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Chirurgo stupefatto: Marquez corre con un braccio e mezzo

Samuel Antuña, il medico che lo ha operato dopo l'incidente in Indonesia, non lascia spazio a dubbi: il braccio destro non tornerà mai normale

Marc Marquez arriva a Misano da secondo in classifica, a diciannove punti da Jorge Martin, con otto Gran Premi ancora da correre e un decimo titolo mondiale che fino a tre mesi fa sembrava fuori discussione. Ci arriva anche, stando a chi lo ha operato, con un bicipite destro che non fa più il suo lavoro.

"Un braccio e mezzo"

A parlare è Samuel Antuña, specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia all'Ospedale Ruber Internacional di Madrid, il medico che ha operato il pilota dopo la caduta in Indonesia. In un'intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Periódico e firmata da Emilio Pérez de Rozas, Antuña ammette che dare una valutazione oggettiva di quel braccio è praticamente impossibile, perché Marquez ha una capacità di compensare le proprie carenze che manda in confusione anche i medici. Quello che si può dire con certezza è che la forza non c'è più, e che il problema principale riguarda il bicipite. Per rendere l'idea il chirurgo usa un'immagine che vale più di una cartella clinica: al momento Marquez corre con un braccio e mezzo. Il braccio destro è stato operato sette volte in sei anni. Antuña non lascia margini di interpretazione sul futuro: si tratta di un processo lento, la situazione è migliore di com'era, ma quel braccio normale non lo è e non lo sarà mai più. Il dettaglio che chiude il discorso è domestico e proprio per questo eloquente, cioè che Marquez fatica a giocare a padel. Per dare una misura di cosa significhi in termini sportivi, il medico tira in ballo un altro campione spagnolo: se fosse stato Carlos Alcaraz, dice, avrebbe dovuto lasciare il tennis professionistico e limitarsi a giocare da dilettante.

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Cosa ha cambiato la caduta di Mandalika

Il punto di rottura è preciso e ha una data. Nel 2025, l'anno del nono titolo, il braccio era tutt'altro che perfetto ma consentiva di lavorare: nessun dolore particolare, nessuna lamentela, e un pilota che si trovava a suo agio sulla moto nuova. Poi, al Gran Premio d'Indonesia, il contatto con Marco Bezzecchi, la frattura dell'apofisi coracoidea della spalla destra, l'operazione e una stagione chiusa in anticipo con l'arto completamente immobilizzato per settimane. Da lì si è ripartiti da zero. Negli interventi, spiega Antuña, sono stati coinvolti tricipite, dorsale, grande rotondo e pettorale: non manca nessun muscolo, ma nessuno di quei muscoli è più quello di prima. Il resto del discorso il chirurgo lo sposta sul piano umano, e lo fa senza retorica. Descrive Marquez come un paziente che ascolta e che ha una capacità di recupero post operatorio fuori dal comune, con una passione per il proprio mestiere accompagnata da un'ambizione che definisce inaudita. Aggiunge che il percorso è stato durissimo e che nessuno si sarebbe stupito se, a un certo punto, avesse mollato. E sottolinea un aspetto che nello sport di vertice non è scontato: di lamentele, in pubblico come in privato, non ne ha mai sentite. Che poi è esattamente il motivo per cui la classifica dice quello che dice. Claudio Domenicali, amministratore delegato di Ducati, ha ammesso pochi giorni fa che fino a tre mesi fa in azienda davano il mondiale per perso. E invece... 
 

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