Ducati GP20, il mondiale costruttori è una vittoria a metà

Nelle moto il campionato riservato alle marche vale molto meno di quello piloti, eppure la Desmosedici ha dimostrato di avere molte frecce al suo arco. Dall'Igna si mostra orgoglioso e fiducioso: "Sappiamo dove lavorare per crescere ancora".

Ducati GP20, il mondiale costruttori è una vittoria a metà
“Ho ben chiari quali sono i problemi della Desmosedici e che lavoro fare per migliorarla”. Gigi Dall'Igna nel dopo gara di Portimao è stato prontamente intervistato ai microfoni di Sky Sport, visto che la Ducati ha vinto il titolo costruttori, ma il Generale non si è nascosto dietro ai premi conseguiti e ha vestito il consueto abito di lavoratore instancabile. Ovviamente l'ingegnere non è entrato nei dettagli su quali siano le idee tecniche per evolvere il progetto Desmosedici, ma tutti gli addetti ai lavori hanno ben presente quale sia l'area su cui concentrarsi.

Un matrimonio difficile
La GP20 non ha mai digerito le gomme Michelin: il nuovo posteriore ha favorito fin dai test invernali le 4 cilindri in linea, Suzuki in testa, battezzata già in Qatar da Andrea Dovizioso come l'avversario più pericoloso del lotto. Ducati e Honda sono due moto che vanno – o meglio dire andavano - guidate spigolando le curve, sacrificando la percorrenza, alzandole presto e accelerando il prima possibile a moto dritta. Le coperture francesi però nella loro evoluzione 2020 sono andate nella direzione di assecondare – semplificando un po' il concetto- le moto capaci di lavorare bene al massimo angolo di piega. Vedere Suzuki e Yamaha non soffrire più tanto nemmeno in piste di motore come Spielberg e in minor misura Aragon ha dimostrato che oggi avere una moto veloce nel misto sia più premiante che in passato.

Dovizioso in crisi
Il pilota di punta di Ducati ha sofferto in tutto il campionato: una sola vittoria, due podi in tutto, le ultime dieci gare senza salirci più. Domenica sera Andrea ha ammesso che la nuova generazione di piloti ha capito meglio gli nuovi pneumatici, anche se poi la miglior Desmosedici in classifica a fine anno è stata ancora una volta quella del forlivese. Jack Miller però, con la stessa moto e nel team Pramac, gli è arrivato alle spalle per soli 3 punti, e senza il doppio ritiro per motivi tecnici di Misano (con la GP20 fuori uso per avere risucchiato il tear off di Quartararo) e Le Mans (motore ko), gli sarebbe comodamente arrivato davanti. Bagnaia ha mostrato a tratti una velocità convincente, Zarco con la moto vecchia non ha sfigurato.

Cosa fare
I tecnici di Borgo Panigale avranno le mani parzialmente legate: lo sviluppo tecnico non permette di intervenire su motori e aerodinamica, ma se Dall'Igna e i suoi vorranno modificare telaio, forcellone ed elettronica saranno liberi di farlo nel corso del 2021. Senza bisogno di rivoluzionare la Desmosedici perché, come ha ribadito il capo del progetto “non sono io, ma la classifica del campionato a dire che Ducati è stata la moto migliore.

 



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