La fregatura del nuovo Codice, per revisione e passaggio di proprietà ci vuole la PEC?
Con la scusa della "semplificazione", il nuovo Codice della strada potrebbe introdurre un nuovo obbligo: avere un domicilio digitale per poter svolgere alcune pratiche fondamentali come revisione e passaggio di proprietà
Una PEC per fare la revisione della moto? Un’ulteriore complicazione burocratica a cui, forse, saremo presto obbligati ad adempiere. Il testo del nuovo Codice della strada - attualmente sottoposto a consultazione - prevede infatti l'obbligo di un domicilio digitale per i proprietari di veicoli in occasione di alcune pratiche amministrative. Per il momento è solo una proposta ma se venisse accolta....
La PEC diventerebbe - di fatto - obbligatoria
Salvo determinate categorie, come professionisti iscritti ad albi e imprese, il cittadino privato non ha ad oggi ha alcun obbligo di possedere un indirizzo PEC. La proposta inserita nel nuovo testo del CdS cambierebbe le cose per i proprietari di auto e moto, rendendo di fatto il possesso di un indirizzo di posta elettronica certificato condizione necessaria per completare numerose pratiche relative all’acquisto, alla vendita ed al possesso del veicolo. Si parla di immatricolazione, reimmatricolazione, passaggio di proprietà e, pure, la revisione. Nel caso della compravendita tra privati, inoltre, secondo la formulazione riportata nel testo in consultazione, sia il venditore che l'acquirente dovrebbero avere un domicilio digitale attivo. Il motivo è che il primo deve chiudere la propria posizione sul veicolo, mentre il secondo deve aprire quella relativa alla nuova proprietà. Le agenzie di pratiche auto si troverebbero quindi a dover verificare preventivamente la presenza della PEC per entrambe le parti. Con una conseguenza piuttosto facile da immaginare: se uno dei due non fosse in regola, la compravendita potrebbe fermarsi.
Trattandosi di operazioni assolutamente necessarie, anzi, come nel caso della revisione biennale, del tutto obbligatorie, è chiaro che la novità introdotta dal Codice andrebbe ad obbligare di conseguenza tutti i cittadini (o chiunque possieda un qualsiasi veicolo) ad aprirsi un indirizzo PEC, chiaramente pagando.
Una PEC costa poco, ma il problema è un altro
A prima vista si potrebbe liquidare la questione con un semplice "basta aprire una PEC". Il problema è che il domicilio digitale dovrebbe rimanere attivo per tutto il periodo nel quale si mantiene la proprietà del veicolo. Le caselle PEC hanno normalmente un costo di rinnovo (circa 10 euro all'anno, dipende dal fornitore)e, se non vengono rinnovate, possono scadere. Il rischio è quindi quello di attivare una casella per una determinata pratica e poi dimenticarsene, salvo ritrovarsi qualche anno più tardi nuovamente bloccati davanti a una pratica amministrativa. Una “semplificazione digitale” che rischia inevitabilmente di trasformarsi nell'ennesimo ostacolo.
Per ora non è ancora legge
Questo è il punto da tenere bene a mente. Non c'è, oggi, una nuova regola che impedisca di revisionare o vendere una moto senza PEC. La misura fa parte del testo del nuovo Codice della strada attualmente sottoposto a consultazione e può quindi essere modificata prima dell'approvazione definitiva. Come vi raccontavamo qui, il confronto con associazioni e categorie è stato avviato dal MIT proprio con l'obiettivo di raccogliere osservazioni e intervenire sul testo.
Certo è che, se la norma dovesse arrivare nella sua formulazione attuale, per milioni di automobilisti e motociclisti sarebbe un altro piccolo pezzo di burocrazia digitale da aggiungere alla lista.
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