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Maxinaked da urlo: le 5 più potenti sul mercato

Esagerate in tutto, le hypernaked sono delle supersportive "svestite" delle  carene ma con una posizione di guida più comoda all'utilizzo su strada. Ecco i 5 modelli più potenti attualmente in vendita 

Super performanti, estreme nelle linee e ricchissime nella dotazione elettronica, le hypernaked sono l’arma definitiva per chi cerca una moto dalle prestazioni estreme senza incorrere nella scomodità dei semi manubri. Abbiamo selezionato i 5 modelli più potenti attualmente disponibili sul mercato moto italiano, vediamo quali sono in ordine crescente. 
 

5- KTM 1390 Super Duke R

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L'hypernaked di KTM ha linee e prestazioni davvero mostruose: il design, spigoloso e affilatissimo, è dominato dal serbatoio con i fianchi aperti e le alette aerodinamiche integrate nei convogliatori. Il telaio è un traliccio in tubi di acciaio, ormai marchio di fabbrica delle KTM stradali, mentre è Brembo l'impianto frenante con pinze Stylema monoblocco a quattro pistoncini e dischi di 320 mm davanti. Il motore è un bicilindrico a V di 75° di 1.350 cm³ accreditato di 190 CV a 10.000 giri/min e con un picco di coppia di 145 Nm a 6.750 giri/min. Numeri raggiunti grazie anche alla fasatura variabile. Dal cruscotto TFT a colori da 5” è possibile selezionare tre riding mode (Rain, Street e Sport) e come optional sono disponibili anche le mappe Performance e Track. Il motore ha una spinta "mostruosa": ai medi spinge fortissimo ma, grazie all'elettronica azzeccata, la potenza viene scaricata a terra senza difficoltà. La frenata è precisissima e l'anteriore è svelto a prendere la corda. Veloce anche il cambio dotato di quickshift bidirezionale. Per sapere tutto di lei, trovate qui il test in pista!

4- Kawasaki Z H2

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La nuda più estrema della gamma Kawasaki monta un motore quattro cilindri in linea sovralimentato di 998 cm³ con compressore volumetrico, in grado di erogare 200 CV di potenza massima. La peculiarità di questo motore è proprio il sistema di sovralimentazione con compressore volumetrico, che fa “fischiare” la moto con un sibilo che si confonde con il ruggito del motore. Nonostante la cavalleria sia paragonabile a quella di una supersportiva, la risposta del motore è sorprendentemente docile e regolare ai bassi regimi, ma al crescere dei giri la spinta si fa piuttosto cattiva, con un'accelerazione bruciante e un allungo quasi infinito fino ai regimi più alti. La versione SE monta sospensioni a controllo elettronico, l'impianto frenante ha pinze Brembo ad attacco radiale che lavorano su dischi di 320 mm all'anteriore, e l'elettronica comprende IMU a sei assi, ABS e controllo di trazione cornering, antimpennata, launch control, cambio elettronico e cruise control. La posizione di guida è comoda e naturale, più "seduta" che d'attacco, mentre i 240 kg di peso si fanno sentire nel misto stretto e nelle manovre a bassa velocità. Il suo campo di battaglia ideale è il misto medio-veloce, dove esprime il meglio di sé offrendo una rassicurante stabilità. Qui la nostra prova.

