Yamaha brevetta un forcellone a geometria variabile, ma cosa ne farà?
Il sistema consente di modificare l’altezza del posteriore della moto durante la guida ma è piuttosto complesso per pensare a una produzione di serie
Yamaha ha brevettato un forcellone a geometria variabile che consente di modificare l’altezza del posteriore della moto durante la guida, ed è un fatto curioso perché per andare in produzione appare piuttosto complesso, ma in MotoGP non si potrà usare: i dispositivi di regolazione dell’altezza da terra anteriore in movimento sono vietati già dal 2023, ad eccezione del sistema di partenza che però può venire impiegato solo in questo frangente, e dal 2027 saranno vietati anche quelli di regolazione dell’altezza da terra posteriore e di partenza rapida.
Il vantaggio è provato
L’efficacia di questi dispositivi è già stata ampiamente dimostrata: l’abbassamento permette di abbassare il baricentro massimizzando l’accelerazione ma al momento giusto è possibile riprendere la geometria normale per ottenere un miglior comportamento in curva. Tutto è cominciato con l’introduzione di semplici accorgimenti simili a quelli usati nel motocross, che bloccavano le forcelle in posizione di compressione sulla linea di partenza, abbassando il baricentro e consentendo accelerazioni più violente senza il rischio di impennate; poi Ducati aveva fatto qualcosa di analogo per il posteriore e gli altri l’avevano imitata. Quindi il passaggio ai sistemi attivi, che alzano e abbassano la moto durante la guida.
In MotoGP il sistema è meccanico
Attualmente l’abbassamento del posteriore in movimento viene ottenuto modificando la lunghezza di una delle aste del leveraggio della sospensione posteriore senza intervenire su molla e ammortizzatore; siccome i sistemi elettronici di regolazione dell’altezza da terra sono stati vietati, ne vengono impiegati di meccanici. L’asta del leveraggio posteriore viene sostituita da un ammortizzatore che può essere bloccato e sbloccato; quando la moto si schiaccia in accelerazione e il pilota aziona il comando, l’ammortizzatore si stende e si blocca nella posizione “lunga” mantenendo basso il retrotreno per ottenere un miglior comportamento in accelerazione. Al momento della frenata il dispositivo si sblocca e l’ammortizzatore si può accorciare mentre la sospensione si estende, per bloccarsi poi in modalità “corte” così da mantenere la sospensione posteriore alta all’ingresso in curva.
Il trucco è nel forcellone
L’idea alla base del nuovo brevetto Yamaha impiega un ammortizzatore che invece di essere collegato al leveraggio dell’ammortizzatore posteriore è inserito nel forcellone con una cerniera nella parte centrale del forcellone stesso. Così la parte anteriore del forcellone agisce in modo convenzionale sul leveraggio dell’ammortizzatore posteriore, ma grazie a questa cerniera e all’altro ammortizzatore è possibile regolare l’altezza della ruota in maniera indipendente, per mezzo di un meccanismo eccentrico che accorcia o estende la lunghezza del braccio inferiore del forcellone. Tutto il sistema, secondo quanto descritto nel brevetto, viene controllato da un attuatore motorizzato a seconda che la moto sia in curva o in accelerazione, sulla base delle indicazioni provenienti da due sensori. Sempre secondo la descrizione del brevetto, il sistema è in grado di reagire alle forze sulla sospensione posteriore derivanti dalle variazioni di tensione della catena in accelerazione e in rilascio.
Interessantissimo, ma resta la domanda fondamentale: a che pro sviluppare un sistema del genere quando in questo momento non se ne vede la possibilità di applicarlo? Ma l’evoluzione funziona anche così, a volte si studiano cose che sembrano fine a se stesse. Perché in futuro potremmo trovarci un dispositivo diverso, più accessibile, realizzato proprio sulla base di questi studi.
Foto e immagini