Lambretta, storia senza fine: 5 preparazioni pazzesche
Abbiamo selezionato interpretazioni diverse per tecnica e stile, con un solo denominatore in comune: il mitico scooter Innocenti "made in Lambrate"
Nell'immaginario collettivo lo scooter per eccellenza è spesso associato a Pontedera e alla "classicissima" Vespa. Tuttavia, la mobilità italiana del secondo Novecento non è stata un monologo Piaggio. Anzi... come ogni storia che si rispetti, rivalità e passione hanno tenuto vivo l'interesse verso lo scooter italiano tout court. Anche per merito di quella che - della Vespa - è stata la nemesi per eccellenza: la Lambretta non è solo l'eterna rivale milanese, ma una vera e propria controproposta tecnica e stilistica. La Innocenti Lambretta è stata altrettanto capace di fidelizzare generazioni di appassionati e, tra questi, anche una buona dose di smanettoni e preparatori. Per questo abbiamo passato al microscopio cinque progetti straordinari, che rappresentano l'apice più sfacciato della scena custom a marchio Innocenti...
Lambretta S2 "RattOna" by Ste "Bonneville"
Ruggine e apparente fatiscenza. Questi sono i cardini dello stile "Rat Look", qui applicato dal mugellano Stefano aka Ste "Bonneville" a questa Lambretta Seconda Serie del 1961. Un progetto nato per macinare chilometri sui passi appenninici, mascherando una meccanica di prim'ordine sotto una carrozzeria apparentemente abbandonata in un fienile.
La ruggine confonde l'occhio, ma non serve buon udito per rendersi conto di cosa cela la scocca...
L'estetica vissuta non è quindi casuale: ogni singolo pannello è stato trattato con acido muriatico per generare una corrosione controllata, poi bloccata e sigillata con trasparente epossidico. Dietro questo scudo "post-apocalittico", arricchito da fari SIEM supplementari e da un faro posteriore Lucas L582 di un'Austin 7, si nasconde una ciclistica modernissima. All'avantreno lavorano ammortizzatori BGM e un freno a disco Nissin con sistema anti-affondamento, mentre al retrotreno spicca un inaspettato ammortizzatore derivato da una Yamaha R1, tarato su misura per adeguarsi al connubbio di pesi tra mezzo e pilota.
I fari supplementari gialli, sono ideali per scorrazzare anche nella più fitta foschia
La vera sorpresa alberga però sotto i cofani. I carter motore sono stati rinforzati con riporti in alluminio dallo specialista MAV.SP per ospitare uno scorbutico cilindro Quattrini TV210, configurato in corsa 60. L'alimentazione è affidata a un collaudato Dell'Orto PHBH da 30 mm, mentre una marmitta JL Mk3 Curly modificata garantisce le giuste contropressioni allo scarico. Tiranteria in ergal, viteria in titanio e un'accensione elettronica ad anticipo variabile completano un blocco motore pronto a smentire chiunque si faccia ingannare dall'estetica arrugginita.
Alcuni dettagli tirati a nuovo "spezzano" uno stile altrimenti monocorde
Lambretta GP 125 Monza 240cc
Certe elaborazioni non scendono a compromessi, e questa Lambretta GP125 del 1970 (basata sul ricercatissimo telaio 22/1) ne è la prova. Sotto una scintillante livrea bianca, impreziosita da grafiche racing Monza aerografate a mano e sigillate sotto spessi strati di trasparente, si cela uno scooter nato con un solo obiettivo: massimizzare le prestazioni.
Nome e livrea sono un inno all'italianità nelle corse
Il vano motore ospita a tal proposito un kit Monza da 240cc profondamente modificato: a fornire miscela pensa un carburatore da 30 mm completo di cornetto d'aspirazione Casa Performance, il quale pescando da un serbatoio artigianale in lega. Per garantire il corretto "lavaggio" della camera di scoppio, è stato montato infine uno scarico firmato Chisel.
La vista laterale sfoggia componentistica al top
Adeguata anche la ciclistica, che sfoggia ammortizzatori anteriori BGM, accoppiati a una pinza freno a 4 pistoncini mordente su un disco a margherita, comandato da una pompa Formula con tubi in treccia. Anche l'attenzione ai dettagli è maniacale e non è stato trascutato il "colpo d'occhio": guide cavi in Ergal, mozzi anodizzati ricavati dal pieno, strumentazione combinata analogico/GPS e una selleria fissa. In definitiva, un mezzo da sparo stradale che, in quanto a spunto da fermo, sarebbe capace di mettere in imbarazzo ben più di una moto moderna...
La strumentazione è un combinato di classico e moderno
Lambretta "Dropkick Murphys" by Ronan Danic
Dalla Bretagna arriva un progetto custom mozzafiato che fonde scooterismo e ribellione della cultura Irish Punk. Ideata dal tatuatore francese Ronan Danic, questa Lambretta è un tributo su due ruote alla celebre band americana Dropkick Murphys, che unisce verniciatura di altissima scuola e incisioni metalliche raffinate.