3- MV Agusta Brutale 1000

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La Brutale 1000 RR è una maxinaked fra le più raffinate al mondo, che si rivolge a piloti esperti e appassionati. A spingerla ci pensa il quattro cilindri in linea a valvole radiali con catena della distribuzione centrale capace di 208 CV a 13.450 giri/min e 116,5 Nm di coppia, valori tenuti a bada da un’elettronica completa di tutto: quattro mappe di erogazione (Sport, Race, Rain, Custom) e la piattaforma inerziale IMU, che gestisce il controllo di trazione (regolabile su 8 livelli e disinseribile) e regola l'intervento in funzione dei dati sull'angolo di piega forniti dall'IMU. Il Front Lift Control, evoluzione sostanziale dell'anti-wheelie, è proposto con opzione “attivo” o “non attivo”. Per le partenze a razzo è disponibile il launch control, che interviene sia sui giri motore sia sulla coppia. La posizione di guida è d'attacco ma non estrema grazie ai manubri alti e alla sella ben imbottita. Il motore 4 cilindri spinge forte ma con la mappa più “docile” l’erogazione è un po’ ruvida ai bassi e la risposta del gas a volte imprecisa. Il difetto scompare passando ai riding mode più sportivi e sfruttando il motore a fondo (se ci riuscite). Per tenerla incollata all’asfalto ci sono alette ai lati del radiatore che “caricano” l’avantreno superati i 200 km/h. Le sospensioni sono completamente regolabili sulla versione RS, mentre la RR sfoggia le Öhlins Smart-EC a regolazione elettronica semiattiva. La frenata, potente e modulabile, è affidata a un impianto Brembo con pinze monoblocco Stylema all'anteriore. Poco preciso il quickshift ai bassi regimi, meglio agli alti. Trovate qui la nostra prova video!

2- BMW M 1000 R

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Prendete una BMW M 1000 R, toglietele le carene (e una R) e otterrete la hypernaked M 1000 R, che con i suoi 209 CV sprigionati dal quattro cilindri in linea di 999 cm³ con fasatura e condotti di aspirazione variabili si posiziona al terzo posto della nostra classifica. Si tratta di una nuda ipertecnologica e dalle linee estreme, con due grosse ali aerodinamiche che a 220 km/h generano un carico di 11 kg sulla ruota anteriore. Il telaio è in alluminio, le sospensioni sono Öhlins a controllo elettronico e i cerchi in alluminio forgiato. Se invece desiderate avere una maggior maneggevolezza e un appeal estetico da urlo, nella versione M Competition sono disponibili i cerchi in carbonio. Il pacchetto di ausili elettronici è completo di tutto e vede quattro modalità di guida, traction control, controllo dell'impennata, quickshifter, launch control, il pit lane limiter che limita la velocità e, dulcis in fundo, il Brake Slide Assist che facilita gli ingressi in curva in derapata. La posizione di guida è decisamente sportiva, con manubrio basso e largo e le pedane piuttosto arretrate. Il motore ha grinta da vendere ma ai bassi regimi risulta trattabile e con un’erogazione molto regolare. Tra le curve la M 1000 R stupisce per velocità di ingresso in curva e stabilità in percorrenza. Ottime le sospensioni, rigorose ma comunque in grado di filtrare le asperità del fondo stradale. La prova completa, qui.

1- Ducati Streetfighter V4

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La Ducati Streetfighter V4, già da ferma, è cattivissima: il frontale è dominato dal faro dotato di luci a LED con profilo DRL e grosse ali biplano in grado, a 270 km/h, di generare ben 45 kg di deportanza. Il motore è il raffinato V4 di 90° di 1.103 cm³ ereditato dalla supersportiva Panigale V4. Dotato di distribuzione desmodromica, albero motore controrotante e cornetti di aspirazione a lunghezza variabile, eroga una potenza di 214 CV a 13.500 giri/min e un picco di coppia di 120 Nm a 11.250 giri/min; valori che la posizionano al primo posto della nostra classifica! Se poi pensate di utilizzare la moto solo in pista, con il kit di scarico Racing si può arrivare a quota 226 CV! Dalla cugina Panigale, la Streetfighter eredita anche il pacchetto di ausili elettronici: quattro i riding mode (Race, Sport, Road, Wet) e quattro i Power Mode (Full, High, Medium, Low), Race eCBS, Ducati Traction Control, controllo dell’impennata, dello slittamento, launch control, quick shift bidirezionale di seconda generazione e controllo del freno motore. Fluido e regolare ai bassi, superata la metà del contagiri il V4 cambia decisamente carattere e offre una spinta davvero impressionante, con un’accelerazione da urlo. Il tutto è supportato da una ciclistica sempre all’altezza, tanto stabile quanto sorprendentemente maneggevole e “facile” da guidare. L'abbiamo testata sul tracciato super tecnico di Andalucia, ecco com'è andata.

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