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Yamaha SRX 600, una monocilindrica controcorrente

Nel pieno dell’era delle maxi sportive, Yamaha lanciò una moto essenziale, senza fronzoli né carene. Una scelta radicale che in Giappone superò le aspettative, ma che in Italia rimase un oggetto per pochi…

Una vintage avanti coi tempi

La Yamaha SRX 600 debutta nel 1985, in un momento in cui il mercato chiede soprattutto sportive con carene integrali e cilindrate e cavallerie in crescita. Eppure, a Iwata, qualcuno decide di andare in direzione opposta. Il progetto nasce infatti come possibile erede delle Yamaha SR500, la cui famiglia, ormai connotata da un’immagine sempre più classica, prosegue comunque per la propria strada. Per non restare schiacciata dall’ondata “replica”, Yamaha sceglie quindi di sviluppare una nuova monocilindrica sportiva: essenziale, diretta, priva di tutte quelle sovrastrutture che in quegli anni vanno tanto di moda. L’obiettivo è chiaro: una single sport autentica, capace di parlare a un pubblico di appassionati duri e puri.

Il motore

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La base tecnica è offerta dai monocilindrici delle Yamaha XT600, quindi SOHC 4 valvole, sistema Y.D.I.S. con doppio carburatore (VM per i bassi regimi, SU per gli alti) e contralbero di bilanciamento. Sulla SRX la cilindrata sale in realtà a 608 cm3 (96 x 84 mm), con alesaggio aumentato di 1 mm rispetto alla XT600: una scelta che tradisce ambizioni sportive, dato che la XT da 595 cm3 non poteva correre nelle classi riservate alle monocilindriche oltre i 600. Il cambio è a 5 marce e il carter secco, con serbatoio dell’olio separato (collocato dietro il motore per centralizzare masse). Elemento distintivo sono i doppi collettori in acciaio inox, studiati per assumere la tipica colorazione dorata con l’uso, quasi un segno distintivo. L’avviamento è esclusivamente a pedale, senza motorino elettrico. Una scelta coerente con l’impostazione spartana del progetto. 

Ciclistica e dettagli

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Il telaio abbandona l’immagine tradizionale a tubi tondi per adottare una struttura a doppia culla in tubi a sezione quadra. Non è solo una scelta stilistica dato che le esigenze dei designer - serbatoio e fianchi molto avvolgenti, superfici senza vuoti visivi - richiedevano lavorazioni complesse su tubazioni ad alta rigidità. Il serbatoio sfoggia non per nulla superfici concave, coi fianchetti in alluminio e finitura naturale abbinati ai paracalore dello scarico. I freni sono prima adisco singolo e poi a doppio disco anteriore e singolo disco posteriore, mentre le sospensioni abbinano ad una forcella telescopica anteriore un doppio ammortizzatore posteriore regolabile Kayaba. 
Il tutto per un peso a secco di circa 155 kg, a cui si aggiungevano i 15 litri di carburante. La strumentazione rompe con il classico doppio quadrante simmetrico: sulla SRX ci sono un tachimetro a fondo bianco ed un contagiri nero, entrambi di piccolo diametro, con un’impronta quasi britannica. Curati anche il tappo serbatoio e le staffe del parafango anteriore. 

La sorellina 400 per il Giappone

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Accanto alla 600, Yamaha propone anche una più piccola SRX 400, inizialmente identificata come SRX-4 in contrapposizione alla SRX-6. La 400 adottava un solo disco anteriore (le serie speciali guadagnarono il doppio disco, poi divenuto standard) ed era priva di radiatore dell’olio. In Giappone, complice anche il sistema delle patenti, ottenne un successo superiore alle attese: circa 30.000 unità per la 400 e 19.000 per la 600, numeri ben oltre le previsioni interne.

Evoluzione tecnica

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Nel 1987 arrivano modifiche sostanziali: ruote da 18 a 17 pollici per migliorare la maneggevolezza, revisione dell’impianto frenante e nuove colorazioni. Nel 1988 compaiono pneumatici radiali. Nel 1990 la SRX viene profondamente aggiornata. Il serbatoio dell’olio si sposta davanti al motore, il retrotreno passa al monoammortizzatore e l’avviamento diventa elettrico

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Anche lo stile evolve, con linee più fluide e volumi più marcati. Paradossalmente, questa ricerca di maggiore fruibilità e modernità non viene accolta con entusiasmo dagli appassionati più puristi. Per molti, la SRX doveva rimanere spartana e quasi ascetica. Il risultato è che il modello, prodotto fino al 1997, perde progressivamente slancio.

Noi guardavamo altrove…

In Italia, l’SRX 600 arrivò nel 1985 e rimase a listino fino al 1991 (la sorellina da 400 non arrivò mai). Ebbe uno scarso successo. In un mercato dominato da sportive carenate e quattro cilindri urlanti, le belle linee classicheggianti e l’impostazione rigorosa della moto erano, semplicemente, fuori fase rispetto ai gusti del tempo.

In quegli anni spopolavano le repliche: Giapponesi che perfezionisti... Yamaha YSR50: la mini GP faceva sul serio.

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singletv
Sab, 21/02/2026 - 14:09
E' talmente Contro Corrente che Non la Comprera' Nessuno !!!! La Cilindrata 400 cc e' gia' coperta da Ottime Bicilindriche di Case Europee e Cinesi che daranno filo da torcere ad una Monocilindrica ormai Obsoleta !!!!!!!