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Biker wave: la storia del saluto dei motociclisti

Biker wave, ovvero il saluto che ci si fa tra motociclisti. Due dita, indice e medio, alzati a formare una V. È uno dei rituali più riconoscibili della cultura biker, ma perchè si fa? E sopriattuto, cosa significa? 

Biker Wave

Premessa importante: come spesso accade in questi casi, storia e leggenda tendono a mescolarsi. La teoria più famosa racconta che tutto sia nato nel 1904, quando William Harley e Arthur Davidson si incontrarono casualmente per strada in sella alle loro moto e si salutarono con un gesto della mano. All’epoca le moto erano ancora rarissime e vedere due rider incrociarsi era già di per sè un evento: chi assistette alla scena pensò che quel saluto fosse una sorta di codice tra motociclisti, e la tradizione iniziò lentamente a diffondersi. Un’altra teoria collega invece il gesto ai reduci americani della Seconda Guerra Mondiale: tornati a casa, i veterani continuarono a usare il simbolo della “V” di vittoria per salutare altri compagni che viaggiavano in moto. Non per nulla, furono gli stessi veterani USA a dar vita a quel sentimento di “fratellanza” da cui nacquero poi gli Hells Angels. Ci sono poi interpretazioni ancora più romantiche. Una leggenda racconta addirittura di due cavalieri medievali che si sarebbero salutati con le dita a V durante una sfida amorosa. 

Tanti significati

Così come le origini del gesto, sono numerose interpretazioni che ne vengono date. Il significato più diffuso è probabilmente “due ruote a terra, guida sicuro”. Non a caso il gesto classico viene fatto con indice e medio rivolti verso il basso, quasi a indicare l’asfalto. Non quindi il segno della vittoria reso celebre da Winston Churchill, ma un augurio di viaggio sicuro tra persone che condividono la stessa passione.  Chiaro è che dietro al gesto c’è anche - e soprattutto - un senso di appartenenza molto forte. Guidare una moto significa esporsi di più, affrontare pioggia, vento, freddo, traffico e rischi che chi viaggia in auto spesso nemmeno si immagina. Una sorta di “solidarietà spontanea” per riconoscersi anche senza conoscersi.

Quando è meglio non salutare

Per quanto sia un gesto bello e spontaneo, la sicurezza viene prima di tutto. Ci sono situazioni in cui è meglio evitare. Per esempio durante una frenata, oppure sotto la pioggia, oppure nel traffico, dove acceleratore e frizione non si possono mollare o, ancora, slle strade veloci, quando il saluto può essere facilmente frainteso dagli automobilisti o semplicemente non visto dall’altro motociclista. Anche durante i grandi raduni spesso si rinuncia: altrimenti si finirebbe per guidare per chilometri con una mano sola.

E se l’altro non risponde?

Capita. E quasi sempre non è maleducazione. Inutile prendersela: rimane un fratello. 
Magari l’altro  non vi ha visto, sta cambiando marcia, è concentrato su una curva o ha semplicemente entrambe le mani impegnate. Oppure non ama particolarmente i rituali biker. Poco importa: il bello del saluto tra motociclisti è proprio il fatto che continui a esistere dopo oltre un secolo, tra tradizioni, racconti e leggende. In un mondo dove spesso nessuno guarda più nessuno, due dita abbassate verso l’asfalto continuano ancora a voler dire la stessa cosa: “buona strada”.


 

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