Piaggio Sì, il "Ciao" di lusso ultimo dei ciclomotori classici
Alla fine degli anni ’70 Piaggio cambia passo nel mondo dei ciclomotori: nasce il Sì, il cinquantino che prova a unire praticità, comfort e soluzioni tecniche più evolute in un segmento dominato da modelli essenziali
Piaggio Sì, perché sì
Alla fine degli anni ’70 il mercato italiano dei ciclomotori è in pieno fermento. L’automobile è ormai diventata un bene diffuso, ma la crescita del traffico urbano e gli effetti della crisi petrolifera riportano al centro della scena i “cinquantini”, mezzi economici, agili e sempre più strategici per la mobilità quotidiana. In questo contesto, in casa Piaggio il riferimento è il Ciao, in produzione dal 1967 e capace di dominare il mercato grazie a semplicità ed economia d’esercizio. Accanto a lui arrivano anche Bravo e Boxer, modelli pensati per offrire un livello di comfort superiore. Ma nel catalogo manca ancora un passaggio chiave: un ciclomotore che non sia solo essenziale, ma anche più curato nell’impostazione generale. È con questa idea che nel gennaio 1979 esce dagli stabilimenti di Pontedera il nuovo Piaggio Si.
Una Ciao "di lusso"
Il progetto del Si nasce con un obiettivo preciso: proporre un ciclomotore che si avvicini, per quanto possibile, a una piccola motocicletta per comfort e qualità percepita. Se il Ciao resta il mezzo più spartano della gamma, il nuovo modello punta a un pubblico diverso: professionisti, studenti e utenti che cercano uno spostamento urbano semplice, ma con un livello di finitura superiore e una certa attenzione allo stile, in linea con lo spirito degli anni ’80.
Design e impostazione: evoluzione senza rivoluzione
Dal punto di vista estetico il Si segna una discontinuità netta rispetto ai modelli precedenti, pur restando legato a una base tecnica già nota. Il faro anteriore, circolare e realizzato in plastica più rifinita, può integrare il contachilometri, elemento che contribuisce a rendere il frontale più completo rispetto al passato. La novità più evidente, però, è la sella, lunga, profilata e abbondantemente imbottita, pensata per aumentare il comfort nelle percorrenze quotidiane.
Telaio e ciclistica: il vero salto in avanti
Sotto la carrozzeria in plastica rimane il classico e funzionale telaio monoculla aperto in lamiera d’acciaio stampata, che svolge anche la funzione di serbatoio della miscela, con una capacità di circa 3,2 litri, sufficiente a garantire buona autonomia grazie ai consumi estremamente ridotti del motore. È però la ciclistica a rappresentare il vero salto evolutivo rispetto al Ciao. All’anteriore viene abbandonata la forcella a biscottini oscillanti, sostituita da una forcella telescopica più moderna, capace di migliorare la direzionalità e l’assorbimento delle asperità, seppur con una taratura ancora semplice. Al posteriore Piaggio adotta invece una soluzione a sbalzo (il cosiddetto cantilever), cioè col gruppo motore-trasmissione oscillante al lavoro insieme a un monoammortizzatore centrale posizionato sotto il telaio. Una scelta che migliora sensibilmente il comfort e contribuisce a mantenere la ruota posteriore più stabile in trazione.
Più semplice ma comunque adeguato alle prestazioni del piccolo monocilindrico l’impianto frenante, che resta a tamburi da 90 mm. Le ruote, inizialmente da 16 pollici a raggi, sono disponibili anche con cerchi in lega leggera a quattro razze incrociate, una delle soluzioni più riconoscibili della gamma.
Il motore: il classico Piaggio da 49 cm³
Come accennato sopra, cuore del Si rimane il noto monocilindrico a due tempi Piaggio da 49,28 cm³ (alesaggio 38,2 mm x corsa 43 mm), raffreddato ad aria forzata tramite ventola calettata sul volano. Una delle sue caratteristiche tecniche è l’ammissione a valvola rotante, o disco rotante, con la spalla dell’albero motore che, opportunamente sagomata, gestisce l’apertura e la chiusura della luce di aspirazione ricavata nel carter. Il carburatore è un Dell’Orto SHA 12/10, collocato all’interno del carter destro. La potenza si attesta intorno a 1,5 CV a 4.500 giri/min, valore sufficiente a rispettare i limiti dell’epoca, con velocità comprese tra 40 e 45 km/h.
Due trasmissioni, due filosofie d’uso
Il Piaggio Si viene proposto con due soluzioni di trasmissione finale a cinghia trapezoidale, che finiscono per dividere anche gli utenti. La versione a puleggia fissa con frizione centrifuga automatica è più semplice e leggera, con minori dispersioni di potenza e adatta soprattutto ai percorsi pianeggianti. La variante con variatore centrifugo, invece, è la più evoluta e ricercata. Il sistema lavora in continuo adattamento del rapporto di trasmissione, mantenendo il motore nel regime più efficace. Il risultato è una maggiore prontezza in partenza e una migliore capacità di affrontare le salite senza ricorrere all’uso dei pedali.
Evoluzione nel tempo: dall’elettronica al miscelatore
La carriera commerciale del Si è lunga e attraversa quasi tre decenni, accompagnata da diversi aggiornamenti tecnici. Nel 1987 arriva il Si Electronic, con il sistema di accensione a puntine che viene sostituito da un’accensione elettronica, più affidabile, con avviamenti a freddo più pronti e una gestione della scintilla più stabile. Negli anni ’90 debutta invece il Si Mix, che introduce il miscelatore separato. Accanto al serbatoio del carburante trova posto quello dell’olio, con una pompa meccanica che dosa automaticamente la lubrificazione al 2%, eliminando la necessità di preparare manualmente la miscela.
Restyling e fine carriera
Negli ultimi anni di produzione il Si riceve ulteriori aggiornamenti estetici: le fiancatine diventano più bombate, le plastiche cambiano finitura e la sella assume linee più moderne. Arrivano anche versioni con indicatori di direzione integrati e cerchi da 14 pollici, soluzione pensata per abbassare il baricentro e migliorare l’agilità complessiva.La produzione del Sì, modello certamente fortunato ma ormai datato come concezione, si interrompe definitivamente nel 2001. È la fine dell’era dei ciclomotori classici, quelli coi pedali: il Si non avrà infatti un erede, ma verrà sostituito dai più moderni scooter già “incubati” negli anni Novanta, come lo Zip (rilanciato e aggiornato) o l’NRG. Tutta un’altra storia…
Ben prima del Si ci fu lui: Piaggio Ciao, il ciclomotore che rideva delle “sardomobili”