Nuovo Codice della strada, corsa contro il tempo: quando arriva e le nuove regole
Il Governo ha poco più di due mesi per chiudere la riforma. Fino al 13 settembre associazioni e categorie potranno presentare le proprie proposte, poi il testo dovrà essere definito e approvato entro il 14 ottobre. Ecco cosa potrebbe cambiare per automobilisti e - soprattutto - motociclisti
Corsa contro il tempo
Il nuovo Codice della strada è ancora in fase di elaborazione e il tempo a disposizione del Governo comincia a stringere. Il MIT ha infatti aperto il confronto con associazioni e categorie, chiamate a esaminare il testo base e a proporre eventuali modifiche. La fase di consultazione proseguirà fino al 13 settembre, con ciascun soggetto che potrà presentare al Ministero un massimo di cinque proposte. Il calendario prevede quindi una seconda fase particolarmente serrata. Terminato il confronto con le associazioni, il Ministero dovrà raccogliere le osservazioni e arrivare al testo definitivo della riforma. L'obiettivo è chiudere questo passaggio entro un mese, così da consentire al Governo di approvare il provvedimento entro il 14 ottobre 2026. Fino ad allora, il nuovo Codice resta un cantiere aperto. Ciò non significa però che tutte le nuove regole entreranno automaticamente in vigore quel giorno: il 14 ottobre rappresenta solo il termine entro il quale il Governo dovrà esercitare la delega. Solo al termine dell'iter sarà possibile sapere quali saranno effettivamente le nuove regole e, una volta approvato, il provvedimento dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e seguirà le modalità di entrata in vigore stabilite dal decreto stesso.
Nel frattempo, ripassiamo alcune delle novità più interessanti finora proposte.
Patente B a 17 anni
Tra le ipotesi più importanti c'è l'anticipo della patente B a 17 anni, previsto dalle direttive europee che l'Italia dovrà recepire. Il MIT sta valutando anche la possibilità di iniziare la guida accompagnata già a 16 anni, per rendere più graduale il percorso verso la patente. Per le moto restano però da chiarire diversi aspetti, compreso il possibile accesso dei diciassettenni alle moto e agli scooter che oggi si possono guidare con la patente B.
Moto in corsia di emergenza
Una delle proposte più interessanti per i motociclisti riguarda la possibilità di utilizzare la corsia di emergenza in autostrada in caso di code e rallentamenti. L'ipotesi è consentire il passaggio delle moto nelle situazioni di traffico più intenso, lasciando naturalmente libera la corsia ai mezzi di soccorso. Dovranno però essere stabilite con precisione condizioni e modalità di utilizzo.
Multe dimezzate per le moto
Il MIT sta valutando anche una riduzione delle sanzioni per i motocicli parcheggiati in divieto di sosta. L'ipotesi è dimezzare l'importo della multa rispetto a quello previsto per le automobili, tenendo conto delle diverse caratteristiche dei veicoli a due ruote.
Il possibile "sorpasso a destra"
Tra le proposte c'è anche una modifica alla circolazione sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali a tre corsie. Il MIT parla di una maggiore possibilità di circolare per file parallele, con la conseguenza che un veicolo potrebbe trovarsi a superarne un altro sulla destra senza effettuare una vera e propria manovra di sorpasso. La proposta del MIT punta a rendere più ampia l'applicazione della circolazione per file parallele sulle strade a tre corsie.
Multe più progressive
Sul tavolo c'è anche una revisione delle sanzioni per la velocità, con un sistema più progressivo rispetto a quello attuale. L'ipotesi prevede multe che aumentano in maniera più marcata all'aumentare dei chilometri orari oltre il limite. Per esempio, su una strada con limite di 130 km/h, una delle ipotesi illustrate prevede una sanzione di 10 euro per ogni chilometro orario oltre il limite. Per le strade con limite di 50 o 30 km/h si ragionerebbe invece su 5 euro per ogni km/h oltre il limite.
Stretta sui veicoli senza assicurazione
La riforma potrebbe rendere più efficaci i controlli sui veicoli privi di assicurazione attraverso l'incrocio delle banche dati della Motorizzazione. Tra le ipotesi ci sono un divieto di circolazione digitale, il sequestro del mezzo in caso di mancata regolarizzazione e sanzioni più pesanti. Si valuta anche l'aumento dei punti decurtati, da 5 a 7, e una possibile sospensione breve della patente. Da chiarire però l’annoso problema legato alla mancata sincronizzazione dei diversi database assicurativi.
Multe e notifiche più rapide
Un altro intervento riguarda la gestione delle sanzioni. Tra le proposte c'è la riduzione da 90 a 30 giorni del termine per notificare le multe rilevate attraverso sistemi automatici. Per i veicoli con targa estera si punta invece a rendere più efficace il recupero delle sanzioni non pagate, anche a distanza di anni.