Honda CL, le scrambler che non abbiamo mai conosciuto
Prima delle moderne CL250 e CL500 c’era una famiglia di scrambler Honda nata negli anni Sessanta. Moto importanti per il marchio giapponese, protagoniste soprattutto negli Stati Uniti, ma rimaste quasi sconosciute ai motociclisti italiani perché mai distribuite ufficialmente nel nostro Paese...
Storia delle CL
Quando Honda ha riportato in vita la sigla CL con le nuove CL250 e CL500, il richiamo al passato è apparso evidente. Linee classiche, scarico alto e una posizione di guida rilassata riportano subito alla mente un'epoca in cui le scrambler rappresentavano il modo più semplice per unire l'utilizzo quotidiano alla voglia di uscire dall’asfalto. Ma dietro quelle due moto moderne c'è una storia molto più lunga. La famiglia Honda CL nasce infatti negli anni Sessanta, quando il termine scrambler aveva ancora un significato diverso da quello attuale: non era una categoria legata soprattutto allo stile, ma una filosofia costruttiva. Erano moto derivate dai modelli stradali, modificate (o “mixate”) per affrontare anche strade bianche e terreni difficili. Il tutto ben prima che il concetto di enduro prendesse forma. Honda fu senza dubbio tra i costruttori giapponesi che interpretarono per primi questa idea, sviluppando una gamma di moto semplici, robuste e divertenti, pensate soprattutto per il mercato americano. Una famiglia di modelli che da noi è rimasta quasi una storia nascosta. Partiamo dall’inizio…
La nascita della sigla CL: le prime scrambler Honda
Negli anni Sessanta Honda stava costruendo la propria gamma attorno a sigle ben precise: la C identificava i modelli più semplici, la CB le moto sportive, mentre la sigla CR era legata alle moto da competizione. La famiglia CL nacque invece per identificare le scrambler della Casa giapponese. La prima fu la Honda Dream CL72 Scrambler del 1962, sviluppata partendo dalla sportiva CB72 ma modificata per affrontare anche terreni non asfaltati. Il telaio era dedicato, il serbatoio aveva una forma più stretta e spiccavano i due scarichi rialzati sul lato sinistro, una soluzione che sarebbe diventata uno dei simboli della famiglia. Honda pensò soprattutto al mercato americano, dove la passione per la guida fuori strada stava crescendo rapidamente. In quel periodo, infatti, le scrambler erano moto molto apprezzate perché offrivano una maggiore versatilità rispetto alle classiche stradali, senza richiedere le specializzazioni delle future enduro.
Dalla CL 72 alla famiglia completa
Dopo la CL72, Honda ampliò rapidamente la gamma. Arrivarono modelli di cilindrata inferiore, pensati per un pubblico più ampio.
Tra questi c’erano la Benly CL90 del 1966, versione più piccola equipaggiata con un motore derivato dalla famiglia Cub ma dotata di cambio a quattro rapporti, e la Benly CL125, sviluppata sulla base della CB125 e caratterizzata da una dotazione più raffinata rispetto alle piccole cilindrate.
Nel 1968 arrivò anche la Benly CL50, una piccola scrambler anche lei equipaggiata con il caratteristico monocilindrico orizzontale derivato dalla famiglia Super Cub. Nello stesso periodo Honda presentò anche la CL250, modello che oggi colpisce per il nome identico a quello della moderna scrambler della Casa.
La Honda Dream CL250 del 1968 nasceva infatti dalla CB250 Export bicilindrica: rispetto alla sorella stradale adottava una ruota anteriore maggiorata, scarico alto e un'impostazione più adatta a un utilizzo misto.
La CL450: la scrambler più sofisticata
Il vertice della famiglia arrivò con la Honda Dream CL450 del 1970. Derivata dalla CB450, una delle moto tecnologicamente più avanzate del marchio giapponese, utilizzava un motore bicilindrico con distribuzione DOHC, soluzione allora molto raffinata e strettamente legata al mondo delle competizioni. Per la versione scrambler Honda intervenne sull'erogazione, riducendo leggermente la potenza rispetto alla sorella stradale e privilegiando una risposta più sfruttabile ai bassi e medi regimi.
La CL450 offriva una ciclistica pensata per la versatilità: ruote a raggi da 19 pollici davanti e 18 dietro, scarico rialzato e una posizione di guida più comoda. Nonostante l'aspetto da moto da fuoristrada, però, rimaneva soprattutto una street-scrambler: il peso elevato e la struttura non la rendevano infatti una vera specialista dello sterrato. Era, piuttosto, una moto capace di affrontare con disinvoltura strade asfaltate, percorsi bianchi e qualche tratto più impegnativo.
Arrivano le enduro e le scrambler cambiarono ruolo
La storia delle CL è legata anche all'evoluzione del fuoristrada. Con il passare degli anni il pubblico iniziò a chiedere moto più leggere e specializzate, capaci di affrontare percorsi sempre più impegnativi. Honda rispose con la famiglia SL, poi evoluta nelle XL, nelle XLR, nelle XR e infine nelle moderne CRF. Le nuove enduro erano più efficaci lontano dall'asfalto e finirono per sostituire il ruolo delle vecchie scrambler. La filosofia delle CL, basata sul compromesso tra strada e sterrato leggero, perse progressivamente importanza. La produzione della famiglia storica terminò così nei primi anni Settanta e la CL450 uscì di scena nel 1974. Ma non per sempre.
Il ritorno della sigla CL
Nel 1981 Honda propose la Silk Road, moto che non portava la sigla CL ma ne riprendeva lo spirito: motore derivato dalla CB250RS, scarico rialzato e una vocazione turistica e polivalente. Poi, negli anni Novanta, si tornò direttamente al nome CL con la Benly CL50 del 1997, piccola scrambler che riprendeva l'impostazione del modello del 1968, con motore Super Cub, serbatoio stretto e scarico alto.
Nel 1998 arrivò infine la CL400, molto vicina alla filosofia delle scrambler moderne con monocilindrico raffreddato ad aria derivato dalla famiglia XR400 e look piuttosto rétro.
Ma la storia delle Scrambler, nipponiche in primis, è in realtà ben più lunga e articolata di così. Ve la raccontavamo qui: Sfida scrambler: quando la Honda CL conquistò gli USA
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