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Motori Sei cilindri: una storia di potenza e prestigio

Dalla Benelli Sei alla nuova proposta di Benda, passando per Honda, Kawasaki, BMW e Horex: il motore a sei cilindri resta una scelta di fascino tecnico, oggi riscoperta anche dai costruttori cinesi.

Dalla Benelli Sei alla BMW K 1600

Il motore a sei cilindri ha segnato alcune delle pagine più affascinanti della storia motociclistica. Introdotto in produzione di serie nel 1974 dalla Benelli Sei 750 (qui la storia del suo flop), questo layout è stato da sempre sinonimo di esclusività. La Sei 750, ispirata tecnicamente alla Honda CB 500 Four, aggiungeva due cilindri al celebre quattro in linea giapponese, raggiungendo i 63 CV. Un’evoluzione successiva, la Sei 900, arrivò a 80 CV, mantenendo il carattere di moto esotica. Alla fine degli anni Settanta, Honda rispose con la CBX 1000, sei cilindri in linea da 1.047 cm³ e 105 CV, pensata per superare la soglia psicologica dei 100 CV nelle moto di serie. Seguì Kawasaki con la Z 1300, dotata di raffreddamento a liquido, cardano e una potenza massima dichiarata di 120 CV. Negli anni Ottanta, Honda introdusse la GL 1500 Gold Wing, una touring con motore sei cilindri boxer. Più che la potenza, era la fluidità a fare la differenza: un'impostazione confermata dall’evoluzione dell’attuale Gold Wing, ora con boxer da 1.800 cm³, 125 CV e 170 Nm.

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I sei cilindri di oggi: BMW, Horex e Benda

Nel panorama contemporaneo, BMW continua la tradizione con la K 1600 (qui sotto la maxi tourer in vwersione GTL= prodotta dal 2011. Il suo sei cilindri in linea da 1.649 cm³ eroga 160 CV e 180 Nm, configurandosi come motore sport-touring di riferimento. 

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Horex, invece, ha proposto una lettura tecnica differente con il VR6 (qui sotto): un motore compatto che unisce le caratteristiche dei V6 e degli in linea, dotato di una sola testata per sei cilindri. Con 1.218 cm³ e fino a 163 CV, è stato in listino, con diverse fasi produttive, fino al 2023. 

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L’ultima novità arriva dalla Cina: Benda ha presentato un nuovo sei cilindri in linea con cilindrata di 1.686 cm³. Il progetto (ne parliamo qui), ancora in fase preliminare, presenta soluzioni tecniche simili a quelle adottate da BMW, come l’inclinazione dei cilindri. Resta da vedere su quale modello sarà impiegato questo motore, ma il solo fatto che un costruttore emergente investa in un’architettura così complessa segnala un interesse rinnovato verso questa configurazione. 

I sei cilindri motociclistici offrono grandi vantaggi in termini di fluidità, ma presentano anche alcune criticità. La larghezza è spesso un limite progettuale, come nel caso della Honda CBX (qui sotto), il cui motore raggiungeva quasi i 60 cm. Anche i costi di manutenzione e la complessità meccanica ne limitano l’impiego. Le soluzioni boxer, come quella della Gold Wing, riducono l’ingombro trasversale ma richiedono telai molto lunghi. I motori in linea, invece, impongono compromessi in termini di maneggevolezza e pesi. Nonostante ciò, il sei cilindri continua ad avere un ruolo nelle moto di alta gamma, in particolare nel segmento delle tourer di lusso. Rappresentano in sostanza dei vessilli a due ruote per le case che li producono. 

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