Questa hypercar si guida sdraiati come una moto
Una startup di Amsterdam vuole far "cavalcare" l'auto come una moto da pista. Idea geniale o follia?
L'idea che nessuno aveva avuti, fuori da Gotham City
Capita spesso che moto e auto si scambino qualcosa: motori, materiali, soluzioni elettroniche. Quello che però nessun progettista d'auto aveva mai davvero preso in prestito dal mondo delle due ruote è la cosa più ovvia di tutte: la posizione di guida.
Il primo a pensarci è Sanrivatti, costruttore nato ad Amsterdam e guidato dall'uruguaiano Santiago Sánchez Rivero, che di anni ne ha appena 23. La sua prima creatura, non ancora svelata al pubblico e priva persino di un nome, ruota tutta attorno a un concetto battezzato Apex Position: il guidatore non si siede, ma sta disteso in avanti, prono, faccia rivolta verso la strada, esattamente come un pilota raccolto dietro la cupola della sua superbike in assetto da gara. Ricorda vagamente il Tumbler del Batman di Nolan, quando Gordon, nel primo film, a bordo del mezzo di Batman per sparare i missili che abbatteranno il ponte in una delle scene finali del primo film si mette proprio in posizione sdraiata.
Il ragionamento dietro questa scelta è tanto semplice quanto spiazzante. Sánchez parte da una constatazione: nelle hypercar la potenza è cresciuta a dismisura, ma il rapporto tra chi guida e la macchina è rimasto fermo. Su una moto sportiva, dice, pilota e mezzo si muovono come un corpo solo, ogni spostamento di peso entra subito nella dinamica. In auto, invece, tra guidatore e meccanica si frappongono strati di architettura, sistemi e abitudini consolidate. La risposta di Sanrivatti non è aggiungere cavalli o appendici aerodinamiche, ma rivedere proprio dove e come sta il guidatore.
Tra promessa e punto interrogativo
Sulla carta i vantaggi che l'azienda elenca sono quelli che un motociclista riconoscerebbe al volo: su tutto la sensibilità diretta su cosa fa il telaio sotto di te. C'è anche il rovescio della medaglia, evidente: con il guidatore proiettato così in avanti, in caso di botta frontale si è parecchio più esposti. Restano poi parecchie domande pratiche ancora senza risposta, dall'accesso all'abitacolo all'omologazione stradale, fino al discorso comfort. L'abitacolo, tra l'altro, sembra pensato per un solo occupante, con l'eventuale passeggero relegato dietro: difficile immaginare la fila di volontari per quel posto.
Non si tratta comunque solo di rendering: Sanrivatti ha già un prototipo funzionante, un concept con ruote che si muove, usato per studiare postura, equilibrio e linee di visuale prima ancora di pensare a telaio e aerodinamica. E il team non è composto da sognatori improvvisati: tra i nomi c'è Paul Arkesden, ex responsabile dell'ingegneria di Singer e tra gli artefici della McLaren P1, affiancato da gente che arriva da Lotus e Bentley. Il mercato delle hypercar è però un cimitero di annunci suggestivi mai arrivati alla produzione. L'azienda promette dettagli nei prossimi mesi: vedremo se questa moto travestita da auto riuscirà davvero a uscire dal box.
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