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Ducati SS, Moto Guzzi V7 o Laverda SF: chi era la più veloce degli anni 70?

Le prestazioni aumentavano rapidamente, iniziavano a diffondersi i freni a disco e gli appassionati ricercavano la moto per la sportività. Negli anni '70 era sfida italiana tra la Ducati 750 SS, la Moto Guzzi V7 Sport e la Laverda 750 SF, ma qual era la più veloce?

La decade degli anni '70 è quella delle moto di grossa cilindrata, che rapidamente diventano il sogno di tutti, anche dei non-motociclisti che, per togliersi "lo sfizio", prima desideravano una spider. Stiamo parlando delle mitiche maxi 750 (che non hanno niente a che fare con le odierne maxi da 1300 cm3 in su), infatti i biker volevano prestazioni vere e sempre più sportività: in quegli anni le proposte erano sempre più numerose, ma tra le protagoniste c'erano molte maxi italiane che, tra l'altro, erano stupende. Come non citare la Ducati 750 SS, oppure la Moto Guzzi V7 Sport o ancora la Laverda 750 SF: tre nude dai contenuti altamente sportivi che vogliamo rispolverare insieme a voi.

Ducati 750 Supersport

La Ducati 750 SS di serie affiancata alla versione da corsa

Questa bicilindrica con la mezza carena è una vera e propria sportiva nata dalle corse e infatti la sua fama nasce dalla doppietta Smart-Spaggiari alla 200 Miglia di Imola del 1972. La vittoria della 750 preparata con la supervisione dell'ing. Taglioni fu un ottimo pretesto per dar vita, l'anno successivo, alla versione stradale che celebrava quel successo con dettagli racing come la striscia trasparente sul serbatoio per controllare il carburante, i tre freni a disco (due davanti e uno dietro, rarità per l'epoca), il manubrio ribassato, le pedane arretrate e il sellino monoposto. La sua vera particolarità, però, era la distribuzione desmodromica, che su un bicilindrico Ducati non si era ancora vista: con una cilindrata di 747,95 cm3, il raffreddamento ad aria e i due carburatori Dell'Orto PHM da 40 mm riusciva ad erogare 70 CV di potenza a 8.800 giri/min. Pensate che riusciva a raggiungere i 214 km/h di velocità massima, con un scatto sul quarto di miglio (400 metri circa) di 12,2 secondi.

Lei è la versione nuda, la 750 Sport, evoluzione della Gt che aveva il manubrio alto

La 750 SS era una race replica senza compromessi, infatti l'avviamento era solo a pedivella e la posizione sdraiata. Sul veloce riusciva ad essere stabile, comunicativa e quindi molto rapida, merito anche di una taratura rigida delle sospensioni. Il motore aveva un sound emozionante ma non fastidioso: l'erogazione era piena e lineare dai 3.000 ai 9.000 giri/min, qualità che permetteva anche di sfruttare meno il cambio. Insomma, chi l'ha provata la descrive come una moto molto piacevole, indicata anche per il turismo se non fosse per la seduta molto sacrificata. Già nel 1972, infatti, esisteva la 750 Sport, moto completamente nuda ma con i semimanubri (la vedete qui sopra in foto). Anche lei era estremamente sportiva, non a caso la priorità degli ingegneri erano il motore ed il telaio: peccato solo che il bicilindrico a L non avesse la distribuzione desmodromica, dedicata esclusivamente alla SS.

Moto Guzzi V7 Sport

La Moto Guzzi V7 ha fatto la storia del marchio ed è ancora oggi a listino

Arrivata nel 1971, questa versione della V7 nasce proprio dall'esigenza della casa di Mandello di inserirsi nel segmento delle maxi, tanto desiderate dal pubblico alla ricerta di emozioni. Il compito viene affidato all'ing. Lino Tonti che, nonostante la "guerra" interna con la dirigenza per contenere i costi, riuscì a sfornare un mezzo eccellente, tanto che la stampa dell'epoca ne tesse le lodi. La V7 Sport era molto compatta, merito del telaio in tubi di acciaio sviluppato "ad hoc" che riusciva a offrire una stabilità ben al di sopra della media. La ciclistica era, senza ombra di dubbio, di riferimento per la categoria anche se aveva un grossissimo difetto: il freno anteriore era ancora a tamburo e, di conseguenza, la frenata non era all'altezza delle concorrenti che avevano già il disco.

Il bicilindrico raffredato ad aria non era potenza, ma molto veloce

Il motore, invece, aveva prestazioni più che soddisfacienti nonostante i "soli" 52 CV di potenza e la configurazione a V trasversale che poteva essere di ingombro in termini aerodinamici: in realtà, questa sportiva era l'unica in grado di raggiungere e superare i 200 km/h effettivi (201,4 km/h la velocità massima rilevata). Su strada andava veramente bene, in sella si stava a proprio agio (complice anche la possibilità di regolare la posizione del manubrio) e il propulsore aveva grande elasticità e dolcezza nel salire di giri. Esclusi i modelli dedicati all'impiego agonistico, come la sopra citata Ducati 750 SS, la Moto Guzzi V7 Sport era la maxi dell'epoca con la miglior tenuta di strada.

V7 Sport la storia di un mito nato in cantina

Laverda 750 SF

Il design della Laverda 750 SF è molto moderno, lei è il simbolo degli anni '70 del marchio

Questa è una delle moto più famose degli anni '70, riusciva a fondere perfettamente sportività e stile, tre caratteristiche fondamentali per una maxi di quel periodo. La SF viene presentata al Salone di Milano del 1969, debutta sul mercato nel 1970 e rimane in produzione fino al '75. Le linee erano eleganti, molto da inglese, infatti il telaio in tubi di acciaio manteneva sospeso un bicilindrico parallelo da 744 cm3 per 66 CV di potenza a 7.200 giri/min: il sound lo descrivono come irresistibile, la velocità massima invece era un po' più bassa della Ducati e della Guzzi, 192,6 km/h per la precisione. Una grande novità di questa moto era il nuovo freno davanti a tamburo: funzionava sì meglio di quello della S da cui deriva (e infatti SF sta per Super Freni), ma non era abbastanza per il segmento, quindi con la quarta serie del 1974 arrivò un disco singolo all'anteriore, aggiornato ancora l'anno successivo con un impianto ancora più adatto (due dischi davanti e uno dietro).

Laverda SF una moto per veri duri

Compatto e ben inserito nel mezzo il bicilindrico frontemarcia da 66 CV

La posizione di guida era estrema: manubri bassi, pedane arretrate... difficile parlare di comfort, infatti anche l'assetto rigido non era di aiuto in città e sul pavé. Ma questi erano gli ingredienti perfetti per le maxi anni '70: note negative della 750 SF erano la maneggevolezza un po' limitata dall'interasse lungo, le vibrazioni fin troppo percepibili e la frizione durissima ricordata ancora oggi da tanti appassionati.

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Mihawk
Gio, 29/01/2026 - 20:12
Bellissima pagina di storia. Eravamo veramente grandi.
seabeeper
Gio, 29/01/2026 - 20:29
Belle davvero. La Guzzi la più interessante ...