Anche la colorazione è un tributo al Celtic Punk
La scocca in lamiera è ormai un tripudio di metalflake verde e nero - curato da No Pain No Gain - che gioca con trame complesse e tinte sature. L'Atelier Offsprint ha poi cesellato a mano innumerevoli componenti, dal pedale del freno ai listelli pedana, decorandoli con il classico trifoglio irlandese (shamrock) e con titoli e frasi estrapolate dalle canzoni della band. Anche l'interno scudo è un tributo continuo, richiamando le copertine degli album storici del gruppo.
La ricchezza di omaggi sparsi qui e là, fa di questa Lambretta un altarino su ruote
A dispetto della sua apparenza da Show Bike, Ronan ha applicato fedelmente il motto Ridden not Hidden. Nessun motore estremo: per viaggiare in tutta Europa e recarsi quotidianamente a lavoro, la scelta è ricaduta su un affidabilissimo blocco BGM 195RT, coadiuvato da un'espansione in stile Sterling. Affidabilità tedesca e rabbia punk, fuse in uno degli scooter italiani più raffinati di sempre.
Anche la paratia sottoscocca è stata cesellata
Lambretta GP 125 "Chaos MKIII" by Terry Artell
Acquistata nel 2023 dal giovanissimo scozzese James Charles, ma originariamente costruita dal preparatore Terry Artell, la "Chaos MKIII" rappresenta la quintessenza dello stile S-Type Street Racer. Un mezzo affilato e radente il suolo, restaurato e portato al suo massimo potenziale...
Ogni dettaglio "classico" è stato spazzato via, in favore di una più minacciosa livrea, color lime e nero satinato
Il cuore di questa GP è un vigoroso kit termico Rapido da 225cc, abbinato a un albero motore AF da competizione. Una configurazione pensata non per picchi di potenza ingestibili, ma per un'erogazione corposa e pronta, alimentata da un ottimo carburatore Dell'Orto PHBH da 30 mm. L'impianto di scarico è un Nordspeed SIP in acciaio inossidabile, incattivito da un terminale in carbonio PM Tuning che regala alla "Chaos MKIII" un suono più appropriato.
L'espansione artigianale ruba lo sguardo con i suoi riflessi bluastri, frutto della saldatura TIG
Per sopportare le maggiori prestazioni del propulsore, anche la ciclistica è stata adeguata
Venendo al capitolo "estetica": lo sportello del portaoggetti è stato saldato e levigato per una pulizia visiva totale. Il manubrio "drop" ribassato e le pedane posteriori accorciate costringono ora il pilota a una postura più d'attacco, caricata sull'anteriore. L'assetto poggia su ammortizzatori BGM (F16 all'anteriore e Pro V2 al posteriore), mentre il ponte di comando è dominato da leve PM Tuning e da un essenziale quanto racing contagiri Scitsu. Elegante, muscolosa e priva di fronzoli inutili...
Strumento supplementare e sella monoposto sono due tocchi racing, che snaturano l'anima turistica della Lambretta di serie
Lambretta GP "80s Survivor" by Harry Hartless
Ci sono preparazioni orientate alla ricerca della massima prestazione, ma anche restauri meno esuberanti e comunque mossi da una grande passione. Quest'ultima è la storia di una Lambretta GP, che rappresenta un vero e proprio "amore ritrovato": bramata da Harry Hartless sin dagli anni '80 (quando era il sogno proibito nel suo quartiere) è stata finalmente riacquistata decenni dopo, ridotta quasi a uno scheletro.
In controtendenza rispetto alle precedenti: la 80s Survivor è un tripudio di cromature e raffinati pinstripe
Invece di cedere alle lusinghe della moderna componentistica CNC e delle accensioni elettroniche di ultima generazione, Hartless ha scelto la via del restauro nostalgico. Riappropriatasi della sua classica verniciatura azzurra originale, dopo aver rimosso un anonimo strato rosso applicato da vecchi proprietari, la GP conserva gelosamente i suoi componenti d'epoca scampati alla rottamazione: la serie sterzo, il copriclacson e la cassetta degli attrezzi originali.
Harry Hartless si gode la sua "ritrovata" (letteralmente) creazione
L'anima di una volta, batte ancora oggi sotto alle pance laterali. Il propulsore installato è infatti un autentico pezzo vintage, in linea con la tradizione delle corse scooteristiche: un motore ex-Gruppo 6 (categoria delle competizioni su pista). Fedele fino in fondo all'era d'oro dei raduni eighties, il blocco respira attraverso un crudo carburatore Amal e scarica la sua voce tramite una classica espansione AF. Un commovente tributo al sound, agli odori e allo stile degli anni '80.
Crediti foto: Grace Carvell, Scooterismo.it
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