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Tornanti e spettacolo: in moto tra le Alpi Giulie e la valle della Soča

A due passi dall’Italia, il passo Vršič attraversa le Alpi Giulie slovene con una strada spettacolare, nata durante la Prima guerra mondiale e oggi diventata una delle rotte alpine più conosciute dai motociclisti. Ecco un possibile itinerario che vi porterà dai tornanti di Kranjska Gora alla valle della Soča…

La strada che sale verso le Alpi Giulie

Il percorso comincia a Kranjska Gora, una delle località turistiche più note della Slovenia, e segue la strada 206 in direzione del passo Vršič. Prima di affrontare la salita, vale la pena una breve deviazione fino al lago Jasna, piccolo specchio d’acqua circondato dalle montagne e diventato uno dei luoghi più fotografati della zona. Da qui la strada comincia a guadagnare quota. I tornanti sono 50 in totale, numerati lungo il percorso: 24 sul versante di Kranjska Gora e 26 su quello di Trenta.

Trovandoci nei Balcani e parlando di 50 tornanti, qualcuno potrebbe qui - a ragione - confondersi con un’altra celebre strada, comunemente chiamata, appunto,  dei 50 tornanti. In realtà, la salita da Cattaro, in Montenegro, a cui in molti avranno a questo punto pensato, di tornanti ne conta solo 25 (tutti numerati), almeno lungo il celebre tratto denominato Kotor Serpentine. Qualcuno potrebbe aver confuso una strada con l'altra, oppure aver inteso i 50 tornanti in Montenegro tra andata e ritorno, dando vita ad una dicitura in effetti poco appropriata.  Qui, arrivando al Vršič, invece, sono davvero 50 (segeundo la logica di cui sopra si potrebbe quindi dire che affrontando il percorso che andiamo a descrivere nei due sensi e passando due volte la stessa sequenza, si raggiungerebbe un totale di 100).  

Numeri a parte, che non sono poi così importanti, la salita è divertentissima da affrontare, col bosco lascia progressivamente spazio alle pareti calcaree delle Alpi Giulie e, con l’aumentare della quota, gli scorci sulla valle che si fanno sempre più ampi, così come, vedremo, le occasioni per una sosta. 

Un p’ di storia: la Strada Russa

Come tante altre scavate nelle montagne, la Vršič non nasce come strada turistica. La sua origine risale al contrario alla Prima guerra mondiale, quando il valico venne trasformato in un importante collegamento militare verso il fronte dell’Isonzo. La strada fu costruita nel 1915 da circa 10.000 prigionieri di guerra, in gran parte provenienti dall’Impero russo. Ecco spiegato il nome con cui il percorso è ancora conosciuto: Ruska cesta, ovvero, la Strada Russa. 

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Gli appassionati di storia avranno percorrendola di che divertirsi: una delle testimonianze più interessanti di quel periodo si incontra poco dopo Kranjska Gora, cioè la Cappella Russa, piccola costruzione in legno realizzata nel gennaio del 1916 per i prigionieri dell’Impero Russo impegnati nei lavori (oltre a serbi e montenegrini vi erano anche molti italiani). La cappella è, a dire il vero, legata anche alla tragedia che colpì il cantiere pochi mesi più tardi quando, nel marzo del 1916, una valanga travolse il campo dei prigionieri provocando centinaia di vittime. Non per nulla, accanto alla costruzione si trova anche un monumento dedicato ai caduti. La precisazione è importante, perché spesso le due vicende vengono confuse. In ogni caso, oggi la Cappella è uno dei luoghi simbolo del Vršič nonchè uno dei monumenti più significativi della strada. 

Tra tornanti e giganti di pietra

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Superata la cappella, la strada prosegue verso il passo con una sequenza di curve che richiede attenzione soprattutto nei periodi di maggiore affollamento (si incontrano tanti camper e tanti ciclisti). AQui, a dominare il paesaggio è il Prisank, sulle cui pareti si trova “scolpita” l’Ajdovska deklica, la Ragazza Pagana, volto femminile che sembra emergere naturalmente dalla roccia. Leggenda narra che la Ragazza fosse una creatura capace di aiutare alpinisti e viaggiatori durante le bufere di neve. La sua sorte sarebbe stata legata a una profezia sul destino di un giovane cacciatore della valle di Trenta. La leggenda è piuttosto articolata e, come sempre avviene, ne esistono in realtà differenti versioni. Lasciamo il divertimento di scoprirle tutte agli appassionati del genere e riprendiamo il nostro viaggio. 

