MotoGP Starting Grid: il Giappone inaugura il tour asiatico
Il motomondiale sbarca in Asia dopo la straordinaria vittoria di Acosta in Austria. Martin ha allungato di 12 punti su Marquez nel mondiale, ma Ducati è favorita a Motegi, dove la storia è dalla sua parte. Rientra Maverick Vinales
Cinque gare per dare forma, direzione al mondiale, anche se in una stagione come questa difficilmente vedremo celebrare il campione prima del ritorno in Europa, tra Portimao e Valencia. Il Gran Premio del Giappone inaugura la lunga trasferta asiatica, quel periodo del campionato fatto di gare spesso bagnate, nervose, dove ogni punto è prezioso, con sveglie notturne cariche di aspettative per chi segue il mondiale da casa, in Europa.
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Il meteo in Giappone ha spesso deciso le sorti di una gara o di un mondiale, anche perché, quando si va a Motegi, le precipitazioni non si manifestano nella forma di pioggerelline o brevi acquazzoni estivi, ma di veri e propri nubifragi. L'ultimo nel 2023, con la gara interrotta dopo 12 giri: nessuno vedeva più niente e soprattutto nessuno riusciva più a stare in piedi.
Se Marc Marquez e vari outsider del taglio di Johann Zarco o Jack Miller si fregano le mani all'idea di un weekend con l'ombrello, c'è chi invece spera in condizioni più stabili per lavorare bene sulla moto.
In casa Aprilia c'è fiducia dopo l'Austria: la RS-GP ha battuto le Desmosedici su un tracciato tutto in favore di Borgo Panigale, almeno sulla carta. Il Giappone prefigura ancora una volta un predominio della Ducati, ma il morale di Martin è alto dopo Spielberg e anche Bezzecchi sta ritrovando una costanza necessaria in ottica mondiale.
Alla voce rientri, riecco Maverick Vinales: dopo 4 gare di stop, la spalla sinistra dello spagnolo è finalmente guarita per tornare a correre. Le condizioni non sono delle migliori, ma Maverick almeno potrà fare ancora qualche gara in MotoGP e provare a capire che direzione potrà prendere la sua carriera.
Che numeri
In Austria Jorge Martin ha vinto sabato e ha fatto secondo domenica, per 32 punti: un bottino niente male, soprattutto per lui che da un paio di gare girava ai margini del podio. Le inattese difficoltà di Ducati, alle prese con problemi ai freni, hanno permesso al pilota Aprilia di incrementare il proprio vantaggio a 12 punti su Marquez. Che comunque ha portato a casa ben 20 punti, sufficienti a perderne appena 3 su Bezzecchi e 5 su Acosta, che pure ha vinto la gara domenica. Ora il Bez conta ben 42 punti di distanza dal compagno di squadra e 30 da Marc. Non sono tanti in senso assoluto, ma da recuperare nei confronti di due campioni di costanza sì.
Dietro ai primi tre, nella classifica del mondiale, c'è proprio Pedro: lontanissimo, a 72 punti da Martin, ma con l'umore a mille dopo la sua prima vittoria in MotoGP. Ci sono volute ben 56 gare per vederlo sul gradino più alto del podio, ma non certo per demeriti suoi. KTM d'altronde di gran premi ne ha vinti solo 8 in 10 anni e mezzo di classe regina e un risultato come quello conseguito dallo spagnolo è benzina sufficiente per arrivare a fine stagione con un bilancio più che positivo.
La sfida
"Voglio vincere con la stessa moto di Marquez". Non c'è niente di meglio che le stesse parole di Acosta per spiegare il vero motivo che lo ha portato in Ducati. Uno come lui, capace di resuscitare anche gli arancio di Mattighofen, non ha puntato a Borgo Panigale tanto o solo per avere la moto migliore, ma piuttosto per sgombrare il campo dagli equivoci: vuole riuscire a correre contro Marc prima che sia troppo tardi, per dimostrare a tutti di essere il più forte. Cosa c'è di più bello che questo, nel motorsport? Anche perché Marquez appare tutt'altro che stanco, demotivato o in fase calante. I problemi alla spalla? Ci sono, ma ha imparato a gestirli. Due anni di contratto nel team factory sono stati firmati, tutto il resto è divertimento garantito.
Hot spot
Il Twin Ring di Motegi è una pista divertente per correre e da guardare, con alcune frenate decise che mettono in risalto le doti degli staccatori. È così alla curva 1, in fondo al rettilineo, lo stesso si può dire di curva 3. Più funzionale, ai fini di guadagnare posizioni, un attacco alla 11, che arriva in fondo al lungo rettilineo di ritorno (762 metri), o alla 13. In questo caso però bisogna fare bene i calcoli, per non sacrificare troppo l'ingresso alla 14, che chiude la chicane, e trovarsi con poca accelerazione sul rettilineo di partenza: soprattutto all'ultimo giro! Ricordate il duello Dovizioso-Marquez del 2017, con incrocio prima della linea d'arrivo? E come si fa a dimenticarlo!