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Valnerina in moto: 250 km i borghi di Marche e Umbria

Un anello tra Umbria e Marche che parte da Spoleto e sale fino agli oltre 1.400 metri dei Monti Sibillini. Si viaggia tra boschi, pareti rocciose, piccoli borghi e strade tutte da guidare, con il Nera a fare da filo conduttore. Poi, prima di chiudere il giro, i grandi spazi del Pian Grande e la discesa verso Norcia

Valnerina in moto

Il moto giro che vi proponiamo qui forma un anello di circa 250 km, con partenza e arrivo a Spoleto, e permette di attraversare l’Alta Valnerina fino a entrare nelle Marche, raggiungere i Monti Sibillini e poi tornare in Umbria passando per Castelluccio e Norcia. Una giornata intera è il tempo giusto per goderselo senza trasformarlo in una corsa  cronometrata. Il giro dà il meglio dalla tarda primavera all'autunno, quando i passi sono normalmente più facilmente percorribili e i Piani di Castelluccio sono accessibili. In alta stagione, soprattutto durante la Fioritura, è però bene mettere in conto maggiore traffico e possibili regolamentazioni temporanee. 
La cosa più bella di questo giro è che la strada cambia insieme al paesaggio, quasi senza farsi notare. All'inizio si viaggia nel fondo della Valnerina, tra il corso del Nera, boschi fitti, pareti rocciose e piccoli borghi appoggiati sui versanti. Poi, chilometro dopo chilometro, la valle si fa più stretta e la strada comincia a salire, le curve aumentano e il panorama si apre. Superata Visso e raggiunto Castelsantangelo sul Nera, cambia ancora tutto: arrivano i tornanti di montagna, i boschi lasciano spazio ai pascoli e l'orizzonte si allarga. Poi, oltre Forca di Gualdo, arriva la sorpresa finale. Davanti alla moto si spalancano i Piani di Castelluccio, uno spazio enorme e quasi irreale dopo tanti chilometri trascorsi tra gole e montagne.

Da Spoleto verso Sant’Anatolia e Vallo di Nera

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Si parte quindi da Spoleto, città che merita già una visita prima di mettersi in marcia con la sua Rocca Albornoziana, il Duomo e soprattutto il Ponte delle Torri, lungo circa 230 metri e alto 80, per puntare poi verso la SS685 delle Tre Valli Umbre e, da lì, attraversata la zona della Forca di Cerro, entrando nel cuore della Valnerina. 
Superato il tratto più scorrevole della SS685, il ritmo cambia. La valle si stringe, il Nera accompagna la strada e sui versanti compaiono boschi e piccoli abitati. Una prima deviazione può portare a Sant’Anatolia di Narco, borgo raccolto e ancora leggibile nella sua struttura medievale. Proseguendo si arriva a Vallo di Nera, arroccato su un poggio sopra il fiume: mura, torri e vicoli in pietra ne fanno uno dei centri più caratteristici dell’intera valle. Qui conviene parcheggiare la moto e fare due passi. La chiesa di Santa Maria, con i suoi affreschi, è uno dei punti più interessanti del borgo, ma anche solo perdersi tra le strette stradine del centro restituisce bene l’atmosfera della Valnerina più autentica. Da Vallo si prosegue quindi verso Cerreto di Spoleto, altro paese costruito in posizione dominante sulla valle. La strada continua a regalare un alternarsi piacevole di curve e tratti più aperti. Si guida bene e rilassati. 

Preci e l’ombra dei Sibillini

A Cerreto si imbocca la SP209 della Valnerina, direzione Preci e Visso. Qui la carreggiata attraversa un territorio più aspro, incassato tra rilievi e pareti rocciose, e il paesaggio diventa progressivamente più selvaggio.  La sosta successiva è a Preci, piccolo borgo famoso soprattutto per la sua storia legata alla medicina e alll’antica Abbazia di Sant’Eutizio. Il complesso, costruito su uno sperone roccioso poco distante dal paese, è uno dei monumenti simbolo dell’Alta Valnerina. 

