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Honda CBX 1000, 6 cilindri per la riscossa

Alla fine degli anni Settanta Honda decise di tornare all'attacco nel segmento delle maxi sportive con un progetto senza compromessi. Spinta da un iconico sei cilindri in linea ancora oggi considerato uno dei capolavori dell'ingegneria motociclistica, la CBX 1000 era una moto straordinaria sia per tecnica che per personalità…

Il ritorno all'offensiva

All'inizio degli anni Settanta Honda era impegnata su un fronte strategico che andava ben oltre le moto. La Casa giapponese concentrò infatti enormi risorse sullo sviluppo della tecnologia CVCC per rispettare le severe normative antinquinamento statunitensi, una sfida che molti costruttori ritenevano impossibile. Mentre gli ingegneri erano impegnati su quel progetto, il mercato motociclistico cambiava rapidamente: Kawasaki con la Z1 e Suzuki con le GS750 e GS1000 si mangiavano una buona fetta di pubblico grazie alle loro potenti quattro cilindri a quattro tempi, lasciando Honda soltanto le briciole. La risposta arrivò a partire dal 1977. Prima con la CB750K, poi con le più sportive CB750F e CB900F, modelli che permisero alla Casa dell'Ala di recuperare terreno soprattutto in Europa, dove il pubblico chiedeva moto dall'impostazione più aggressiva e sportiva. Ma per Honda non bastava. L'obiettivo era riconquistare il vertice del mercato con una moto capace di mettere in ombra qualsiasi concorrente.

L'idea più ambiziosa: sei cilindri in linea

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Per raggiungere questo risultato i tecnici decisero di recuperare uno degli elementi più iconici della storia sportiva Honda: il sei cilindri DOHC che negli anni Sessanta aveva contribuito ai successi della Casa nel Mondiale. Le leggendarie GP Honda, e in particolare la RC166 da 250 cm³, avevano lasciato un ricordo indelebile negli appassionati grazie al loro incredibile regime di rotazione e a un sound unico. Per molti motociclisti il sei cilindri rappresentava l'essenza stessa della superiorità tecnica Honda. L'idea fu quindi quella di trasferire quel concetto in una moto di serie destinata a diventare la nuova ammiraglia sportiva della gamma.

Un motore gigantesco ma sorprendentemente compatto

Realizzare un sei cilindri da oltre un litro di cilindrata non era certo semplice. Il motore della CBX colpiva immediatamente per le sue dimensioni: i cilindri esterni sporgevano vistosamente e rendevano la moto diversa da qualsiasi altra sul mercato. Nonostante ciò, i progettisti riuscirono a contenere l'ingombro laterale. La larghezza complessiva rimaneva vicina a quella delle contemporanee CB750F e CB900F, mentre l'angolo di piega disponibile raggiungeva i 41,5 gradi per lato, un valore notevole considerando la configurazione meccanica. Basti pensare che il motore misurava appena 584 mm di larghezza, soltanto 5 mm in più rispetto a quello della contemporanea CB750. 

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Molto sofisticata anche l'architettura interna. Il generatore e l'impianto di accensione erano posizionati ai lati del motore, mentre la distribuzione bialbero adottava una particolare configurazione della catena di distribuzione e le 24 valvole erano una soluzione da fantascienza per l’epoca. Particolarissima anche l'alimentazione, affidata a sei carburatori, uno per cilindro. 
Il sei cilindri, utilizzato come elemento portante nel telaio a diamante, aveva misure di alesaggio e corsa pari a 64,5 x 53,4 mm e una cilindrata complessiva di 1.047 cm³. La potenza massima dichiarata era di 105 CV a 9.000 giri/min, mentre la coppia raggiungeva 8,6 kgm a 8.000 giri/min. Il tutto per un peso a secco di 246 kg. Quando arrivò sul mercato nel 1978, la CBX era considerata la moto di serie più potente e veloce del mondo, con una velocità massima vicina ai 225 km/h.

Un gigante agile e veloce

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Dati numeri ed ingombro, a vederla la CBX trasmetteva l’idea di una moto difficile e impegnativa da guidare. In realtà accadeva esattamente il contrario. Le ampie masse laterali contribuivano a una notevole sensazione di stabilità, mentre la moto si dimostrava più agile del previsto nei cambi di direzione. Ovviamente, a lasciare il segno era soprattutto il motore. Il sei cilindri in linea offriva una fluidità eccezionale, con un funzionamento praticamente privo di vibrazioni. L'erogazione era progressiva e vellutata, simile a quella di alcuni motori automobilistici a sei cilindri in linea.

Da superbike a granturismo

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Con il passare degli anni emerse chiaramente la natura della CBX. Pur nata come una supersportiva di vertice, il suo motore raffinato e la grande stabilità la rendevano particolarmente adatta ai lunghi viaggi. Dal 1980, con la versione nota come CBX Pro-Link, arrivarono una carenatura più protettiva, un ampio parabrezza e la possibilità di montare valigie laterali originali. L’idea era buona ma, purtroppo, non funzionò come previsto: il problema era che Honda aveva già in gamma la serie Gold Wing, evoluta nel frattempo dalla GL1000 alla GL1100. Pertanto, chi cercava il massimo comfort tendeva quindi a orientarsi verso la granturismo per eccellenza, mentre la CBX rimaneva una moto difficile da inquadrare. Nonostante ciò, la sei cilindri Honda lasciò un segno profondo nella storia del motociclismo: prodotta in circa 41.200 esemplari tra il 1978 e il 1982, fu la sei cilindri di maggior successo commerciale della sua epoca.

Diversa sorte toccò invece alla pesarese: Benelli 750 Sei: la prima a 6 cilindri fu un flop colossale

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Fausto
Dom, 14/06/2026 - 13:56
Ho posseduto una Honda 6 pro-link con carena ma senza le borse laterali. Purtroppo non condivido il giudizio sulla guidabilita` di questa moto, io la trovavo estremamente pesante sull'avantreno che dava un senso di insicurezza nelle curve, che poi fosse agile, proprio non direi. Sicuramente adatta ai lunghi viaggi purche` le strade fossero diritte come le autostrade americane. L'ho venduta perche` guidarla mi dava un senso di insicurezza, poi pero` mi sono pentito di averla venduta, stava molto bene nel mio garage come pezzo raro da conservare.