Tre itinerari in moto per l’autunno: dal Delta del Po al Tagliamento
Finita l’estate? Non disperiamo: l’autunno è una stagione perfetta per viaggiare in moto. Meno traffico, temperature più miti e paesaggi che cambiano colore. Dal Delta del Po alle colline del Prosecco, fino al Tagliamento, ecco tre itinerari da gustare senza fretta tra Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia…
Motogiri autunnali
L’estate è finita, ma non la stagione della moto. Anzi: temperature più miti, strade meno affollate e paesaggi che cambiano colore fanno dell’autunno uno dei periodi migliori per dedicarsi al mototurismo. Abbiamo scelto tre percorsi molto diversi tra loro, dall’acqua del Delta del Po alle colline del Prosecco, fino alle montagne e al mare del Friuli Venezia Giulia.
Naturalmente bisogna fare i conti con giornate più corte, asfalto umido, foglie e qualche banco di nebbia, ma scegliendo una bella giornata le soddisfazioni non mancano. I tre itinerari che vi proponiamo si concentrano nel Nord-Est e, avendo più giorni a disposizione, possono anche diventare le tappe di un unico viaggio tra Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Il Delta del Po: in moto tra acqua, valli e fenicotteri
Qui non ci sono passi né tornanti da raccordare. Il divertimento è di tutt’altro genere: strade che corrono tra argini e canali, orizzonti larghissimi e quella particolare geografia del Delta nella quale non è sempre facile capire dove finisca la terra e cominci l’acqua. È una zona che avevamo già attraversato in moto tra Colli Euganei, Polesine e Ravenna, ma che in autunno cambia completamente atmosfera.Il nostro percorso parte in questo caso da Ravenna e termina a Ferrara, sconfinando nel frattempo in Veneto. Prevedendo qualche deviazione interessante, si possono mettere in conto circa 180-190 km, tutti sostanzialmente pianeggianti.
Prima di partire vale la pena dedicare almeno qualche ora a Ravenna, dai mosaici delle basiliche alla tomba di Dante. Poi si punta verso nord, seguendo la SS309 Romea in direzione delle Valli di Comacchio. La statale non è certo la strada più emozionante per un motociclista e può essere trafficata, quindi, dove possibile, conviene sfruttare le strade locali che si avvicinano alle valli e alla costa.
Comacchio e le valli
Con i suoi canali ed i ponti che li attraversano, Comacchio è la prima vera sosta del nostro itinerario. Appena fuori dall'abitato comincia uno degli ambienti naturalistici più importanti del Delta. La Salina di Comacchio ospita stabilmente una delle più importanti colonie italiane di fenicottero rosa e l’autunno è particolarmente interessante anche perché coincide con le migrazioni di numerose altre specie. Il portale turistico locale indica proprio il periodo compreso tra metà luglio e metà ottobre tra i migliori per il birdwatching. Se vi piacciono animali e natura, portatevi un binocolo. Chi vuole fermarsi più a lungo può lasciare per qualche ora la moto: alcune zone della Salina sono infatti accessibili soltanto attraverso visite regolamentate e guidate. Se poi vi viene fame, l’anguilla, servita in praticamente tutti i ristoranti della zona, rimane il prodotto simbolo di Comacchio.
Ripresa la moto si prosegue verso nord. Una deviazione che vale il tempo necessario conduce all’Abbazia di Pomposa, per poi attraversare la zona di Mesola e raggiungere il Delta veneto. L’itinerario può quindi toccare Porto Viro e Adria, prima di piegare nuovamente verso sud-ovest in direzione di Ferrara. È un tracciato più lungo rispetto al semplice trasferimento Ravenna-Ferrara, ma permette di entrare davvero nel paesaggio del Delta invece di attraversarlo soltanto.
Arrivo a Ferrara
L’ultima parte riporta nell’entroterra fino a Ferrara, dove conviene terminare la giornata. Il Castello Estense e il centro storico meritano una visita senza fretta e la città è abbastanza ricca da giustificare anche un pernottamento prima di ripartire. L’autunno qui aggiunge qualcosa al viaggio: nei boschi e nelle campagne compaiono i colori più caldi, mentre sulle valli le prime ore del mattino possono regalare nebbie e luci spettacolari. La stessa nebbia, però, è anche il principale elemento a cui prestare attenzione in moto, insieme all’umidità sull’asfalto e alle temperature che possono scendere rapidamente dopo il tramonto.
La Strada del Prosecco: 90 km tra vigne e colline
Con il secondo itinerario cambia completamente il paesaggio. Dalla pianura del Delta si passa ai continui saliscendi delle colline tra Conegliano e Valdobbiadene, dove la moto torna a essere protagonista anche nella guida. Strade che avevamo in parte già percorso in occasione del nostro itinerario delle 1000 curve tra Prealpi e Dolomiti venete. Qui però non serve “inventarsi” alcun percorso: la Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene esiste davvero ed è un itinerario asfaltato di circa 90 km, pensato proprio come un anello. È l'erede della Strada del Vino Bianco inaugurata nel 1966, prima arteria enologica italiana, mentre dal 2019 le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come paesaggio culturale.
