione automatica
Arriva negli Usa la nuova Chinchilla 500 con frizione automatica e più potenza. E in Europa? Lo scopriremo al prossimo EICMA
La cruiser d'ingresso della casa cinese negli USA arriva alla seconda generazione e lo fa puntando dritto al territorio della Honda Rebel 500, con due mosse precise: più cavalli sotto la sella e la frizione automatica.
Partiamo dal motore, perché qui c'è la sostanza. Il bicilindrico a V cresce da 476 a 500 cm³ tondi: l'alesaggio resta fermo a 69 mm — lo conferma la stessa sigla del propulsore, "2V69" — mentre la corsa si allunga da 63,6 a 66,9 mm. La potenza sale da 47 a 54 CV, un incremento che sulla carta piazza la Chinchilla al vertice del segmento delle cruiser entry level, in compagnia di Rebel 500 e Kawasaki Eliminator. Nulla di stravolgente, ma per una moto pensata per chi si avvicina alle due ruote è un passo nella direzione giusta. La ciclistica invece non si tocca: restano il telaio a doppio ammortizzatore e la forcella a steli rovesciati.
La Chinchilla 350 Neo
La frizione che sa di déjà-vu
Il pezzo forte è però il sistema di frizione automatizzata. Funziona come l'E-Clutch di Honda: leva sul manubrio, cambio e pedale del selettore restano quelli tradizionali, ma un motore elettrico gestisce l'innesto al posto del pilota quando serve. Si parte da fermo senza toccare la leva — ci pensano la centralina e il servocomando — si cambia in sequenza su e giù senza frizionare e ci si ferma senza il terrore di spegnere il motore in mezzo all'incrocio. Chi invece vuole fare tutto a mano, basta che tiri la leva e riprende il controllo completo, come su qualsiasi altra moto.
Curioso il tempismo: la Rebel 500 la frizione automatica prima o poi la avrà di sicuro, visto che è già optional sulla Rebel 300, ma qui la cinese ha bruciato Honda sul tempo nella mezza cilindrata.
Estetica e prezzo
Sul fronte estetico Benda abbandona il doppio scarico sovrappsoto per due terminali tradizionali, uno per lato, e allunga il parafango posteriore per una linea da cruiser più classica. Il faro anteriore riprende l'impostazione a turbina della LFC700, la muscle-cruiser a quattro cilindri di casa. Poi c'è il dettaglio che farà discutere: gli inserti effetto legno su serbatoio e parafango, stile station wagon d'annata. Non è la prima moto a giocare con il legno — la Bimota Mantra, ad esempio, aveva la sua celebre plancia in legno— ma raramente se ne è vista una che lo esibisce così apertamente. C'è chi ci vedrà un tocco di personalità e chi storcerà il naso, difficile restare indifferenti.
Sui prezzi bisogna andare con i piedi di piombo, perché i dati emergono da documenti di omologazione cinesi e non da una scheda tecnica ufficiale. L'attuale Chinchilla 500 negli USA parte da circa 6.149 dollari, contro i 6.799 della Rebel 500, e proprio su questo divario Benda ha costruito la sua strategia: prezzo più basso e dotazione più ricca per "farsi perdonare" di essere un marchio ancora poco conosciuto. Quanto costerà la versione con frizione automatizzata, non è ancora dato saperlo. E per noi la domanda vera è un'altra: arriverà in Europa? La cruiser di taglia media è un segmento che strizza l'occhio a una buona fetta di motociclisti. Per avere risposte certe, con ogni probabilità, toccherà aspettare il prossimo EICMA.