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Stelvio, Gavia e Mortirolo: il grande giro dei passi lombardi in moto

Un giro sparso tra Alta Valtellina e Val Camonica che riunisce tre dei valichi più conosciuti delle Alpi italiane. Dalla strada monumentale dello Stelvio alla salita più “selvaggia” del Gavia, fino alle curve strette del Mortirolo: circa 230 chilometri tra tornanti, storia e guida di montagna

I magici tre

Nel giro di pochi chilometri, sulle montagne tra Lombardia e Alto Adige, si incontrano tre passi che raccontano tre modi diversi di vivere la strada alpina. Da tutti conosciuto e venerato, lo Stelvio è il grande protagonista del nostro moto-giro, con la sua quota elevata e la sequenza di tornanti diventata famosa in tutto il mondo. Il Gavia è più “raccolto”, ma anche più impegnativo a causa della carreggiata stretta e dell’ambiente selvaggio, o meglio, ancora poco “addomesticato”. Infine il Mortirolo, il più basso dei tre ma anche il più tecnico, dove precisione e capacità di gestire pendenze e curve ravvicinate diventano particolarmente importanti.  Con partenza e arrivo a Bormio, una delle basi cioè più comode per esplorare l’Alta Valtellina, proviamo a tracciare un itinerario di circa 250 km che li unisce tutti e tre.

Prima tappa: Bormio e la salita allo Stelvio

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Il giro parte da Bormio seguendo la SS38 dello Stelvio, la strada che sale verso uno dei passi alpini più celebri d’Europa. Lasciato il paese alle spalle, la salita attraversa la zona dei Bagni Vecchi e comincia a guadagnare quota con una serie di curve sempre più strette fino al valico. Con i suoi 2.758 metri, quello dello Stelvio è il secondo passo stradale asfaltato più alto d’Italia dopo il Colle dell’Agnello. La strada venne costruita tra il 1820 e il 1825 durante il dominio asburgico per collegare la Lombardia con il Tirolo senza passare dalla Svizzera. All’epoca rappresentò un’opera ingegneristica notevole, con oltre 270 tornanti distribuiti lungo i due versanti e un tracciato realizzato in condizioni ambientali tutt’altro che semplici. Oggi il lato più famoso è quello altoatesino, con i celebri 48 tornanti numerati che scendono verso Prato allo Stelvio. È probabilmente uno dei tratti alpini più fotografati dai motociclisti, ma anche uno di quelli dove serve maggiore attenzione. Lato dolente: nei mesi estivi il traffico può essere intenso e oltre alle moto ci sono auto, camper e numerosi ciclisti. Nei tornanti più stretti è importante mantenere una traiettoria pulita e non invadere la corsia opposta.

Qui ve lo raccontavamo tornante per tornante: Evergreen in moto: il passo dello Stelvio e i suoi tornanti

Variante: l’Umbrailpass per chi vuole allungare il giro

Dopo aver raggiunto lo Stelvio è possibile aggiungere una deviazione interessante passando dal vicino Passo dell’Umbrail, il valico svizzero posto a 2.503 metri che collega l’Italia con la Val Monastero. È una variante adatta a chi ha più tempo e vuole aggiungere un’altra strada alpina al percorso, ma non è necessaria per completare l’itinerario principale. Per il giro classico si torna semplicemente verso Bormio, da dove parte la seconda parte del viaggio.

Seconda tappa: il Gavia, il passo più selvaggio

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Da Bormio si riparte verso la Valfurva, seguendo la strada per Santa Caterina Valfurva. Da qui inizia la salita al Passo Gavia lungo la SP29. Rispetto allo Stelvio cambia completamente il carattere della strada. Qui non ci sono grandi sequenze di tornanti costruite per impressionare chi viaggia. Al contrario, quella che porta al Gavia è una salita più raccolta, dove la montagna prende il sopravvento. Il passo raggiunge quota 2.652 metri e collega la Valtellina con l’alta Val Camonica. La strada presenta alcuni tratti stretti, curve cieche e punti dove è necessario prestare particolare attenzione agli incroci con altri veicoli. Seppur impegnativa, la salita è certamente piacevole e,  dalla vetta, si scende verso Ponte di Legno, passando per Pezzo, Vione e Temù. Nelle vicinanze si pososno anche fare alcune escursioni sulle tracce della Grande Guerra: non rimarranno infatti delusi gli amanti del genere poiché, come altri nei paraggi, anche il Passo del Gavia ha una storia importante dal punto di vista militare, dato che durante la Prima guerra mondiale essendo queste montagne vicine al fronte tra Italia e Impero austro-ungarico, il valico ebbe un ruolo strategico per gli spostamenti delle truppe. Tornati sulla strada in direzione Ponte di Legno, il giro continua verso la terza tappa. 

Qui qualche dettaglio in più: È il momento del Passo Gavia, curve mozzafiato per pochi mesi

Terza tappa: Ponte di Legno e il Mortirolo

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Da Ponte di Legno si segue la SS42 in direzione di Edolo. Superato il fondovalle, si raggiunge Monno, punto di partenza della salita verso il Passo della Foppa, ai più conosciuto come Mortirolo. A differenza dello Stelvio e del Gavia, il Mortirolo non punta sulla quota, dato che il valico si ferma a soli 1.852 metri.  Il suo fascino, chi l’ha percorso lo testimonia, è soprattutto nella guida. La salita è caratterizzata da una carreggiata stretta, numerosi tornanti e pendenze elevate concentrate in pochi chilometri. È una strada dove bisogna usare bene il gas e gestire con attenzione la velocità, soprattutto nei tratti in discesa. La notorietà del passo è legata soprattutto al ciclismo e alle imprese del Giro d’Italia, ma per chi viaggia in moto il motivo per affrontarlo è diverso: il Mortirolo è una strada tecnica, meno affollata rispetto allo Stelvio e capace di regalare un ritmo di guida molto particolare. Ripreso fiato, dalla cima si scende verso il versante valtellinese passando da Mazzo di Valtellina, quindi si rientra verso Bormio attraverso Grosio e Sondalo.

Quando partire

Il periodo migliore va indicativamente da giugno a settembre, tenendo presente che i passi alpini possono subire chiusure anche fuori stagione in caso di neve o maltempo. Giugno può essere ancora un mese incerto, con la riapertura dei valichi che dipende dalle condizioni della neve. Luglio e agosto sono invece i mesi con maggiore affluenza. Per godersi Stelvio e Gavia (il Mortirolo è sempre meno battuto) conviene in ogni caso partire presto, soprattutto nei fine settimana. Settembre è probabilmente il periodo più equilibrato: meno traffico, temperature più piacevoli e primi colori autunnali nei boschi.

Per chi non fosse ancora sazio di curve: Ci sono 9 passi in Piemonte che dovete fare in moto

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