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Liguria e la Valle Argentina, tornati da sogno a pochi a un passo dal mare

Dal Mediterraneo ai 1.385 metri del Passo della Teglia, poi il Colle di Nava, l’Alta Val Tanaro e il Colle San Bernardo prima di scendere nuovamente verso la costa. Un itinerario tra Liguria e Piemonte fatto di borghi in pietra, boschi, valichi e soprattutto tante curve

Dal mare alla montagna

Stretta e lunga, arroccata, la Liguria regala in pochi chilometri scenari tra loro completamente diversi. Si parte con il Mediterraneo davanti agli occhi per trovarsi poco più in là tra uliveti, torrenti e boschi, su strade sempre più strette che si arrampicano verso i passi e le montagne. Una “trasformazione” che ancor più interessante l’itinerario che vi proponiamo: da Imperia ad Albenga, attraversando l’entroterra del Ponente ligure e facendo una breve incursione in Piemonte. Il percorso è nell’ordine dei 180 km, a seconda delle deviazioni, ma non fatevi ingannare dalla distanza. Una buona parte del giro si svolge infatti su strade provinciali di montagna, dove si procede lentamente e le curve non danno quasi mai tregua. Aggiungendo le soste, è un itinerario al quale conviene dedicare un’intera giornata. Le tappe principali potrebbero essere:  Imperia, Costarainera, Taggia, Badalucco, Molini di Triora, Triora, Passo della Teglia, Rezzo, Pieve di Teco, Colle di Nava, Ormea, Garessio, Colle San Bernardo, Castelvecchio di Rocca Barbena, Zuccarello e Albenga.

Imperia e la Valle Argentina

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Si parte da Imperia puntando verso ponente lungo la costa. A San Lorenzo al Mare si lascia per qualche chilometro l’Aurelia e si sale a Costarainera, piccolo paese a 234 metri di quota, appena quattro chilometri più in alto rispetto al mare. È la prima anticipazione di quello che succederà più avanti: pochi tornanti e il Mediterraneo è già sotto di noi. Tornati verso la costa si prosegue attraverso Santo Stefano al Mare e Riva Ligure fino ad Arma di Taggia e quindi Taggia. Da qui comincia la vera risalita dell’entroterra lungo la Valle Argentina
La strada segue il torrente e, poco alla volta, le costruzioni della Riviera lasciano spazio agli uliveti e ai versanti della valle. Il primo paese nel quale vale la pena fermarsi è Badalucco, stretto tra due ponti storici e formato da un fitto intreccio di case in pietra, vicoli e passaggi coperti. Siamo anche nel cuore della terra dell’oliva Taggiasca, con frantoi e terrazzamenti che accompagnano la strada fin dalle quote più basse. Pausa per mettere qualcosa sotto ai denti? 
Superato il paese, la strada continua a seguire il corso dell’Argentina. Le curve aumentano, la valle si stringe e il paesaggio diventa sempre più montano fino a Molini di Triora, a 460 metri di quota. Il nome ricorda i numerosi mulini che in passato sfruttavano l’acqua dei torrenti per macinare soprattutto cereali e castagne.

Triora, una deviazione che vale il viaggio

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Arrivati a Molini si sale fino a Triora, una deviazione di pochi chilometri che sarebbe un peccato saltare. Il borgo è arroccato a circa 800 metri sopra la Valle Argentina e conserva un centro storico fatto di carruggi, archi e passaggi in pietra. 
Triora è conosciuta soprattutto come il “paese delle streghe”, soprannome mutuato dagli avvenimenti di oltre cinquecento anni fa quando, che tra il 1587 e il 1589, durante una grave carestia, numerose donne vennero accusate di stregoneria e sottoposte a processi e interrogatori (non per nulla, lì in paese si può visitare anche il museo etnografico e della stregoneria).  Finita la visita bisogna ripercorrere la strada verso Molini di Triora. È un passaggio importante per non sbagliare percorso: il Passo della Teglia non si raggiunge proseguendo direttamente da Triora. Poco prima di Molini si imbocca invece la SP17, che sale passando per Andagna e Drego. Occhio a non sabagliare. 