Il punto di partenza è Conegliano, dove si trova anche lo storico Istituto Cerletti, fondato nel 1876 e considerato la più antica scuola enologica d’Italia. Da qui si sale verso Collabrigo e quindi Rua e San Pietro di Feletto, dove una sosta alla Pieve romanica offre già un buon motivo per togliersi il casco.
Da Conegliano a Valdobbiadene
La strada continua verso Refrontolo, con la possibile deviazione al Molinetto della Croda, quindi raggiunge Solighetto, Farra di Soligo e Col San Martino. Il paesaggio è davvero molto bello: dorsali strette, vigneti che seguono notevoli pendenze, boschi e piccoli nuclei abitati infilati tra un versante e l’altro. Superato Colbertaldo, si entra progressivamente nell’area del Cartizze. Passando per Follo, Santo Stefano e San Pietro di Barbozza si raggiunge infine Valdobbiadene. Anche in questo caso, l’autunno dà qui il meglio di sè: terminata o ormai agli sgoccioli la vendemmia, i filari cominciano a passare dal verde al giallo e al rame, mentre sulle sommità delle colline tornano protagonisti i boschi di castagno.
A Valdobbiadene si gira idealmente la boa e si comincia il ritorno seguendo un'altra strada. L’anello ufficiale passa da Guia, Campea, Pedeguarda, Farrò e Rolle, per poi raggiungere Arfanta, Tarzo e Corbanese e rientrare a Conegliano attraverso Cozzuolo, Carpesica e Ogliano. È forse la parte meno conosciuta del giro, ma alterna vigneti, boschi e continue variazioni di quota, cioè esattamente ciò che serve per non trasformare una strada del vino in una semplice - ma irrinunciabile - visita alle cantine, che ovviamente non mancano e lavorano su prenotazione, quindi per chi vuole trasformare l’itinerario in un fine settimana la soluzione più sensata è fermarsi a dormire in zona.
Lungo il Tagliamento, dalle Alpi all’Adriatico
Il terzo viaggio è il più lungo e anche quello che cambia maggiormente faccia lungo il percorso. Il filo conduttore è il Tagliamento, che nasce sulle pendici orientali del Monte Miaron, nei pressi del Passo della Mauria, e dopo circa 178 km raggiunge l’Adriatico tra Lignano e Bibione. Il nostro itinerario stradale, prevedendo le deviazioni, supera invece abbondantemente i 200 km. Dei tre itinerari questo è quello sul quale la stagione conta di più. Sul Delta e sulle colline venete l’autunno può protrarsi a lungo; al Passo della Mauria, invece, si parte quasi a 1.300 metri. Tra ottobre e novembre temperature basse, gelate mattutine o una prima nevicata non sono affatto eventualità da trascurare. Conviene quindi controllare sempre meteo e viabilità prima della partenza e, soprattutto nella seconda parte dell'autunno, tenere pronta un’alternativa che faccia cominciare il viaggio più a valle.
Dalla Carnia a San Daniele
Superati Ampezzo e Villa Santina si raggiunge Tolmezzo. Da qui vale la pena allungare leggermente il percorso fino al Lago di Cavazzo, chiamato anche Lago dei Tre Comuni e indicato da PromoTurismoFVG come il più grande lago naturale del Friuli. Poco più avanti c’è Bordano, il “paese delle farfalle”, riconoscibile anche per i numerosi murales dedicati agli insetti.
Il Tagliamento si allarga progressivamente e mostra uno dei suoi tratti più caratteristici: un enorme letto di ghiaia dentro il quale il corso d’acqua si divide e si ricompone continuamente. Passando da Gemona del Friuli si prosegue quindi verso San Daniele del Friuli, dove il motivo della sosta è facilmente intuibile.
Da qui l’itinerario continua attraverso Ragogna e Pinzano al Tagliamento, uno dei punti migliori per osservare dall’alto il grande alveo del fiume. Lasciate le Prealpi alle spalle, il paesaggio cambia rapidamente: le montagne si abbassano, le curve diminuiscono e comincia la pianura.
Dal Tagliamento al mare
La tappa successiva può essere Valvasone Arzene, il cui nucleo storico conserva il castello, antiche dimore e uno dei borghi meglio preservati di questa parte del Friuli. Da qui si prosegue verso sud seguendo quanto più possibile la direttrice del fiume, fino a Latisana.
Mancano a questo punto pochi chilometri al mare. Da Latisana si segue la direzione di Lignano Sabbiadoro, puntando poi verso Lignano Riviera e la zona della foce. Il Tagliamento termina qui la sua corsa, segnando nell’ultimo tratto il confine tra Friuli Venezia Giulia e Veneto: sulla sponda opposta si trova Bibione e, poco più avanti, il Faro di Punta Tagliamento.
Chi invece vuole aggiungere qualche curva può prendere spunto anche dal nostro itinerario dedicato alle strade più belle tra Veneto e Friuli Venezia Giulia