Effetto catapulta, cos'è e perché colpisce chi usa il monopattino elettrico
Uno studio britannico ha confrontato i traumi riportati da motociclisti, ciclisti e utenti di monopattini elettrici. La ricerca ha preso in esame migliaia di pazienti e da ciò che emerge non sempre il problema è la sola la velocità…
Cadute in monopattino
Il monopattino elettrico viaggia ovviamente a velocità inferiori rispetto a una moto, ma una caduta può comunque provocare conseguenze molto serie. A evidenziarlo è uno studio pubblicato su Scientific Reports, che ha analizzato i traumi riportati da utenti di monopattini, motociclisti e ciclisti in Inghilterra e Galles. La ricerca ha preso in considerazione 15.247 pazienti inseriti nel National Major Trauma Registry tra il 2020 e il 2022, ai quali si aggiungono oltre 23.000 segnalazioni provenienti da un operatore di monopattini a noleggio. I dati mostrano una differenza significativa soprattutto per quanto riguarda i traumi alla testa.
La dinamica della caduta e l’effetto catapulta
Tra gli adulti coinvolti in traumi moderati o gravi, gli utenti di monopattino hanno riportato traumi cerebrali con una frequenza 3,45 volte superiore rispetto ai motociclisti e 1,74 volte superiore rispetto ai ciclisti. Un dato che va però letto considerando anche un'altra differenza sostanziale: la protezione della testa. Nel campione analizzato, infatti, il casco risultava indossato dal 75,7% dei motociclisti, ma soltanto dal 5,9% degli utenti di monopattino.
Il monopattino è una catapulta
Dunque il maggiore numero di traumi cranici nonèuò essere attribuito esclusivamente alla dinamica del mezzo, ma la ricerca dice qualcosa in più. Chi guida un monopattino è in piedi, con il corpo relativamente alto rispetto alle piccole ruote. Se quella anteriore incontra una buca, un cordolo o un'altra irregolarità, il mezzo può rallentare o arrestarsi bruscamente mentre il corpo continua il proprio movimento in avanti, finendo per essere proiettato oltre il manubrio. È il cosiddetto effetto "catapulta", che gli autori indicano come una possibile spiegazione biomeccanica della maggiore frequenza di alcuni traumi. Nel caso della moto, invece, il motociclista parte da una posizione diversa e, soprattutto, nella grande maggioranza dei casi utilizza un casco progettato specificamente per assorbire e distribuire l'energia dell’impatto. Alla luce di ciò, il risultato più corretto da trarre dalla ricerca è quindi un altro: una caduta dal monopattino può essere particolarmente sfavorevole per la testa perché alla minore protezione offerta dal casco si aggiunge anche la dinamica di proiezione in avanti.
Pochi usano il casco
Come accennato, oltre alla dinamica della caduta, a spiegare la maggiore frequenza dei traumi cranici nelle cadute in monopattino è proprio il non utilizzo del casco. Nel registro britannico dei traumi risultava indossato soltanto dal 5,9% degli utenti di monopattino, contro il 75,7% dei motociclisti e il 45% dei ciclisti. Oltredutto, bisogna considerare anche che un casco da moto è ben più resistente e capace di dissipare l’urto in caso di caduta. Per questo, secondo i ricercatori, la maggiore incidenza delle lesioni alla testa non può essere attribuita soltanto alla struttura del mezzo: posizione di guida, dinamica della caduta e protezioni personali possono infatti sommarsi tra loro.
Non solo traumi alla testa
Il problema non riguarda soltanto il cervello. Tra gli adulti, le lesioni agli organi interni risultano 1,46 volte più frequenti tra gli utenti di monopattino rispetto ai motociclisti, mentre i traumi vascolari presentano un rischio relativo di 3,24. Anche il manubrio può contribuire alla dinamica dell'incidente: durante una caduta in avanti il corpo può infatti urtarlo direttamente con torace o addome. Nello stesso confronto le fratture risultano invece meno frequenti tra gli utenti di monopattino rispetto ai motociclisti, con un rischio relativo di 0,80.
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