Vyrus Alyen: la moto più folle è senza sterzo e ha 200 CV
Motore Panigale 1299, sterzo comandato via cavi e telaio in magnesio: la Vyrus più estrema di sempre è pronta, a un prezzo da capogiro
Nove anni per un extraterrestre
Ci sono moto che nascono per riempire un segmento e moto che nascono per non assomigliare a niente. La Vyrus Alyen appartiene alla seconda categoria, e lo dichiara già dal nome: "Alyen" è la storpiatura di "alieno", e basta guardarla per capire che il battesimo è azzeccato. Dietro c'è la piccola realtà di Coriano fondata da Ascanio Rodorigo che su questo progetto ha lavorato per nove anni sfornando la bellezza di 57 prototipi diversi prima di arrivare alla versione definitiva. Il primo esemplare è già stato consegnato a un cliente di Dubai, e in totale ne verranno costruiti appena 20: tanti quanti i motori che Ducati ha fornito.
E qui sta uno dei paradossi affascinanti dell'Alyen: il cuore non è nuovissimo. Si tratta del bicilindrico Superquadro di 1.285 cm³ preso in prestito dalla 1299 Panigale, l'ultimo grande V-twin desmodromico da superbike di Borgo Panigale. La potenza dichiarata è di circa 205 CV a 10.500 giri, che su una moto dal peso in ordine di marcia di appena 171 kg (senza gli 11 litri di benzina) promettono numeri da far tremare i polsi.
Lo sterzo che lavora "in remoto"
Il vero pezzo forte, però, non è il motore ma l'avantreno. Vyrus ha costruito la sua fama sullo sterzo nel mozzo, che separa le forze di sterzata, frenata e sospensione, e sull'Alyen ha spinto il concetto ancora più in là con un sistema battezzato HWSS (Hydraulic Wired Steering System). In pratica, il manubrio non è collegato meccanicamente alla ruota anteriore da leve o tiranti: a comandare la sterzata sono due cavi in acciaio di derivazione aeronautica, tesi tra le estremità del manubrio e i lati della ruota. Il risultato, guardando la moto di profilo, è un vuoto surreale sotto il manubrio, con lo sterzo che di fatto funziona come un telecomando. Ed è anche pensato a prova di guasto: se un cavo cede, l'altro continua a garantire la sterzata.
Attorno a questo avantreno ruota tutto il resto. Il telaio a doppio omega e i forcelloni anteriore e posteriore sono in lega di magnesio, con trattamenti anti-corrosione contro raggi UV, acqua e sale (anche se è difficile immaginare qualcuno che porti una di queste sotto la neve). La carrozzeria autoportante è in carbonio, così come i cerchi, firmati dalla slovena Rotobox. Un oggetto costruito più come una scultura funzionante che come una moto qualsiasi.
Il prezzo? Ufficialmente non c'è, ma le stime parlano di ben oltre le sei cifre. D'altronde, quando fai 20 esemplari e ci metti nove anni, il listino diventa quasi un dettaglio.
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