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Alex Rins dice basta: niente MotoGP, niente Superbike, niente moto

Aveva due offerte in Superbike e le ha rifiutate: Rins lascia le moto a fine 2026. Il futuro, dice, sta da un'altra parte

No alla MotoGP, no alla Superbike

Quando un pilota di trent'anni resta senza sella nella classe regina, il copione è sempre lo stesso: si guarda alla Superbike, si tratta, si riparte da lì. Alex Rins invece ha chiuso la porta a tutto. Giovedì a Misano, nel giorno delle conferenze stampa che aprono il Gran Premio di San Marino, lo spagnolo ha annunciato che a fine stagione smetterà di correre in moto. Non un cambio di campionato, non un ultimo giro di giostra: proprio basta. E il dettaglio che pesa è che sul tavolo aveva due offerte concrete per il Mondiale Superbike. Le ha lasciate lì perché, ha spiegato, ha trovato qualcosa che lo attira molto di più e che non può ancora raccontare perché non è chiuso. L'unica cosa che si è lasciato scappare è che il nuovo progetto guarda alle quattro ruote.

"Mi ha tolto la voglia"

La parte più onesta del suo racconto è quella in cui ammette di averci pensato su parecchio, perché correre è la routine di una vita intera: uno si alza, fa colazione e va in ufficio, lui si è sempre alzato per prepararsi a correre in moto. Il punto è che gli ultimi anni hanno consumato quella routine. La frattura alla gamba rimediata nel 2023 a Mugello, con i mesi di stop e la fatica di tornare al livello di prima, e poi una Yamaha che a lungo ha faticato a essere competitiva: Rins dice apertamente che la situazione degli ultimi tempi gli ha tolto un po' la voglia di stare nel mondo delle moto. Yamaha non lo ha confermato per il 2027, sulla griglia della nuova era regolamentare non c'era posto per lui, e a quel punto la scelta è stata più semplice di quanto sembri.

Sei vittorie in MotoGP

Quello che lascia non è poco. Vice campione del mondo in Moto3 nel 2013 e in Moto2 nel 2015, in MotoGP dal 2017 con la Suzuki ufficiale, Rins ha lottato per il titolo in tutte e tre le classi senza mai vincerne uno, come ha ricordato lui stesso. In compenso in classe regina ha messo insieme sei vittorie e un terzo posto iridato nel 2020, l'anno d'oro suo e della Suzuki, ed è stato proprio lui a regalare alla Casa di Hamamatsu l'ultimo successo in MotoGP, a Valencia nel 2022, prima dell'addio al Mondiale. Poi la vittoria a sorpresa ad Austin nel 2023 con la Honda LCR, che lo ha fatto entrare in un club ristrettissimo: quello di chi ha vinto in MotoGP con due costruttori giapponesi diversi. In totale, nelle quindici stagioni dal debutto in Moto3 nel 2012, i conti dicono 18 vittorie e 58 podi nel Motomondiale. E, come ha ricordato lui, di gare da godersi ne restano ancora nove.

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