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Vespa GT 200, con il turbo va in orbita

Da un rassicurante scooter da passeggio del 2003 a uno special sovralimentato che pare uscito da un film steampunk d'avanguardia 

La metamorfosi subita da questa Vespa GT 200 rappresenta una delle vette più ardite mai raggiunte nel panorama del custom scooteristico. L'autore di questa trasformazione radicale è Adam Eldridge, maestro della lavorazione dei metalli residente ad Austin, in Texas. Dietro il marchio Python Lair Designs, Eldridge ha trascorso gli ultimi vent'anni affinando un'arte che spazia dalle biciclette ai chopper, fino agli hot rod e alla complessa carpenteria metallica d'interni.

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Sopra la Vespa GT 200 Turbo by Python Lair Designs, sotto la Granturismo originale

Genesi del progetto

La scintilla creativa è scoccata grazie alla commissione di Guido DeVita, carismatico e anticonformista settantenne con una passione viscerale per i motori. DeVita, mente dietro l'officina texana ilGaragista – nota nell'ambiente per la totale assenza di limiti creativi se non quelli imposti dal budget – ha concesso a Eldridge la massima libertà d'azione. Una carta bianca sulla quale il costruttore si è sbizzarrito fino all'ultima goccia di sudore e ingegno, destrutturando completamente lo scooter di partenza fino a conservarne esclusivamente il carter motore originario, la forcella anteriore e il set di ruote. Null'altro...

Tra SolidWorks e martelli

Prima di impugnare gli attrezzi, il progetto ha vissuto una profonda fase ingegneristica. Ogni componente della meccanica superstite è stato scansionato e importato nel software di modellazione 3D SolidWorks, ambiente virtuale in cui Eldridge ha concepito da zero un telaio inedito, capace di assecondare le rinnovate ambizioni della Vespa GT 200.

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Rivetti, ribattini e viti "condiscono" e mantengono uniti i pannelli in alluminio

Una volta completata l'ossatura, l'artigiano texano è passato alla realizzazione della carrozzeria, plasmata interamente partendo da lastre di alluminio grezzo. La nuova scocca è uno sfoggio di abilità manuale: composta da quattro pannelli interni e cinque esterni, supportati da una complessa struttura scheletrica posteriore. Nessun stampo industriale. Ogni curva è stata realizzata con i vecchi "arnesi" del mestiere, alternando ruota inglese, martelli da battilama, sacchi di sabbia e (più attuali) saldature al TIG.

Ispirazioni trasversali: dai laghi salati alle piste

Le linee definitive dello scooter sono un crogiolo di influenze che spaziano dall'art déco a suggestioni aeronautiche vintage, chiaro omaggio alle radici di Piaggio come costruttore di aerei. A queste si aggiungono contaminazioni derivate dal motorsport, altra grande passione del costruttore: il design strizza fortemente l'occhio alla cultura dei record di velocità, prendendo spunto dai leggendari Belly Tank degli anni '40 e - altrettanto - dalle epiche BMW E36 M3 da competizione del team PTG Racing, che Eldridge ammirava sui circuiti americani negli anni '90.

Motore turbocompresso

Se l'involucro esterno è di per sé curioso e al tempo stesso "coraggioso" nello stile, è sotto le carenature di alluminio che si è consumata una vera rivoluzione tecnica. Quello che originariamente era un pacifico monocilindrico da 198 cc respira oggi attraverso un sistema turbocompresso progettato interamente su misura.

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Lo scudo ha uno stile marcatamente aeronautico

L'integrazione del turbo ha richiesto soluzioni complesse. Il gruppo propulsore dello scooter, infatti, funziona come un blocco oscillante unificato; per assecondare il fisiologico movimento verticale imposto dalle sospensioni posteriori senza compromettere la tenuta dell'impianto, è stato necessario impiegare speciali tubazioni flessibili di derivazione aeronautica per la linea di aspirazione.

L'aumento esponenziale delle prestazioni ha imposto una revisione totale degli organi vitali. L'architettura interna è stata stravolta con l'introduzione di:

  • Regolatore di pressione carburante specifico e pompa di alimentazione maggiorata

  • Centralina di gestione motore

  • Serbatoio ricollocato tra le gambe del pilota

  • Batteria occultata sotto la sella

  • Impianto di raffreddamento a liquido maggiorato

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Sotto la selleria monoposto si intravede l'alloggiamento della batteria

Ciclistica ed ergonomia

Per scaricare a terra questo surplus di potenza, anche la ciclistica ha subito un inevitabile upgrade. L'impianto frenante si affida ora a pinze Frando per avantreno e retrotreno, l'assetto è garantito da ammortizzatori pluriregolabili Bitubo, mentre il contatto con l'asfalto è assicurato da pneumatici Pirelli Diablo Scooter.

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In primo piano, l'ammortizzatore Bitubo

A regalare il colpo di scena definitivo è il "ponte di comando". Il manubrio vintage di derivazione Piaggio è stato lavorato per integrare un tachimetro circolare digitale compatto e pulsantiere Motogadget. A chiudere il cerchio del minimalismo, le leve dei freni sono state totalmente eliminate dal manubrio, sostituite unicamente da indicatori di direzione posti alle estremità. La frenata, in una configurazione che stravolge i tipici canoni scooteristici, è ora affidata integralmente a un pedale custom azionabile con il piede.

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Lo strumento analogico fa il paio con i blocchetti Motogadget, assicurando un gruppo comandi dal design pulito

Il risultato finale è un prodotto che si spinge così lontano, rispetto alle classiche elaborazioni su scooter, che merita un encomio anche solo per la quota di ingegno e abilità manuale dimostrata nella sua costruzione. Ne sarà ben contento mr. DeVita...

Crediti Foto: John Jackson

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