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"Non abbiamo bisogno di VW": Domenicali blocca le voci sulla vendita di Ducati

Mentre si susseguono le indiscrezioni sul piano di ristrutturazione del Gruppo Volkswagen, l'Amministratore Delegato blinda la casa bolognese

A scatenare le voci di una possibile vendita di Ducati è stato un recente articolo del Financial Times, secondo cui i consulenti che sono al lavoro sul piano di riorganizzazione del gruppo Volkswagen oltre alla chiusura di diversi stabilimenti in Germania e il potenziale taglio da 50.000 fino a 100.000 posti di lavoro, caldeggiano la cessione di rami d'azienda non strettamente legati al business VW . Ducati, insieme a Lamborghini, è finita immediatamente sotto la lente d'ingrandimento dei mercati come "preda ideale" per fare cassa velocemente.

La replica di Borgo Panigale

A mettere un freno deciso alle speculazioni ci ha pensato l'Amministratore Delegato di Ducati, Claudio Domenicali. Il manager italiano non si è limitato a gettare acqua sul fuoco delle trattative, ma ha rivendicato con forza la solidità e la dignità industriale del brand bolognese.

«La società è in ottima salute ed è completamente autosufficiente», ha dichiarato fermamente Domenicali. «Non abbiamo alcun bisogno del supporto dell'azionista di maggioranza per finanziare il nostro piano di investimenti o per lo sviluppo dei nuovi modelli. Abbiamo un piano industriale estremamente solido».

Domenicali ha confermato che non vi è alcuna trattativa in corso a Bologna per la vendita dell'azienda: «In questo momento, a Borgo Panigale non si parla affatto di questo tema». Pur mantenendo un approccio pragmatico e realista — riconoscendo che «se un marchio debba essere acquistato o venduto rientra esclusivamente nelle facoltà strategiche e nelle necessità globali dell'azionista» —, il messaggio lanciato dal CEO è cristallino: Ducati non è un peso morto o un lusso da dismettere, bensì una macchina da profitti perfettamente oliata.

Numeri positivi

Dal suo acquisto nel 2012 da parte di Audi (gruppo Volkswagen) per circa 960 milioni di euro, Ducati è diventata uno dei fiori all'occhiello più redditizi del gruppo. Con circa 60.000 moto vendute all'anno, un posizionamento premium consolidato e una transizione strategica verso nuovi segmenti (come il recente e fortunato debutto nel motocross e nel supermoto per conquistare un pubblico più giovane), la rossa di Bologna non teme l'instabilità macroeconomica.

Anche sul fronte sportivo il futuro appare blindato. Le indiscrezioni sulla stabilità dei programmi MotoGP e Superbike sono state rapidamente smorzate dagli addetti ai lavori: tutti i costruttori della classe regina hanno firmato un accordo vincolante con Dorna che impone la permanenza nel campionato mondiale almeno fino al 2030. Un'eventuale uscita di scena anticipata comporterebbe penali astronomiche e un danno d'immagine incalcolabile.

Almeno per ora, Ducati rimane saldamente sotto l'ombrello di Wolfsburg, ma con la consapevolezza fiera di poter camminare — e correre — interamente sulle proprie gambe.

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