Zippergate, Stoner punta il dito contro Quartararo: "Da bandiera nera"

Il campione australiano twitta la propria condanna: "A 350 all'ora non puoi correre con la tuta aperta, l'intenzionalità non conta". La regola c'è: la direzione gara però ha applicato, come spesso in questi casi, la pena più blanda per non scontentare nessuno e trovare una soluzione politica

Zippergate, Stoner punta il dito contro Quartararo: "Da bandiera nera"
Qualcuno l'ha già battezzato “Zippergate”, ma il caso di Fabio Quartararo che viene penalizzato dalla direzione gara per avere corso senza la protezione del petto e delle costole ha generato sostanzialmente una condanna unanime del pilota francese. Tra i più diretti anche Casey Stoner, che non ha esitato a definire “da bandiera nera” il comportamento del leader del campionato.

Pericolo in pista
La race direction ha sanzionato Quartararo con 3 secondi di penalizzazione perché l'abbigliamento obbligatorio per i piloti va indossato sempre, nel corso della gara. In questo senso non conta l'intenzionalità del gesto: in parole povere non fa differenza comprendere se Fabio si sia tolto volontariamente il paracostole, finito in una posizione fastidiosa.
Dello stesso avviso anche Stoner: il campione australiano ha twittato sull'argomento, senza mandarle a dire: “Che sia stato Fabio o meno ad abbassare la cerniera della tuta apposta, credo che sarebbe stato giusto dare bandiera nera. A questi livelli non puoi essere ammesso a correre a 350 chilometri all'ora con la tuta aperta”.

Punizione giusta?
Come spesso accade con la race direction, non è tanto la mancanza di regole a fare storcere il naso, ma la loro applicazione poco tempestiva e spesso poco incisiva. In questo caso la regola è pensata per fare correre i piloti in condizioni di sicurezza. Ovviamente, come sottolineato da Stoner, correre con la tuta aperta, espone il pilota a un grosso rischio in caso di caduta. Pur senza dare la bandiera nera, si sarebbe potuto intimare a Quartararo di rientrare ai box per ripristinare un abbigliamento corretto, per poi farlo rientrare in pista. Chiaramente l'effetto sarebbe stato pari alla black flag, ma la soluzione più consona allo spirito del regolamento e con le giuste tempistiche. Purtroppo non è la prima volta che invece si adotta una soluzione blanda, che sembra avere l'unico scopo di intervenire per soddisfare le rimostranze dei team rivali (Ducati e Suzuki in questo caso) e non di risolvere il problema.

 



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