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Moto Guzzi SP 1000: da GT a café racer grezza home made

Samuel Aguiar di Shiny Hammer ha trasformato una Guzzi 1000 SP del 1981 in una perfetta café racer: tutta alluminio, zero vernice e persino il faretto di uno scooterino...

Grezzo è bello

Non sempre se si parla di persone, ma se ci si riferisce all'alluminio... beh, grezzo ha sempre il suo perché. Lasciare una special senza vernice è una di quelle scelte che separano i coraggiosi dai titubanti. Il metallo nudo non perdona: ogni saldatura, ogni piega, ogni piccolo difetto resta lì in bella mostra, illuminato a giorno. È esattamente quello che ha fatto Samuel Aguiar, francese di Saint-Quentin (cittadina del Nord, a due passi dal confine belga) e titolare dell'officina Shiny Hammer, sulla sua Moto Guzzi 1000 SP del 1981. La cosa più gustosa è che questo tipo di lavori sull'alluminio Aguiar non li aveva mai fatti. Ha comprato una saldatrice TIG e ha imparato lavorando direttamente sul progetto, da autodidatta puro: serbatoio, cupolino, parafango anteriore, codino, tutto plasmato e saldato da lui in officina. L'unica concessione esterna è la sella in pelle grigia.

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La donatrice, peraltro, non versava in condizioni smaglianti. La SP era arrivata dopo una brutta caduta, con la ruota anteriore letteralmente piantata nel motore. Per fortuna del propulsore, il bicilindrico a V trasversale che è il marchio di fabbrica di Mandello, solo l'alternatore era distrutto, il resto, con una bella revisione si è rimesso in marcia. Aguiar ha raddrizzato la geometria e poi si è messo a giocare. L'idea era partire da una linea di serbatoio ortodossa, classica da café racer, e poi spiazzare con un parafango anteriore fuori canone: una "weird café racer", come la chiama lui. Niente vernice, dicevamo: dopo aver valutato un grigio e un nero, ha optato per uno spazzolato chiuso da un trasparente. Coraggio premiato, perché il risultato è una di quelle moto che catturano lo sguardo proprio per come riflettono la luce.

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Una bella café racer che non disdice le particolarità che esulano dal contesto, come il bel parafango avvolgente

Quello che c'è sotto

La SP nasceva come tourer sportiva con buone qualità di guida e una settantina di cavalli sufficienti per macinare km senza troppi patemi: la sostanza, insomma, c'era già. Aguiar l'ha lasciata in larga parte intatta nelle parti meccaniche pesanti, intervenendo dove serviva. I carburatori Dell'Orto da 32 mm hanno lasciato spazio a una coppia da 36 mm, lo scarico è customizzato in acciaio inox con due terminali e le pedane arretrate sono Tarozzi. Dietro lavorano due ammortizzatori Fournales che hanno la curiosa particolarità di regolarsi in pressione con una normale pompa da bicicletta.
La forcella è quella originale, revisionata, abbassata leggermente e abbinata a pinze Brembo e a una pompa Beringer; per l'impianto posteriore Aguiar è andato di soluzione "alla buona", recuperando una pompa freno da scooter 50 cm³ collegata tramite un leveraggio costruito su misura. I cerchi a raggi sono Morad, mantengono il diametro da 18 pollici della SP ma cambiano canale (2,5 davanti, 3,5 dietro) e calzano un treno di Avon Roadrider AM26. Sopra la piastra di sterzo, lucidata e arrotondata, troneggia cruscotto di Motogadget, mentre il faro è un proiettore recuperato da uno scooter Peugeot Ludix, giusto per ribadire il fatto che non solo in cucina ma anche nel mondo custom, la prima regola è non buttare via nulla. 

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Mihawk
Sab, 09/05/2026 - 17:24
De gustibus.