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Vale una piccola digressione/curiosità storica: tra Medioevo ed età moderna, questo piccolo paese sviluppò infatti una tradizione chirurgica destinata a diventare famosa ben oltre i confini dell’Umbria. Le sue origini sono come detto legate anche all’Abbazia di Sant’Eutizio, dove i monaci benedettini conservarono e studiarono testi di medicina e conoscenze sulle piante medicinali, poi tramandate nel territorio. Il sapere passava soprattutto di generazione in generazione, formando veri specialisti in interventi come la cura della cataratta e la rimozione dei calcoli urinari. Tra Cinquecento e Settecento i chirurghi preciani raggiunsero una notevole fama e furono chiamati a operare anche fuori dall’Italia. Tra loro spicca Cesare Scacchi, che secondo la tradizione fu chiamato in Inghilterra per curare la cataratta della regina Elisabetta I. 
Aldi là della tradizione, i terremoti hanno purtroppo provocato danni importanti e il sito è stato interessato dagli interventi della ricostruzione: prima di programmare una visita è quindi opportuno verificarne le modalità di accesso. 

Visso e la salita verso Forca di Gualdo

Lasciata Preci, la SP209 continua verso Visso, attraversando uno dei paesaggi più scenografici dell’itinerario. È anche il tratto nel quale si percepisce più chiaramente il passaggio verso i Monti Sibillini. 
Visso è la porta settentrionale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Anche qui il terremoto del 2016 ha lasciato segni profondi sul centro storico, ma il territorio circostante continua a offrire scenari magnifici. Da Visso si prende la strada verso Castelsantangelo sul Nera, sconfinando nelle Marche. Da qui comincia la salita vera e propria. La strada guadagna quota verso Forca di Gualdo, con curve e tornanti immersi in un ambiente sempre più aperto. I boschi lasciano spazio ai pascoli e, man mano che si sale, le montagne acquistano dimensioni completamente diverse. Superato il valico, il panorama si spalanca sui grandi altopiani di Castelluccio. Sosta lato strada e foto obbligatorie.

Castelluccio, il grande palcoscenico dei Sibillini

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Il paese, posto a circa 1.450 metri di quota, domina i grandi Piani e in particolare il Pian Grande, una distesa carsica circondata dalle montagne del Parco. In moto il colpo d’occhio è notevole soprattutto perché, dopo chilometri trascorsi dentro la valle, improvvisamente gli spazi diventano enormi. La strada corre in mezzo a prati e coltivi e per alcuni chilometri sembra quasi perdersi nell’altopiano. 

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La fama del luogo è legata anche alla Fioritura, che tra la fine della primavera e l’estate trasforma i Piani in un mosaico di colori (gli amanti della cucina possono fermarsi in una bottega e acquistare la celebre lenticchia di Castelluccio).  Attenzione però: durante il periodo della Fioritura possono essere introdotte specifiche regolamentazioni del traffico per gestire l'afflusso turistico: nel 2026, per esempio, la Provincia di Perugia aveva previsto limitazioni sulla SP477, poi revocate il 10 luglio. Meglio quindi controllare sempre la situazione della viabilità prima della partenza.

La discesa verso Norcia e il ritorno a Spoleto

Da Castelluccio si imbocca la SP477 e si scende verso Norcia. Dopo l’ampiezza dei Piani, la strada torna rapidamente a infilarsi tra i rilievi e il paesaggio assume nuovamente un carattere più chiuso. Norcia è una sosta quasi obbligata. Piazza San Benedetto e la basilica, dedicata al santo nato proprio qui, sono il cuore della città. Gli stessi amanti della cucina di cui sopra, troveranno di che accompagnare le già ottime lenticchie: tartufo nero e salumi sono di casa.  Da Norcia si torna quindi verso la SS685 delle Tre Valli Umbre, passando per Serravalle e Borgo Cerreto. Gli ultimi chilometri sono più scorrevoli e permettono di chiudere l’anello tornando a Spoleto.

Trovandoci in zona: L'itinerario definitivo per scoprire l’Umbria nascosta. In moto tra borghi, laghi e ulivi


 

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mikbar
Gio, 20/08/2026 - 12:34
Perché, invece delle foto super sature, non pubblicate le mappe dei percorsi? Thanks