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MotoGP Starting Grid: il mito di Le Mans chiama Bezzecchi e Marquez

La pista francese è uno dei tracciati più completi del mondiale e la pioggia potrebbe portare scompiglio. Attenzione a Martin: è veloce e concreto come due anni fa

Lo so, lo abbiamo già detto: questa gara sarà cruciale per la stagione della MotoGP. Pensavamo infatti che il Gran Premio di Spagna avrebbe fatto comprendere meglio i valori in campo di questo mondiale, e invece il weekend di Jerez non ha fatto altro che aumentare le incertezze, confermate poi dal lunedì di test. Poco male per chi guarda: Ducati e Aprilia sono di nuovo chiamate al confronto in questo fine settimana francese, con Bezzecchi e Marquez ai bordi opposti del ring.

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Nicolò Bulega ha girato a 3 secondi dal miglior tempo di sempre al Mugello, nei test effettuati lunedì con la Desmosedici in versione 850. È tanto? È poco? Marc Marquez, l'anno scorso, il sabato ha segnato il tempo di 1'44”169, ma ovviamente in quel primato ci sono anche tanto manico, tanta esperienza, la maggiore cubatura del motore e pneumatici Michelin. Il bello di questa situazione è proprio la possibilità di fare tutte le congetture del caso, per certo si può dire che le nuove MotoGP 2027 vanno già parecchio forte (tenete presente pure la lunghezza di una pista come il Mugello, dove le differenze di tempo si amplificano).

Il 2026 prosegue quindi sul suo doppio binario, con le Case impegnate a inseguire un presente molto “goloso” - almeno per Ducati e Aprilia- ma allo stesso obbligate a guardare avanti per non farsi trovare impreparate alla rivoluzione del prossimo anno.

Che numeri

Dopo 3 vittorie consecutive, da aggiungere alle 2 del 2025, Marco Bezzecchi si è dovuto accontentare di un secondo posto a Jerez de la Frontera, ma la caduta di Marc Marquez e la vittoria di suo fratello Alex gli hanno permesso di lasciare il circuito dedicato ad Angel Nieto con un margine maggiore in classifica sui principali avversari, nonostante la caduta del sabato. Simply the Bez ora ha 101 punti, 11 in più di Jorge Martin, 30 su di Di Giannantonio, 35 su Acosta e soprattutto 44 su Marc Marquez. La top5, dopo 4 gare, è incredibilmente compressa, dal momento che tutti hanno sbagliato abbastanza: 3 le cadute di Bezzecchi, altrettanti ritiri per Marquez; anche se, nel suo caso, alle 2 scivolate bisogna aggiungere un guasto tecnico. 

Fino a qui, sembra un mondiale che potrebbe giocarsi sulla capacità di evitare errori. Attenzione: in una situazione simile, Jorge Martin ne ha già vinto uno nel 2024.

La sfida

Per ora Martinator è rimasto leggermente sotto traccia: nei 4 gran premi fino ad adesso disputati, lo spagnolo ha ottenuto solamente una vittoria, nella Sprint di Austin, ma è anche l'unico insieme a Bezzecchi ad avere portato a casa 4 podi, tra sabato e domenica. Proprio nel 2024, il suo anno mondiale, Jorge è riuscito a fare doppietta mondiale a Le Mans, candidandosi seriamente a quel titolo che poi ha portato a casa all'ultima gara. Oggi come allora, Jorge sa che non correrà più per il marchio con cui sta gareggiando al momento. Due anni fa era stato “appiedato” da Ducati, che gli aveva preferito Marc Marquez per il team ufficiale. In questa occasione è stato lui a cercare di lasciare Aprilia per Honda, anche se – a un anno di distanza dallo strappo- si è ritrovato con una Yamaha sotto il sedere.

Hot spot

Le Mans è una pista dalle molte insidie: variazioni altimetriche, un curvone velocissimo, staccate poderose e veloci chicane. Il menù insomma è completo, ma c'è un elemento in più che andrà considerato: la pioggia. Le previsioni per la settimana danno acqua tutti i giorni e abbiamo visto che, anche se gli anni passano, Marc Marquez sul bagnato ne ha più di tutti gli altri. Non che Johann Zarco o Brad Binder vadano piano con la pioggia, ma il #93 aggiunge quella capacità di leggere le situazioni al volo che agli altri manca.

Insomma, questo weekend si preannuncia bello “pepato”. E in attesa del gp, rivedetevi qualche gara bagnata degli anni scorsi: a partire dal 2025 e tornando indietro al 2021 di Miller o al 2020 di Petrucci, piuttosto che agli anni mitici di Rossi e Stoner, c'è solo l'imbarazzo della scelta.

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