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Honda CB400SS: la moto giusta che nessuno ha capito (manco in Giappone)

Doveva insidiare la Yamaha SR400, invece cambiò vestito ogni anno senza mai trovare un pubblico affezionato

Nata per una guerra che non poteva vincere

Ottobre 2001. Mentre in Italia furoreggiavano le quattro cilindri e le prime maxienduro, Honda tirava fuori in Giappone una monocilindrica dall'aria vecchio stampo con un obiettivo preciso in testa: dare fastidio alla Yamaha SR400, la classica per eccellenza che a Iwata vendevano ininterrottamente dal 1978: stessa filosofia essenziale, single raffreddato ad aria, linea tradizionale con faro tondo, serbatoio a goccia e scarico a due terminali.

Il problema è che la SR aveva un'anima chiara e riconoscibile, mentre la CB400SS non riuscì mai a spiegare bene cosa volesse essere. Honda cambiò grafiche e colori praticamente ogni anno, total black sportivi, richiami vintage alle vecchie CB anni '70, tinte accese in stile "yonfour", nel tentativo di parlare un po' a tutti. Risultato: non parlò davvero a nessuno. Ai giovani non diceva niente, ai nostalgici sembrava solo l'eterna seconda della Yamaha.

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Il motore dell'XR travestito da gentiluomo

Sotto il serbatoio batteva un cuore interessante: un monocilindrico di 397 cm³ raffreddato ad aria, derivato direttamente dall'enduro XR400. I numeri erano quelli di una monocilindrica onesta: 29 CV a 7.000 giri e 31 Nm a 5.500 giri, per appena 139 kg a secco, valore niente male per una 400. C'era però un dettaglio poco furbo commercialmente: fino al 2003 la CB400SS si avviava solo a pedale, con tanto di decompressore automatico. Un tocco da puristi che però teneva alla larga i principianti, proprio quelli che una monocilindrica leggera avrebbe dovuto conquistare. Solo dal 2003 arrivò anche l'avviamento elettrico, ma ormai l'etichetta di moto "per pochi" era appiccicata. Il telaio, una semi-doppia culla in acciaio, era curato nei dettagli e piacevole da guidare: la sostanza, insomma, non è mai mancata.

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E da noi?

E in Europa? La CB400SS restò un modello per il mercato giapponese, arrivato dalle nostre parti solo di straforo, qualche esemplare di importazione parallela per pochissimi appassionati testardi. La produzione si chiuse nel 2008, in sordina, con un'ultima Special Edition dai toni classici. Insomma, fu la solita storia: moto giusta, momento giusto, ma tanta sfortuna e nessuno che abbia avuto il coraggio di raccontarla per bene. 

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