Valentino Rossi, svelato il segreto delle sue staccate micidiali
Jorge Lorenzo racconta dell'inutilità del muro nel box Yamaha e ammette di aver studiato Rossi per copiargli la staccata. Non ci è riuscito, e la colpa è di un dettaglio anatomico
Il muro non serviva a niente, e Rossi l'ha ammesso
Nel box Fiat Yamaha, dal 2008, c'era un muro che divideva il garage in due metà. Rossi era passato alle Bridgestone, Lorenzo montava ancora Michelin, e i due fornitori non avevano nessuna voglia di regalarsi dati a vicenda, ma diventò in fretta un'altra cosa: una cortina di ferro emotiva, il simbolo di una convivenza che di cordiale aveva ben poco. Anni dopo Valentino ha fatto ammenda con una sincerità disarmante, dicendo che quel muro non è servito a nulla, che i dati passavano lo stesso e che rifarlo non gli verrebbe in mente.
Il 5% di gas e un dito già sul freno
Ospite del canale YouTube Fast & Curious, Lorenzo è tornato su quel periodo con una franchezza che vent'anni fa sarebbe stata impensabile. Ha raccontato di aver provato a imparare qualcosa dal compagno, e di essersi arreso davanti a un particolare che sembrava minuscolo e invece era decisivo. In sesta marcia, lanciato a tavoletta verso la staccata, Rossi non chiudeva il gas per poi frenare: iniziava a caricare il freno anteriore mentre il comando dell'acceleratore era ancora quasi tutto aperto. Una sovrapposizione minima, parliamo di un 5% di gas residuo, che gli permetteva di anticipare l'ingresso in curva senza spezzare il ritmo della moto. Lorenzo ci ha provato e si è accorto che non era una questione di coraggio o di sensibilità, ma di centimetri. "Quando ho provato a farlo, mi sono reso conto che non era fisicamente possibile, perché lui ha le mani molto più grandi", ha spiegato il maiorchino. "Per lui era molto più facile". Ammissione onesta e piuttosto rara nel paddock, dove di solito si dà la colpa alla moto, al team, alle gomme, mai alla propria anatomia. Il risultato è che il tre volte campione della classe regina ha dovuto costruirsi una staccata sua, più convenzionale e più pulita, che poi è diventata la sua firma: frenata anticipata, traiettoria larghissima, velocità di percorrenza mostruosa. "Quella tecnica in particolare non sono mai riuscito a padroneggiarla, anche se ne ho imparate altre", ha aggiunto.
Due a due, e nessuno dei due voleva perdere
Vale la pena ricordare il contesto. Quando Lorenzo arriva in Yamaha nel 2008 arriva da due titoli consecutivi nella 250, e trova dall'altra parte del telo un pilota con sette mondiali in bacheca. Nelle prime tre gare fa secondo, secondo e primo: un rookie che mette subito in chiaro le cose. I sette anni da compagni di squadra si chiuderanno in perfetta parità, due titoli a testa, Rossi nel 2008 e nel 2009, Lorenzo nel 2010 e nel famigerato 2015, con in mezzo la parentesi Ducati e una guerra fredda che ha tenuto in piedi l'interesse per la MotoGP meglio di qualsiasi campagna marketing. Il bello è che, a distanza di anni, il bilancio di quella rivalità si arricchisce di un dettaglio quasi comico: si è litigato per la telemetria, per i settaggi, per i dati condivisi o negati, e alla fine l'unico vero segreto industriale non era archiviabile su un hard disk. Erano le mani di Valentino.