In cima al Vršič

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A 1.611 metri la strada raggiunge il punto più alto del percorso. Il passo si trova all’interno del Parco nazionale del Triglav, che comprende una parte importante delle Alpi Giulie slovene. 
Dal valico partono diversi sentieri escursionistici e nelle vicinanze si trovano rifugi e punti di ristoro. Per chi è in moto, la sosta coincide soprattutto con il momento in cui il percorso cambia direzione: alle spalle rimane il versante di Kranjska Gora, davanti si apre la discesa verso Trenta. Informazione di servizio: dal 15 giugno 2026 è in vigore un nuovo regime di traffico pensato per ridurre la pressione turistica sull'area. Il transito attraverso il valico resta consentito, ma sono cambiate le modalità di sosta e di accesso, con la riapertura delle nuove aree di sosta prevista dal 1° settembre.

La discesa nella valle della Soča

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Dal valico si imbocca il versante che scende verso Trenta. Qui il paesaggio cambia ancora: la strada si snoda tra boschi e pareti rocciose e, poco alla volta, entra nella valle della Soča. Tra il verde ed il turchese, (le foto che trovate sul web sono sì un po’ saturate, ma non così distanti dalla realtà), il fiume Isonzo diventa così il riferimento naturale di questa seconda parte dell’itinerario. La sorgente si trova in un ambiente carsico ai piedi delle montagne e l’acqua emerge da una cavità naturale prima di iniziare la sua discesa verso valle. È uno dei luoghi più conosciuti del Parco nazionale del Triglav e può essere raggiunto con un breve percorso a piedi. Chiunque vi sia stato ve lo confermerà: vale la pena (magari anche per darsi una rinfrescata).  Per chi ha tempo più a disposizione, un’altra possibilità è seguire almeno una parte del Sentiero della Soča, che accompagna il fiume dalla sorgente fino a Bovec.

Julius Kugy ed il giardino botanico

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La valle di Trenta è legata anche alla figura di Julius Kugy, alpinista, botanico e scrittore che tra Ottocento e Novecento dedicò gran parte della propria attività alla conoscenza delle Alpi Giulie, esplorando numerose montagne della zona insieme alle guide locali e contribuendo a far conoscere questo territorio anche al di fuori della Slovenia. Lungo il percorso si incontra il monumento dedicato proprio a lui, con lo sguardo rivolto verso le montagne che furono al centro delle sue esplorazioni. Poco distante si trova l’Alpinum Juliana, il più antico giardino botanico alpino della Slovenia. Fondato nel 1926, raccoglie su circa 2.570 metri quadrati un migliaio di specie vegetali, molte delle quali provenienti dalle Alpi Giulie. Il 2026 è un anno particolare per il giardino, perché ricorre il centenario della fondazione. Una coincidenza che aggiunge un motivo in più per fermarsi a Trenta durante il viaggio.

Verso Bovec, seguendo la Soča

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Lasciata Trenta, il percorso continua verso Bovec seguendo la valle della Soča. Dopo la salita al Vršič, questa parte dell’itinerario ha un carattere molto diverso: le curve si fanno generalmente più scorrevoli e la strada segue il fondovalle tra boschi, prati e pareti rocciose. La Soča compare più volte accanto all’asfalto, con rapide, gole e tratti dall’acqua particolarmente limpida. Concludiamo così il nostro giretto a  Bovec dopo appena una cinquantina di km. Da lì si può comunque proseguire il viaggio verso sud o per dedicare altro tempo alle località e agli ambienti naturali del Parco nazionale del Triglav.

Avendola citata: Kotor: l'incredibile strada dei 50 tornanti

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