Royal Enfield Hunter 350 Pench: la tigre di Nagpur diventa una street tracker
Della tranquilla Hunter 350 è rimasto sostanzialmente il serbatoio. Garuda Machina l’ha trasformata in una street tracker con forcella springer, monoammortizzatore e una livrea che rende omaggio alla città indiana di Nagpur
Da cacciatore a tigre
La Royal Enfield Hunter 350 nasce come moto semplice. pensata soprattutto per muoversi senza troppi pensieri nel traffico cittadino. Una base che evidentemente si presta bene anche a qualcosa di molto meno tranquillo: ne è un esempio Pench, special realizzata dagli indiani di Garuda Machina per HunterHood, l’evento organizzato da Royal Enfield che mescola moto, musica, arte e cultura urbana. Diamole un’occhiata.
Una tigre chiamata Pench
Il nome non è stato scelto a caso. In hindi “pench” significa vite o bullone, riferimento abbastanza esplicito al lavoro di officina, ma è anche il nome della celebre riserva delle tigri di Pench, non lontana da Nagpur, nel Maharashtra, dove ha sede Garuda Machina. L’idea dei preparatori era quindi quella di costruire una moto capace di richiamare sia il proprio mestiere che la propria terra. Ma adesso veniamo a lei. La trasformazione è partita dalla “coda”. La lunga sella e il telaietto originale sono spariti, sostituiti da una struttura tubolare a traliccio realizzata su misura, sopra alla quale trova posto una sottilissima sella monoposto in perfetto stile tracker. Decisamente meno imbottita dell’originale, vero, ma qui il comfort non era evidentemente in cima alla lista delle priorità. Ben più sostanziale il lavoro sulle sospensioni. Garuda Machina ha eliminato i due ammortizzatori posteriori della Hunter sostituendoli con un monoammortizzatore, intervento che ha richiesto per forza di cose modifiche e rinforzi anche al forcellone originale.
Davanti c’è una springer
Se dietro la soluzione è più moderna, davanti Garuda Machina ha fatto esattamente il contrario. La forcella telescopica di serie ha lasciato posto a una spettacolare springer, soluzione decisamente più comune su chopper e bobber vecchia scuola che su una street tracker contemporanea. A completare il quadro ci sono due cerchi a raggi da 18 pollici calzati con pneumatici Shinko E270 larghi 4,5 pollici e caratterizzati dall'inconfondibile battistrada “sawtooth”, cioè “a dente di sega”. Non saranno probabilmente la scelta più indicata per esaltare l’agilità della piccola Royal Enfield, ma dal punto di vista estetico fanno esattamente ciò che devono.
Davanti al manubrio trova posto la classica tabella portanumero da flat track, che nasconde però una soluzione moderna: dietro alla piastra in alluminio è stato montato infati un faro a LED ad alta intensità, la cui luce passa attraverso una serie di aperture ricavate direttamente nella tabella.
Il serbatoio racconta Nagpur
Tra le poche parti importanti sopravvissute alla trasformazione c’è il serbatoio originale della Hunter 350, ridipinto però in un arancio metallizzato bruciato. Anche qui il riferimento è locale, dato che Nagpur è conosciuta in India come “Orange City”. Sui due lati sono state poi dipinte a mano due tigri ispirate all’arte Warli del Maharashtra.
Un bel salto rispetto alla piccola Hunter. Cosa ne pensate?
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