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Intervista Zasa: “Il senso di ospitalità è stato tramandato dal Dr Costa”

Nel paddock del Motomondiale quest’anno la Clinica Mobile ha una struttura più imponente e durante il GP d’Italia siamo andati a fare due chiacchiere con il dottor Michele Zasa. Il responsabile ci ha raccontato le novità, il lavoro che ogni weekend svolge l'equipe e come sono strutturati i lavori con i piloti di MotoGP
2019
La Clinica Mobile è l’ospedale dei piloti. È quel posto dove i piloti si rifugiano per fare fisioterapia, prima e dopo ogni turno di prova e dove trovano un clima sereno e divertente per scacciare la pressione. Dopo l’era del Dottor Costa è iniziata quella del Dottor Michele Zasa, che anno dopo anno porta sempre qualche novità all’interno del paddock. Oggi la Clinica Mobile è una struttura innovativa, pronta ad accogliere tutti i piloti, con anche uno spazio di radiologia e tante novità. In occasione del Gran Premio d’Italia abbiamo potuto fare quattro chiacchiere con Zasa, ecco cosa ci ha raccontato.

Nella tappa italiana del Mugello avete inaugurato una nuova terrazza e una nuova struttura della Clinica Mobile, raccontaci un po’!
Era da tempo che volevamo espanderci per dare più spazio e servizi ai piloti, e quindi abbiamo introdotto questa nuova Clinica Mobile. È un mezzo che ci permette di dare più comfort ai piloti, più spazio per la fisioterapia, oltre che gestire ospiti, laddove fuori dall’Italia non abbiamo l’hospitality. Abbiamo migliorato lo spazio della radiologia, inserendo anche delle tecnologie nuove e più moderne. In particolare nella radiologia abbiamo potuto inserire un apparecchio che ha una certa dimensione con una qualità eccellente di immagine.
In generale questa nuova struttura credo sia un’evoluzione naturale. Sono tanti anni che siamo qua e periodicamente si cresce. È una struttura impegnativa, ma avevamo pianificato tutto e quindi procediamo.

Quali sono i vostri servizi?
Continuiamo con i soliti servizi ai piloti di medicina, medicina generale, consulenza ortopedica. Ai 300 all’ora i piloti cadono, ogni weekend c’è sempre qualche frattura. Nonostante, fortunatamente, la sicurezza in pista è migliorata molto. Il messaggio che la Clinica Mobile vuole dare è che di fronte alle avversità fisiche mediche bisogna provare ad avere un’attitudine mentale positiva, che è quella che hanno questi ragazzi, e rimettersi in piedi.
La parte medica è rivolta anche al paddock, con le 2000 persone tra meccanici, giornalisti, il personale Dorna e i componenti dei team.
La fisioterapia fa il grosso dell’attività. La priorità viene data ai piloti infortunati che fanno riabilitazione. Poi c’è tutta una parte legata al massaggio sportivo, decontratturante a fine giornata, al lavoro anche preventivo prima delle prove.

Quanti interventi fate in un weekend di gara?
La media è dagli 80 ai 120 interventi medici, dal giovedì alla domenica. La fisioterapia invece va dai 280 ai 350, fino ai 400 interventi.

Avete altre attività al di fuori dal paddock?
A Piacenza abbiamo aperto da un anno un centro, prevalentemente legato all’ambito sportivo, quindi fisioterapia, ortopedia e medicina dello sport. Nasce in collaborazione e fisicamente di fianco a una palestra molto grande. Ora stiamo estendendo anche i servizi, diagnostica per immagini, cardiologia, dermatologia. Sta dando ottimi risultati, in termini di qualità del servizio offerto, visibilità, percezione e di feedback da parte degli utenti.

Quale novità state portando invece nel paddock?
Stiamo lavorando tanto sul training neuro cognitivo. Esistono infatti degli esercizi che possono aiutare a rafforzare alcune capacità, tipo multitasking, concentrazione, riflessi. Qualche esercizio l’abbiamo già portato e l’idea è quello di avere un centro fisso dove poter accogliere piloti e atleti vari.

Nelle tappe italiane avete anche una bella hospitality.
Sì, il senso di ospitalità ce l’ha tramandato il Dottor Costa. È stato il primo nel Motomondiale a capire l’importanza del mangiare insieme e ad avere una tenda dove trovavi piloti e giornalisti a mangiare. Abbiamo anche noi sponsor, che supportano la nostra attività, e di conseguenza abbiamo ospiti soprattutto nelle due tappe italiane.

Quante persone lavorano qui?
Abbiamo sei fisioterapisti, tre medici, un tecnico radiologo. A livello di hospitality, nelle tappe italiane, ci portiamo dietro altre otto/dieci persone.

Quale servizio offrite ai piloti di MotoGP?
Con alcuni abbiamo un servizio privato per cui hanno il fisioterapista fisso che segue tutti i trattamenti e va nel loro motorhome. Parliamo di Marc Marquez, Valentino Rossi e Pol Espargaro. I due piloti sono seguiti da Carlos Garcia, mentre Valentino da Cristian Giometti. Loro sono gli unici due fisioterapisti fissi della stagione così hanno una certa continuità.
Ad avere, invece, il loro fisioterapista privato sono Jorge Lorenzo e Maverick Vinales, ma tra noi c’è un’ottima collaborazione.
 
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