MotoGP Starting Grid: ad Aragon il mondiale si fa western, Dovi ha una Desmosedici nella fondina

Il romagnolo è terzo in campionato a 18 punti da Quartararo, ma le Desmosedici da tre anni salgono sempre sul podio al Motorland e sanno sfruttare bene il lungo rettilineo di ritorno. El Diablo e Mir si giocano la vetta della classifica: solo dieci punti li separano e una rivalità molto sentita

MotoGP Starting Grid: ad Aragon il mondiale si fa western, Dovi ha una Desmosedici nella fondina
Dopo la pioggia di Le Mans, la MotoGP si sposta nel deserto di Aragona, per la decima gara della stagione 2020. Andiamo allora a scoprire temi e novità dell'appuntamento al Motorland insieme al nostro Guido Sassi, in MotoGP Starting Grid.

La novità
L'autunno è arrivato e a Le Mans lo hanno capito tutti che non è solo una questione di calendario. Già a Barcellona si erano ricevute le prime avvisaglie di un campionato bis alle porte, con temperature più basse che avevano subito influito sul comportamento delle gomme. Così Danilo Petrucci è resuscitato dalle retrovie e si è messo davanti a tutti, così più di un pilota ha sofferto di problemi all'anteriore, faticando a fare lavorare al meglio lo pneumatico per mandarlo in temperatura. Ad Aragon questo fine settimana non è attesa pioggia, ma il clima atteso non sarà comunque quello di fine settembre. Il termometro si muoverà tra i 7 e i 20 gradi: farà più freddo, la pista si scalderà meno. Tutte variabili che potrebbero rendere ancora più imprevedibile il fine settimana e una stagione che lo è già oltre ogni attesa.

Che numeri
Ducati ad Aragon ha vinto solo il gp d'esordio: correva l'anno 2010 e Casey Stoner fu il primo a imporsi sull nuovo circuito spagnolo. Si ripeté l'anno successivo con la Honda; da quel momento in poi ci sono stati solo piloti di casa sul gradino più alto del podio, per 8 anni consecutivi. Marc Marquez ha fatto la parte del leone con 5 vittorie in 7 gare corse, ma Andrea Dovizioso può mostrarsi fiducioso. Alle spalle dell'otto volte campione del mondo nel 2018 e 2019 è arrivato proprio il forlivese, e nel 2017 Jorge Lorenzo ha fatto terzo con la Desmosedici.
Più difficile il passato prossimo di Yamaha, che non ha più vinto dalla doppietta 2014-15 del maiorchino, mentre la M1 in generale non va più a podio al Motorland dal 2016. Il tracciato chiede motore e la Yamaha continua a soffrire in quanto a cavalleria.
Suzuki dal canto suo ha brillato nel 2018, con Iannone terzo e Rins alle sue spalle, ma l'anno scorso non ha fatto meglio del nono posto dello spagnolo.

La sfida
Joan Mir sta ancora inseguendo la prima vittoria della stagione mentre Fabio Quartararo ne ha conquistate tre, ma siccome il 2020 è un anno folle, in classifica generale il pilota Suzuki insegue a soli 10 punti di distanza il francese. Maverick Vinales dal canto suo rimane in scia: il disavanzo in graduatoria da El Diablo è di 19 punti, con l'ufficiale Yamaha in grado di portare a casa un successo nella sua consueta altalena di prestazioni. Top Gun però in 9 appuntamenti ha fatto meglio di Fabio solo in 2 occasioni, per cui paradossalmente è quasi più un alleato di Quartararo nella lotta contro Mir, piuttosto che un vero pericolo per il transalpino stesso. Il rider di Brivio troverà finalmente la prima affermazione al Motorland? Difficile da pronosticare, ma JR36 sta dimostrando di essere un campione di pazienza, oltre che di costanza. Domenica Fabio era raggiante per averlo messo alle spalle con un sorpasso sul finire di gara, stesso discorso per Vinales. Tra nono e undicesimo posto ballavano solo due punti e si sa, in certi casi conta più l'orgoglio, ma il pilota Suzuki sembra quello meno umorale dei tre e alla lunga questa qualità potrebbe premiarlo.

Questa è storia
Nel 2018, cioè solo due anni fa, Marc Marquez, Andrea Dovizioso e Andrea Iannone diedero vita a una sfida memorabile sulla pista aragonese. Dato lo sfondo western inscenarono una resa dei conti davvero alla Sergio Leone: scegliete voi tra i tre chi meglio si adatta a vestire i panni del Bello, del Brutto e del Cattivo. Ci fu un momento - alla variante 14-15 in discesa sotto il muro, dove Marc finì dritto in mezzo al panino italiano, stretto tra una Ducati e una Suzuki. Alla fine vinse il 93 e non è una novità, ma in questo 2020 l'uomo che al Motorland ha una curva a lui intitolata (la 10) sta ancora recuperando dall'infortunio, mentre The Maniac è rimasto impelagato nella vicenda doping. La storia è dalla parte di DesmoDovi, vedremo se sarà sufficiente.

Hot spot
Si chiamano 16 e 17 ma le due ultime curve del Motorland sono in realtà un unico, lungo e aperto tornante che porta sul rettilineo del traguardo, arrivando dall'altro lungo dritto della pista: il più lungo in assoluto, con i suoi 970 metri. Il tornantone non è punto dove si cerca abitualmente l'attacco - anche se è successo in passato che qualcuno forzasse l'ingresso- ma è piuttosto una curva da percorrere con buona velocità per arrivare lanciati bene sulla linea del traguardo. Il rettilineo che lo precede è invece sì un punto di sorpasso, prettamente di motore, con le Ducati che negli anni scorsi sono state in grado di sverniciare praticamente chiunque. Attenzione quindi, perché tra la 15 e la 16 si gioca una fetta importante del giro e forse anche della gara, se non del finale di campionato.

 



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