Benzina a 1,99 euro, è rivolta dei benzinai: rimborso Eni insufficiente
Il problema riguarda il modo in cui vengono compensate le perdite sulle scorte di carburante acquistate prima della riduzione dei prezzi
Il taglio dei prezzi deciso da Eni fa respirare le tasche di motociclisti e automobilisti, ma non i gestori delle stazioni di servizio. Il punto contestato riguarda soprattutto il modo in cui vengono compensate le perdite sulle scorte di carburante acquistate prima della riduzione dei prezzi.
Dal 28 settembre Eni ha fissato un prezzo massimo sulla propria rete di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel, con l'obiettivo di trasferire rapidamente ai consumatori il calo delle quotazioni. Il problema nasce per i gestori che avevano già acquistato carburante a un prezzo più elevato.
Per gli impianti Eni di proprietà della compagnia ma affidati a gestori terzi è previsto un contributo forfettario di 1.500 euro, pensato proprio per compensare la svalutazione delle giacenze. Una cifra che alcuni operatori e associazioni dei gestori considerano però insufficiente.
Il motivo è facilmente comprensibile: se il prezzo alla pompa diminuisce di circa 17 centesimi al litro, la perdita teorica cresce proporzionalmente alla quantità di carburante già presente nei serbatoi.
Giacenza di carburante | Differenza ipotizzata | Perdita teorica | Rimborso Eni |
|---|---|---|---|
5.000 litri | 0,17 €/l | 850 € | 1.500 € |
10.000 litri | 0,17 €/l | 1.700 € | 1.500 € |
15.000 litri | 0,17 €/l | 2.550 € | 1.500 € |
20.000 litri | 0,17 €/l | 3.400 € | 1.500 € |
25.000 litri | 0,17 €/l | 4.250 € | 1.500 € |
30.000 litri | 0,17 €/l | 5.100 € | 1.500 € |
Esempi puramente indicativi: la perdita effettiva non è necessariamente pari a 17 centesimi per litro e dipende dal prezzo di carico e dalle condizioni applicate al singolo gestore.
La tabella qui sopra rende evidente il punto della contestazione: oltre una determinata quantità di carburante in giacenza, il contributo forfettario può non coprire interamente la differenza di valore della scorta. Per esempio, con 20.000 litri e una differenza di 17 centesimi al litro, la perdita teorica sarebbe di circa 3.400 euro, oltre il doppio dei 1.500 euro previsti.
La protesta dei gestori riguarda quindi soprattutto il carattere forfettario del contributo. Alcuni chiedono che il rimborso venga calcolato sulla reale quantità di carburante presente nei serbatoi al momento dell'introduzione del nuovo prezzo, anziché sulla base di una giacenza media.
Va però fatta una distinzione: il contributo di 1.500 euro non riguarda indistintamente tutti i distributori Eni. Per altre tipologie di impianto, in particolare quelli convenzionati, Eni ha previsto meccanismi differenti per compensare la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita.
Il caso riaccende così una questione poco visibile: abbassare rapidamente il prezzo alla pompa non significa soltanto modificare il listino, ma può avere conseguenze economiche anche sul carburante già acquistato dai gestori. Ed è proprio sulla distribuzione di questo costo che si concentra il malcontento della rete Eni.