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L'incredibile battaglia di Soichiro Honda: quando il governo vietava le auto rosse

All’inizio degli anni Sessanta in Giappone il rosso era un colore praticamente proibito sulle automobili. Soichiro Honda, però, aveva deciso che la sua prima sportiva doveva essere proprio così. Ne nacque una battaglia con il Ministero dei Trasporti

Quel rosso non si poteva usare

La storia comincia con una piccola automobile sportiva e con un colore che, almeno ufficialmente, non avrebbe dovuto avere. 
Siamo all’inizio degli anni Sessanta. Honda ha già costruito buona parte della propria reputazione sulle motociclette, ma Soichiro Honda vuole entrare anche nel mondo delle quattro ruote. Tra i primi progetti della Casa c’è la SPORTS 360, una minuscola spider che deve dimostrare come anche un costruttore di moto possa dire la sua nel settore automobilistico. Durante lo sviluppo viene realizzato un modello in una tonalità arancione molto vicina al rosso. A Soichiro piace, ma non abbastanza. Lui la vuole rossa. Rossa davvero. Ed è a quel punto che nasce il problema. 
In Giappone l’impiego del rosso e del bianco sulle automobili private era sottoposto a forti restrizioni: quei colori venivano associati ai mezzi di emergenza e le autorità temevano che una vettura privata potesse essere confusa con un’autopompa o un’ambulanza. La soluzione più semplice sarebbe stata cambiare vernice. Per Soichiro Honda, però, la questione non riguardava più soltanto il colore di una carrozzeria.

Una battaglia contro il Ministero

Honda decise quindi di provarci sul serio. Mitsugi Akita, coinvolto nello sviluppo di Honda R&D, cominciò a bussare alle porte del Ministero dei Trasporti per ottenere un’autorizzazione speciale. La strada fu tutt’altro che semplice. Akita avrebbe ricordato anni dopo che un funzionario gli disse addirittura di conoscere Honda come costruttore di motociclette, ma di non avere mai sentito parlare di Honda R&D. Un modo piuttosto chiaro per far capire quanto poco credito venisse ancora concesso alle ambizioni automobilistiche della Casa. Soichiro, però, non aveva alcuna intenzione di arrendersi. Anzi, decise di portare la questione fuori dagli uffici ministeriali e trasformarla in una battaglia pubblica. Sulle pagine dell’Asahi Shimbun attaccò apertamente quella restrizione: “Il rosso è un colore fondamentale del design. Come possono vietarlo per legge? Non conosco nessun altro Paese industrializzato al mondo in cui lo Stato monopolizzi l’uso dei colori”
Una questione, potremmo dire, di libertà progettuale. 
La pressione continuò e, alla fine, il Ministero cedette. Honda ottenne il permesso di utilizzare il rosso e, secondo la ricostruzione ufficiale della Casa, contribuì così ad aprire la strada anche agli altri costruttori.

La SPORTS 360 diventa rossa

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Il risultato si vide il 5 giugno 1962. Sul circuito di Suzuka, che all’epoca era ancora in fase di completamento, Soichiro Honda si presentò davanti ai concessionari al volante della SPORTS 360. Naturalmente, era rossa. Era il colore che aveva voluto fin dall’inizio e che fino a poco tempo prima non avrebbe potuto utilizzare. La piccola spider venne poi esposta al Japan National Auto Show insieme alla SPORTS 500 e al pick-up T360, anche se il suo destino sarebbe stato diverso da quello immaginato inizialmente: la SPORTS 360 non arrivò mai alla produzione di serie
Il testimone passò alla Honda S500, commercializzata nell’ottobre 1963 e indicata dalla Casa come la prima automobile rossa venduta in Giappone. Una piccola sportiva con motore quattro cilindri DOHC raffreddato a liquido che, anche tecnicamente, tradiva parecchio delle origini motociclistiche di Honda. A quel punto Soichiro aveva ottenuto ciò che voleva. Ma, a ben vedere, il rapporto tra Honda e quel colore era cominciato ancora prima.

Il rosso c’era già sulle moto

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Bisogna infatti tornare al 1952, quando Honda produceva il Cub F-Type, piccolo motore ausiliario da 50 cm³ da applicare alle biciclette. Il suo aspetto era inconfondibile: rosso. Qui vi raccontavamo la sua storia: Honda Cub F, quando tutto ebbe inizio

Oltre dimostrarsi una svolta decisiva nella storia di Honda, che con l'F-Typ gettò le basi di un successo mondiale, trasformando una semplice bicicletta in un simbolo di mobilità accessibile a tutti, il piccolo 50 cm3 contribuì in qualche modo a rendere il rosso familiare ai clienti Honda ben prima della SPORTS 360 e dell’ingresso della Casa nel settore automobilistico. Molto più tardi, nel 2001, la Casa avrebbe poi codificato ufficialmente il cosiddetto Honda Red come colore corporate.

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