Passo della Teglia, curve nel bosco

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Qui comincia il tratto più bello da guidare. La SP17 prende rapidamente quota e si infila tra boschi e versanti sempre più aperti. La carreggiata è stretta, le curve spesso cieche e la velocità rimane inevitabilmente bassa. Il punto più alto è il Passo della Teglia, a 1.385 metri, affacciato sulla Valle Argentina e sulle cime delle Alpi Liguri. Siamo ormai lontanissimi, almeno per sensazione, dalle spiagge lasciate poche ore prima: prati e faggete hanno preso il posto degli ulivi e il panorama è quello tipico dell’alta montagna. 
Sul versante opposto comincia la discesa verso Rezzo, attraversando una delle zone più verdi del percorso. Qui si trova anche la grande faggeta di Rezzo, indicata dal Parco delle Alpi Liguri come la più estesa della regione. Terminata la discesa si raggiunge la valle Arroscia e ci si innesta sulla direttrice che porta verso Pieve di Teco.

Pieve di Teco e Colle di Nava

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Dopo le provinciali strette percorse fin qui, l’arrivo a Pieve di Teco segna un nuovo cambio di ritmo. Prima di ripartire - se vi interessano arte e architettura - conviene lasciare per qualche minuto la moto e infilarsi nel centro storico, caratterizzato dai grandi portici ogivali della via principale, costruiti a partire dal Quattrocento e già sostanzialmente completati nella prima metà del Cinquecento. Da Pieve si imbocca la SS28 del Colle di Nava. La carreggiata diventa più larga e la guida decisamente più scorrevole rispetto al Teglia, pur senza rinunciare alle curve. Si sale così verso il Colle di Nava, uno dei collegamenti storici tra la costa ligure e il Piemonte. L’importanza strategica del valico è testimoniata anche dalle fortificazioni costruite dai Savoia per controllare il passaggio, alcune delle quali sono ancora ben visibili nei dintorni della strada. Oltre il colle si scende verso Ponte di Nava, si supera il confine regionale e si entra in Piemonte seguendo il corso del Tanaro.

Ormea e l’Alta Val Tanaro

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La prima tappa piemontese è Ormea, a circa 750 metri di quota e ormai nel cuore delle Alpi Liguri. Il centro storico ha un curioso perimetro a forma di cuore ed è attraversato dai trevi, come vengono chiamati localmente gli stretti vicoli che si infilano tra le case. Da qui si continua lungo la SS28 verso Garessio. È una delle parti più rilassate dell’itinerario: la strada segue il fondovalle, le curve diventano più ampie e dopo il continuo saliscendi dei chilometri precedenti si può finalmente guidare con un ritmo più regolare. A Garessio si cambia nuovamente direzione. La costa è ormai dall’altra parte delle montagne e per raggiungerla bisogna affrontare l’ultimo valico della giornata.

Colle San Bernardo, di nuovo verso la Liguria

Lasciata la SS28 si imbocca la SS582 del Colle di San Bernardo in direzione Albenga. Dal centro di Garessio bastano circa sei chilometri per raggiungere il valico, ma sono sufficienti per riportare la moto tra tornanti e boschi. 
Il Colle San Bernardo raggiunge i 957 metri e divide l’Alta Val Tanaro dalle vallate che scendono verso il Mar Ligure. Sullo spartiacque passa anche l’Alta Via dei Monti Liguri e da qui comincia una lunga discesa verso il Savonese. È l’ultimo grande cambio di ambiente del viaggio. Si lasciano alle spalle l’aria e i boschi dell’Alta Val Tanaro e, curva dopo curva, ricompaiono una vegetazione più mediterranea e le prime aperture verso la pianura di Albenga.

Castelvecchio, Zuccarello e l’arrivo ad Albenga

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Prima di puntare direttamente al mare vale la pena concedersi ancora due soste. La prima è Castelvecchio di Rocca Barbena, borgo raccolto ai piedi dell’antico castello dei Clavesana, con case in pietra, archi e stretti passaggi costruiti seguendo la forma dello sperone sul quale sorge il paese. Pochi chilometri più in basso si incontra poi Zuccarello, fondato nel 1248 e attraversato da una lunga via porticata. Fuori dal borgo, il ponte tardo medievale supera il torrente Neva, mentre dall’alto restano i ruderi del castello dei Del Carretto. A questo punto la montagna ha praticamente finito il suo lavoro. Seguendo il Neva la valle si allarga, la strada diventa più scorrevole e davanti ricompare finalmente la pianura costiera. L’arrivo è ad Albenga, con il mare nuovamente a pochi passi.

Per rimanere in zona: Liguria nascosta: passi e strade secondarie a pochi km da Genova

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