Terzo pilota in MotoGP? È una questione - non solo- di soldi
Liberty Media vuole portare lo spettacolo, in pista e fuori, a un livello costante. I team però ritengono che non sia possibile farsi carico di nuovi costi. E maggiori introiti potrebbero non bastare: quale pilota di moto vuole essere pagato per non correre?
La MotoGP è stata acquisita da Liberty Media e i proprietari della Formula1 hanno già portato alcuni cambiamenti nella direzione che hanno impresso anni fa alle quattro ruote.
Sullo schieramento di partenza, per esempio, c'è più spazio per le esibizioni in griglia nel pre gara, per uno spettacolo di contorno che viene ritenuto importante per dare valore al prodotto. Allo stesso tempo, le modifiche regolamentari si sono mosse nella direzione di ridurre le differenze tra i vari costruttori e dall'anno prossimo vedremo quanto questo obiettivo sarà avvicinato realmente.
Obiettivo Formula 1
Avere uno show più “presente”, con i piloti impegnati in eventi promozionali per tutto il weekend, è un altro dei target che Liberty Media ha puntato. Il livello del motomondiale però non è lo stesso dei cugini a quattro ruote, con i piloti che – a oggi- non mostrano troppo entusiasmo nel rendersi disponibili per le varie attività. A questo si aggiunge il fatto che – quando ci sono degli infortuni- gli stessi piloti tendono a rimanersene a casa. Difficile non comprenderli: la stagione già è lunga di suo e andare in circuito anche quando senza potere salire sulla moto è una di quelle “torture” che volentieri i rider si risparmiano.
Attualmente il regolamento dice che ogni squadra ha dieci giorni di tempo per sostituire i propri piloti infortunati, quindi saltando il gran premio immediatamente successivo. Poi però un sostituto va trovato. È una situazione di ripiego, che non soddisfa gli organizzatori. Liberty Media vuole evitare anche di avere spazi vuoti in griglia e giustamente i fan e gli sponsor chiedono uno spettacolo sempre “pieno”.
Mettendo insieme un po' tutte queste ragioni, gli organizzatori del mondiale vogliono andare incontro all'obbligo di un terzo pilota, o pilota di riserva, per ogni squadra. Così facendo, si eviterebbero le defezioni, ma per i team sarebbe un discreto impegno, anche economico. Oltre al fatto che non è semplicissimo trovare dei piloti disposti a prendersi l'impegno di “non correre”, a meno che non si verifichino delle circostanze eccezionali. E comunque mantenere l'allenamento richiesto da una MotoGP non è affatto semplice.
Una guerra strisciante
Quella del terzo pilota in fondo è solo una piccola “baruffa”, che nasconde un tema ben più importante: i costruttori stanno trattando con la MotoGP i futuri contratti delle squadre. Attualmente l’organizzatore paga la non indifferente cifra di 2,5 milioni di euro a moto, un totale di 5 a squadra, che i costruttori vorrebbero alzare a 6. C’è poi una ulteriore quota per i costruttori che forniscono i team satellite: altri due milioni di euro.
La questione del terzo pilota è una leva: i team vogliono più soldi per accettare di aggiungere contratti onerosi, Liberty Media non sembra disposta ad aumentare i contributi senza precise garanzie che l'intero comparto comunicazione delle squadre venga adeguato ai nuovi standard.
Si arriverà a una soluzione? La strada intermedia – almeno per quanto riguarda i piloti- potrebbe essere nell'obbligo di un terzo pilota per costruttore e non per team, una sorta di jolly da giocarsi sulle varie squadre impegnate. In fondo, Michele Pirro già lo fa per Ducati, KTM ha Pol Espargarò, Honda può contare su suo fratello. Rimane il fatto che farsi tutta una stagione sarebbe un bell'impegno: vuoi vedere che alla fine il test rider sarebbe in certi casi pagato più del pilota titolare?