Stoner spiega Marquez: "Ha un punto debole, ma nessuno lo sa"
L'australiano ha analizzato il dominio 2025 di Marc Marquez: gomme, elettronica e un difetto segreto che i rivali non hanno mai capito
Il punto debole che nessuno ha visto
A poche settimane dall'inizio del Mondiale 2026, Casey Stoner torna a parlare di Marc Marquez. Lo fa con la consueta schiettezza, in un'intervista a Crash.net, e quello che dice è interessante quanto provocatorio. L'australiano due volte campione del mondo è convinto di aver individuato un punto debole dello spagnolo durante la stagione 2025, un tallone d'Achille che tuttavia i suoi avversari non hanno mai avuto la lucidità — o la curiosità — di sfruttare. Ma non ha alcuna intenzione di rivelarlo: "Marc aveva un grande punto debole in passato, che credo nessuno abbia notato. E non ne parlerò". Geniale o sadico, fate voi. Il fatto è che secondo Stoner il problema non stava tanto in Marquez, quanto nei suoi inseguitori: troppo impegnati a guardarlo come un extraterrestre imbattibile invece di chiedersi cosa avrebbero potuto migliorare di se stessi.
Il segreto delle gomme
Detto questo, Stoner non si limita all'aneddoto e spiega con precisione tecnica quello che a suo avviso ha fatto davvero la differenza nel 2025: la gestione degli pneumatici. L'idea è semplice nella sua logica, meno nella sua esecuzione: mentre tutti gli altri si affidano all'elettronica per gestire lo slittamento, Marc cerca di limitare al massimo l'intervento dei sistemi di controllo, preferendo preservare la gomma con la sua sensibilità. Il risultato è che quando il grip cala — inevitabilmente, nel finale di gara — lui ha ancora una riserva di aderenza superiore rispetto a chiunque altro. E lì che di solito attacca, o allunga, o semplicemente non crolla come gli altri. "Nessuno sembra capire cosa stia facendo per preservare le gomme", taglia corto Stoner. Per rendere il concetto più chiaro, cita Max Verstappen: i piloti migliori, anche in Formula 1, quando montano gomme fresche impiegano diversi giri prima di spingere davvero. Marquez ha adottato la stessa filosofia in MotoGP.
Gli anni bui come palestra
C'è un altro aspetto che Stoner sottolinea, forse quello più illuminante sull'evoluzione del campione spagnolo. Gli anni difficili trascorsi in Honda — tra infortuni, frustrazioni e una moto che sembrava non volergli bene — anziché logorarlo lo hanno migliorato. "Quello che ha fatto in quegli anni difficili è stato costruire un altro livello di forza, intelligenza e pazienza. Ed è apparentemente quello che manca a tutti quelli che gli corrono contro adesso". In sostanza: la crisi lo ha temprato. E ora ci si ritrova a dover fare i conti con un Marquez che è, paradossalmente, più completo e maturo di quello che dominava con la Honda nei primi anni di carriera. Una versione aggiornata, più intelligente, più paziente.