Immortale Tony Cairoli: tre gare negli USA con Ducati
Il nove volte iridato torna in pista nel National americano. Niente Mondiale per sostituire l'infortunato Bonacorsi: ecco perché
Il ritorno del numero 222
Quarant'anni sulla carta d'identità, nove titoli mondiali in bacheca e una voglia di gareggiare che evidentemente non passa mai. Tony Cairoli torna dietro al cancelletto di partenza, e lo fa replicando il copione già visto nel 2025: tre tappe del Pro Motocross statunitense, in sella alla Ducati Desmo450 MX gestita dal team Troy Lee Designs, che negli Stati Uniti rappresenta ufficialmente la Casa di Borgo Panigale.
Il calendario del siciliano è già fissato. Si parte il 4 luglio a RedBud, una delle gare più sentite e spettacolari di tutto il campionato americano, dove lo scorso anno il Tony nazionale aveva già lasciato il segno. Una settimana dopo tocca a Southwick, il tracciato sabbioso del Massachusetts su cui Cairoli sarà impegnato in alcune sessioni di test già nei prossimi giorni. Chiusura il 18 luglio a Spring Creek, in Minnesota: terreno morbido, saliscendi continui e qualche salto da far girare la testa.
Perché l'America e non il Mondiale
La domanda se l'erano posta in tanti, soprattutto considerando il buco lasciato in MXGP dall'infortunio di Andrea Bonacorsi: perché non vederlo correre nel campionato del mondo, magari per dare una mano? La risposta di Cairoli è di quelle che non lasciano spazio a interpretazioni. Le moto schierate negli Stati Uniti e quelle impiegate in MXGP non sono la stessa cosa, e il programma di sviluppo era ormai tutto concentrato sul fronte americano. Tradotto: presentarsi a una singola gara iridata avrebbe voluto dire ripartire quasi da zero con test e messa a punto. Un controsenso, per chi sta usando queste trasferte soprattutto come banco di prova per la Desmo450 MX nelle condizioni di gara d'oltreoceano.
Del resto il contesto americano in questo momento è di quelli che valgono il prezzo del biglietto: i fratelli Lawrence se le danno di santa ragione con Haiden Deegan, e in mezzo a quella battaglia rivedere il 222 ha comunque il suo perché. Anche solo per il gusto di guardarlo ancora una volta là davanti.