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Addio ad Alex Zanardi, campione sfortunato

Pilota di F1 e campione paralimpico su handbike, Alex Zanardi è morto ieri, 1° maggio, a 59 anni. Lo stesso giorno di Senna, trentadue anni dopo

Il primo maggio 2026, nelle stesse ore in cui gli appassionati di motorsport di mezzo mondo si fermano ogni anno a ricordare Ayrton Senna, lo sport ha perso un altro dei suoi giganti. Alex Zanardi è morto in serata, come ha comunicato la famiglia questa mattina. Aveva 59 anni — avrebbe compiuto 60 il prossimo ottobre — e ne aveva vissuti sei nell'ombra, lottando contro le conseguenze di un incidente che nel giugno del 2020 lo aveva di nuovo portato sull'orlo dell'abisso. "Alex si è spento serenamente, circondato dall'affetto dei suoi cari", ha fatto sapere la famiglia attraverso una nota. 

I motori nel sangue

La storia di Zanardi con i motori comincia a Bologna, dove nasce il 23 ottobre 1966, figlio di un idraulico e di una sarta. A 14 anni il padre gli regala il primo kart, e da lì la traiettoria è quella di chi non sa fare altro: formula minori, poi la Formula 1 nel 1991 con la Jordan. Seguono anni in Minardi, Lotus e Williams, ma il Circus non sarà mai il suo ambiente ideale: 44 gran premi disputati, un solo punto all'attivo. Zanardi aveva talento, ma la F1 di quegli anni non perdonava chi non disponeva di una macchina all'altezza. Così, a metà degli anni Novanta, attraversa l'Atlantico e si reinventa nel campionato Cart americano: lì, tra il 1996 e il 1998, trova finalmente la sua dimensione, vince, domina, convince. Nel 1999 Frank Williams lo richiama in Europa, ma il secondo tentativo in F1 non porta i frutti sperati.
Il 15 settembre 2001, al Lausitzring, in Germania, la vita di Zanardi cambia per sempre. Durante una gara del campionato Champ Car perde il controllo della sua monoposto, che viene centrata in pieno dall'auto di Alex Tagliani. Nell'impatto violentissimo perde entrambe le gambe. Rischia di morire dissanguato, ma non perde mai conoscenza. Lo salvano portandolo d'urgenza a Berlino, dove comincia un calvario fatto di sedici interventi chirurgici e sette arresti cardiaci. Per chiunque altro, probabilmente, la parola fine. Per lui, soltanto un cambio di direzione.

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La seconda vita, ancora più vincente

Quello che Zanardi costruisce dopo il Lausitzring va oltre qualsiasi categoria sportiva. Scopre il paraciclismo, si mette su una handbike, e ricomincia da zero. Nel 2012, alle Paralimpiadi di Londra, vince l'oro. A Rio 2016 ne aggiunge altri tre. In mezzo, otto titoli mondiali su strada. Una carriera che molti atleti normodotati possono solo sognare. Parallelamente approda in televisione con la conduzione di Sfide, programma che racconta storie di persone che non si sono arrese, e lui, da quelle storie, ci arrivava con una credibilità che nessuno script avrebbe potuto costruire a tavolino.
Il 19 giugno 2020 il destino torna a bussare con violenza. Durante una staffetta benefica in handbike sulla Statale 146, tra le colline senesi nei pressi di Pienza, perde il controllo del mezzo e si scontra frontalmente con un camion. Le condizioni sono disperate. Resta in coma per oltre un mese, viene operato più volte, trasferito prima in un centro specializzato di Lecco, poi in terapia intensiva al San Raffaele di Milano. A gennaio del 2021 riacquista la coscienza. La moglie Daniela e il figlio Niccolò lo schermano dal mondo esterno. Poi il Natale a casa. L'ennesima rimonta di un uomo che sembrava davvero impossibile da fermare.
Sei anni dopo quell'incidente, Alex Zanardi se n'è andato. Il primo maggio 2026, la stessa data che nel 1994, a Imola, ci portò via Ayrton Senna e, il giorno prima, Roland Ratzemberger, il più dimenticato tra le vittime del circus.  Chi lo ha conosciuto, incontrato o semplicemente seguito da lontano sa che c'era in lui qualcosa di diverso dagli altri: non era solo coraggio, era un rapporto viscerale con la vita, quella vita che aveva scelto di abitare sempre fino in fondo, nonostante le difficoltà, nonostante la sfortuna che lo ha inseguito per tutta la sua carriera. La differenza è che, per quasi trent'anni, lui è sempre stato più veloce.
Ciao, Alex.

 

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Mihawk
Sab, 02/05/2026 - 13:05
Uomo immenso e grande campione. Pace all'anima sua. Grazie redazione per il gentile articolo.